Il potere politico delle imprese dei pesticidi

di João Pedro Stédile (02/03/2020 - fonte: poder360.com.br)

In Brasile ci sono sei grandi imprese, tutte corporazioni transnazionali, che controllano più del 60% del mercato dei pesticidi: Syngenta (Cina/Svizzera), Bayer/Monsanto (Germania), Corteva (ex-DowDupont, Stati Uniti), Basf (Germania), UPL (India) e FMC (Stati Uniti).

 

Il volume delle vendite è di circa 550 milioni di tonnellate di veleni all’anno, secondo l’Ibama, con un fatturato approssimativo di 10,8 miliardi di dollari U.S.A. (secondo la Aenda, l’Associazione brasiliana sui pesticidi generici).

Da solo, questo potere economico spiega l’enorme influenza che queste imprese hanno sul potere politico che, a sua volta, garantisce alle stesse imprese i privilegi economici di cui godono nel nostro paese. In Brasile il popolo paga un’imposta sulla circolazione delle merci (l’ICMS) sugli acquisti che fa di fagioli, riso, latte, pane, acqua minerale, benzina e anche luce elettrica e telefono. Ma, sorprendentemente, la vendita di pesticidi non è sottoposta all’ICMS.

Questa incomprensibile ingiustizia sociale e tributaria ha origine dall’influenza di queste imprese già al tempo della dittatura militare (1964-1985): nella decade del 1970, a seguito di unaccordo tra gentiluomini”, i segretari delle finanze statali hanno concordato di esentare la vendita di pesticidi dalla raccolta dell’ICMS. Senza il supporto legale di alcuna legge. Alcuni Stati riconobbero un’esenzione del 60%, ma la maggioranza del 100%. Allo stesso modo è stata concessa l’esenzione totale dal pagamento di altre imposte e contrubuti per la previdenza sociale e programmi federali (IPI, Cofins e PIS/Pasep). Questa ingiustizia è andata rafforzandosi negli ultimi decenni, fino ai giorni nostri.

I danni ai conti pubblici dovuti a questa esenzione fiscale ammontano a miliardi di reais, che si sarebbero potuti impiegare per le scuole, gli insegnanti, i medici, le strade, i servizi al popolo brasiliano.

Nessuno è in grado di spiegare perché questa ingiustizia perduri da così tanto tempo, se non facendo riferimento all’enorme potere politico e all’influenza sui poteri della Repubblica che queste imprese esercitano.

Fino alla recente modifica della legge elettorale, queste imprese finanziavano generosamente i candidati di tutti i partiti, anche quelli del PT, che conseguentemente salvaguardavano gli interessi di queste imprese nei parlamenti e nei governi.

 

Un’altra situazione inaccettabile è quella dell’utilizzo dell’irrorazione aerea di pesticidi sui campi. Vi è una legislazione che pone dei limiti all’uso dell’irrorazione a tutela delle aree coltivate limitrofe e delle zone abitate. Però gli avidi proprietari terrieri dell’agrobusiness (agronegócio) non rispettano questi limiti. Una scuola è stata bombardata con il veleno in Goias e tutti gli alunni sono finiti in pronto soccorso. Ad oggi nessuno di loro ha ricevuto alcun indennizzo. Anche diversi villaggi indigeni sono stati bombardati in Mato Grosso e nel Mato Grosso del Sud. Alcuni proprietari terrieri usano l’irrorazione con pesticidi anche come metodo per spingere questi popoli ad abbandonare i propri villaggi, soprattutto nel Mato Grosso del Sud.

Ironia della sorte, anche il signor Galvão Bueno, noto commentatore sportivo di Rede Globo, la più importante rete televisiva sudamericana apertamente sostenitrice dell’agrobusiness quale fattore dimodernizzazione”, ha perso tutta la sua produzione di uva da vino nel Rio Grande del Sud a causa della irresponsabilità dei suoi vicini, coltivatori di soia, che hanno usato pesticidi pregiudicando la sua coltivazione della vite.

Ci sono centinaia di casi simili in cui le colture di aziende agricole familiari confinanti con i terreni di proprietà di imprese di agrobusiness sono state pregiudicate dall’irrorazione aerea di pesticidi da parte di queste ultime.

