Zucchero equo di Marinella Correggia, dal Manifesto del 18 maggio 2010

«Qui attorno prima di noi c'era solo canna, canna e canna». Nel video realizzato dall'associazione italiana Ya basta, un socio della cooperativa Copavi creata dal Movimento Sem Terra (Mst) indica i terreni ora rigogliosi di alberi da frutto, orti e - anche ma non solo - campi di canna da zucchero dell'insediamento Santa Maria nello stato del Paraná, Brasile. Dove la Copavi produce lo «açucar do Brasil». 

Il Mst è da tempo attivo nelle campagne contro gli «agrocarburanti», termine coniato dal movimento stesso per indicare le diverse coltivazioni alimentari destinate a «cibo per le macchine», canna da zucchero e soia in Brasile, palma da olio altrove, che si espandono a scapito della foresta e dei diritti umani (vi abbonda il lavoro in condizioni quasi schiave). Al contrario le canne da zucchero della cooperativa del Mst sono finalizzate all'alimentazione umana di qualità. Zucchero integrale, scuro, aromatico, ricco di minerali a differenza di quello bianco ultraraffinato. Lo «açucar do Brasil» mascavo si ottiene con la purificazione, evaporazione e concentrazione per mezzo del solo calore («a caldo de cana»), senza processi chimici. Finalmente arriva anche in Italia, grazie a un canale diretto ed equo: lo importa l'associazione Ya Basta (il coordinamento è della sezione di Reggio Emilia) in collaborazione con Amig@s MST Italia (www.yabastareggioemilia.it; e www.comitatomst.it).
La storia della Copavi comincia il 19 gennaio 1993, quando 16 famiglie del Mst occupano pacificamente la fazenda Santa Maria. La proprietà, un'impresa turca, era piena di debiti e non utilizzava i terreni in modo adeguato, per cui un anno prima le terre erano state espropriate dall'Incra, l'istituto brasiliano per la riforma agraria.
La superficie era stata destinata a un gruppo di famiglie della vicina città di Paranacity le quali però, viste le condizioni disperate, continuarono a lasciare improduttiva l'area. A quel punto il Mst occupò. E fu bravo a evitare una guerra fra poveri: alle famiglie di Parancity propose una soluzione alternativa, e all'Incra un progetto di agroecologia basato sul lavoro collettivo. Dopo un anno di occupazione piena di difficoltà in casupole di paglia e sacchi di plastica nera («avevamo volontà e figli, ma nient'altro, la fame era proprio un fatto quotidiano» dice nel video un altro socio) fu costituita formalmente la cooperativa, fondata sul principio della collettività delle terre e sul lavoro insieme. Nacquero anche un'associazione di piccoli agricoltori, chiamata «Mão na Terra» (Amaterra) e Amar, l'associazione delle donne dell'insediamento Santa Maria. Oggi l'esperienza di Copavi è una delle più significative del Movimento Sem Terra.
Nell'insediamento Santa Maria vivono e lavorano circa 80 persone. Ogni famiglia ha una propria casa, ma la vita comunitaria si declina anche nei pranzi in comune. Le terre appartengono alla collettività e se una famiglia decide di lasciare la Cooperativa non ha nessun diritto di proprietà. Il lavoro è differenziato in base alle esigenze e alle competenze, e tutti guadagnano 79 centavos all'ora per qualunque tipo di mansione, ortofrutticoltori o panettieri, addetti allo zuccherificio artigianale o contabili. I bambini studiano in città e al pomeriggio un pedagogista della cooperativa lavora con loro.
Il 20% della diversificata produzione di Copavi è per l'autoconsumo, l'80% per la vendita. Filiera corta: la Copavi fa il porta a porta nella vicina città e partecipa settimanalmente a due mercati. Ai quali si aggiunge ora l'esportazione dello zucchero equo.