In tutta l’Europa è proibito l’uso dell’irrorazione aerea di veleni sui campi. Diversi paesi già hanno segnalato e si preparano a vietare l’uso del glifosato, materia prima di molti pesticidi. C’è una proposta che prevede di eliminare l’uso di questo veleno in tutta l’Europa entro i prossimi 7 anni.

 

I pesticidi uccidono la biodiversità di piante, animali e batteri, che arricchiscono la vita del suolo, mantenendo in vita solo la pianta desiderata.

 

I danni causati alla natura, all’acqua e alla salute umana sono stati ampiamente provati e documentati da molti ricercatori universitari e istituzioni di ricerca come la Fondazione Oswaldo Cruz, l’Istituto brasiliano dell'Ambiente e delle risorse naturali rinnovabili e dall’Istituto Nazionale sul Cancro. La comunità scientifica ha riconosciuto che il consumo continuo di alimenti contaminati con pesticidi genera varie malattie, tra cui il cancro.

In Brasile sono già state riscontrate tracce di glifosato nel latte materno, nella regione produttrice di soia nel Mato Grosso (ricerca condotta dall’Università Federale del Mato Grosso). Nel nord del Messico, i ricercatori hanno trovato il glifosato nelle urine dei bambini.

Ma c’è di peggio: un’indagine realizzata dal Sistema di informazione e vigilanza sulla qualità dell’acqua per il consumo umano del Ministero della Salute (Siságua) ha rivelato che il 60% dei municipi brasiliani nel 2018 non ha realizzato il monitoraggio obbligatorio sulla presenza di pesticidi nell’acqua.

Nel 94% dei restanti municipi è stata rilevata la presenza nell’acqua di almeno un pesticida, nella metà residiui di diversi pesticidi. Tra le sostanze rilevate ci sono il glifosato, l’atrazina e altri pesticidi, anche banditi da decenni, come il DDT. Di conseguenza tutta la popolazione urbana è anch’essa in balia di questa follia.

I mercenari di turno, dalle università e dai media, affermano che abbiamo bisogno di pesticidi perché l'agricoltura praticata nei tropici è più esposta alle malattie delle piante. Nulla di più falso. Il Giappone è il paese che consuma più pesticidi per ettaro. Cina, Stati Uniti e Brasile sono i maggiori consumatori per volume totale di pesticidi. C’è da notare che i tre principali utilizzatori di pesticidi praticano l’agricoltura in inverno e con un clima temperato: il fattore tropici, dunque non può affatto giustificare l’utilizzo massiccio dei pesticidi.

Il Brasile ha avuto il privilegio di avere due dei maggiori scienziati del suolo del mondo, la professoressa Ana Maria Primavesi, dell’Università Ferderale di Santa Maria (1920-2020), e il professor Adílson Paschoal (1941) della Scuola Superiore di Agricoltura "Luiz de Queiroz"/Università di San Paolo. Questi scienziati hanno passato la vita intera studiando la natura dei suoli e sostenendo che le malattie sono il risultato della condizione di salute del suolo. Essi hanno dunque concluso che i pesticidi non risolvono le cause dei problemi, ma si limitano a combatterne gli effetti, che a medio termine tornano a ripetersi e ad aggravarsi. Hanno sostenuto che è possibile coltivare con un’alta produttività, migliorando la fertilità del suolo, senza usare pesticidi. Primavesi e Paschoal sono, nella pratica, i genitori dell’agroecologia moderna.

 

I pesticidi sono utilizzati unicamente per le necessità economiche del modello di produzione proprio delle aziende di agrobusiness che hanno adottato la monocultura su larga scala e hanno sostituito il lavoro umano con i pesticidi. Queste aziende hanno riportato in vita le piantagioni del modello coloniale usando i veleni al posto dei lavoratori schiavi.

La senatrice e psicologa-proprietaria terriera Kátia Abreu ha spiegato, tempo fa, che i ricchi continueranno ad alimentarsi con prodotti biologici perché sono più sani e più cari, mentre i poveri dovranno accontentarsi di mangiare cibo a buon mercato e inquinato da sostanze chimiche (dichiarazione registrata nel documentario di Silvio Tendler “Il veleno è in tavola”).

Anche la giustificazione delle necessità dovute alla dimensione e alle economie di scala non è convincente. Esistono diverse esperienze di grandi aziende agricole che hanno adottato il modello agroecologico e che coltivano diversi prodotti su larga scala e con un’alta produttività. L’impresario Paulo Diniz, nella sua proprietà Toca, di 2300 ettari, produce lo zucchero organico per Native, in collaborazione con diverse aziende agricole di Sertãozinho (SP).

È anche il caso delle famiglie insediate dalla riforma agraria nel Rio Grande del Sud, che producono in forma cooperativa, ogni anno, intorno a 500 mila sacchi di riso organico. Sono i maggiori produttori di riso senza veleno in America Latina.

 

Sembra, fortunatamente, che ci sia oggi una maggiore coscientizzazione della società contro i pesticidi e in difesa degli alimenti sani, con ripercussioni anche nella politica.

L’assemblea legislativa del Cearà, in modo pioneristico, ha proibito il ricorso all’irrorazione aerea, nonostante tutte le pressioni del mercato della banana per l’esportazione. Lo Stato di Santa Caterina ha un governatore militare, eletto sull’onda del bolsonarismo, che, nonostante ciò, ha portato avanti un progetto di aumento graduale dell’ICMS sulla vendita dei pesticidi.

Dal 2016, il Psol (Partido Socialismo e Liberdade) ha intentato presso il Supremo Tribuanle Federale una causa di incostituzionalità contro l'esenzione dall’ICMS e di altre tasse sulla vendita di pesticidi (ADI 5.553). Doveva passare finalmente in giudizio prima del Carnevale, ma è stato stranamente ritirato dall’ordine del giorno su richiesta di un ministro… Questo ministro sarà stato preoccupato per gli interessi economici in gioco delle sei grandi imprese o invece per la salute della popolazione brasiliana e per le perdite della finanza statale?

Il documentario della cineasta francese Marie-Monique Robin “Il mondo secondo Monsanto” dimostra quanto siano potenti queste grandi corporazioni. Il film denuncia le menzogne raccontate dalla Monsanto (attualmente controllata dalla tedesca Bayer) negli Stati Uniti e in Francia per salvaguardare i propri profitti. Durante la presidenza di Bill Clinton, la Monsanto è arrivata a far nominare il proprio avvocato Segretario dell’Agricoltura del governo statunitense, solo per poter legiferare a proprio vantaggio.

Confidiamo nel fatto che i supermercati rispettino la legge del Codice del Consumatore e che segnalino sugli espositori e sulle etichette quali sono i prodotti che contengono pesticidi. È un diritto di tutto il popolo sapere e poter scegliere, diritto del tutto ignorato da parte delle imprese.

 

Confidiamo che la società ci aiuti a combattere contro queste aggressioni e che esiga sempre più alimenti organici, prodotti con una modalità agroecologica. Sarà una lunga lotta, ma saremo i vincitori.

Nel passato, una lotta simile è stata portata avanti contro le aziende produttrici di sigarette che, con il sostegno di medici – molto ben pagati – che si esponevano in loro favore, sostenevano l’assenza di problemi per la salute a causa del fumo. Quando i governi e le società hanno preso coscienza del problema hanno fatto delle campagne sistematiche contro il tabagismo, a cui si sono aggiunte – fattore determinante per le grandi imprese del tabacco – le cause legali che hanno condannato le aziende al pagamento di enormi indennità per le vittime del cancro al polmone causato dalle sigarette.

Un movimento simile è cominciato anche in relazione ai pesticidi. Negli Stati Uniti, la Bayer/Monsanto è stata già condannata a pagare milioni di dollari a agricoltori malati dil cancro a causa dell’uso del glifosato venduto dalla multinazionale chimica.

Spero che il Supremo Tribunale Federale non si tiri indietro, che difenda la legge e gli interessi del popolo e che metta all'ordine del giorno e sentenzi, quanto prima, la necessità sottoporre al pagamento dell’ICMS anche la vendita dei pesticidi.

Come dice il poeta Chico Buarque: “Nonostante voi, domani sarà un nuovo giorno!”.