Il Congresso assolve il MST, di Frei Betto

 30 luglio 2010 

  • Il Congresso assolve il MST  di Frei Betto (Correio Braziliense)

  

  •     Il Mst non ha mai utilizzato illegalmente denaro pubblico per realizzare occupazioni di terre – questa è la conclusione della Commissione Parlamentare Mista di Inchiesta, formata da deputati e senatori, insediata per verificare se le accuse orchestrate dai signori del latifondo, che i movimenti impegnati nella riforma agraria si fossero impadroniti di risorse pubbliche, avevano fondamento. 
  •     In otto mesi sono state convocate 13 udienze pubbliche. I conti di decine di cooperative di agricoltori e di associazioni di appoggio alla riforma agraria sono stati esaurientemente esaminati. Non è stato trovato niente. Secondo il relatore, il deputato federale Jilmar Tatto (PT-SP), “si è trattato di una CPMI inutile”. Non poi così inutile, visto che ha dimostrato, ufficialmente, che le denunce del gruppo ruralista al Congresso non avevano fondamento. E ha constatato che le organizzazioni e i movimenti che si occupano di riforma fondiaria portano avanti un lavoro serio di miglioramento dell’agricoltura familiare e formazione tecnica degli agricoltori. Quello che i denuncianti volevano era rilanciare la vecchia politica – messa da parte dal governo Lula – di criminalizzazione dei movimenti sociali brasiliani. 
  •      Questo tipo di terrorismo nostrano, la storia del nostro paese lo conosce bene: Monteiro Lobato è finito in galera perché diffuse la notizia che c’era petrolio in  Brasile (il che danneggiò gli interessi nordamericani); sono stati chiamati comunisti quelli che sostenevano la creazione della Petrobras; e, terroristi, quelli che lottavano contro la dittatura e per la ridemocratizzazione del paese. 
  •     La commissione parlamentare ha rappresentato, per coloro che hanno insistituo nell’insediarla, un autogol. E’ risultato chiaro, per deputati e senatori ben intenzionati, che bisogna votare, il prima possibile, il progetto di legge che prevede l’esproprio di proprietà rurali che utilizzano lavoro schiavo e risolvere, al più presto, la questione degli indici di produttività della terra. L’inchiesta ha portato alla luce, non un presunto comportamento illegale del MST e dei suoi simili, come denunciavano i signori del latifondo, ma piuttosto l’importanza di questi movimenti nell’affrontare i problemi della popolazione senza terra. Essi si occupano dell’organizzazione di accampamenti e insediamenti e, così, evitano la migrazione che rafforza nelle città la cintura di favelas e il numero di famiglie e persone senza protezioni, soggette al lavoro informale, all’alcolismo, alle droghe, alla criminalità.     
  •     Secondo  Jilmar Tatto, i nemici della riforma agraria hanno fatto: “un discorso molto aggressivo, hanno sollevato dubbi in relazione a un uso scorretto di risorse pubbliche e si sono resi conto che la montagna ha partorito un topolino. Perché quest’uso scorretto non c’è stato. Le organizzazioni e il governo hanno aperto tutti i loro conti, sono stati trasparenti e in nessun momento, si è potuto scovare un centesimo di risorse pubbliche sviato. Si sono demoralizzati (i denuncianti) e hanno deciso di non presentarsi alle udienze  della CPMI (…). Si è trattato di un lavoro produttivo, nel senso che ha chiarito che non c’è stata deviazione di risorse pubbliche per fare occupazioni di terre in Brasile…”
  •       I parlamentari sensibili alla questione sociale in Brasile si sono convinti, grazie al lavoro della commissione, che è necessario aumentare le risorse per l’agricoltura familiare; garantire che la legislazione del lavoro sia applicata in area rurale e incentivare sempre di più le coltivazioni alternative e gli alimenti biologici, sulla cui qualità nutrizionale non incombe la sfiducia  che pesa sui transgenici. E, soprattutto, intensificare la riforma agraria nel paese, espropriando, come esige la Costituzione, le terre improduttive.
  •      Dati recenti mostrano che in Brasile 3 milioni di ettari sono occupati dalla coltivazione di riso e 4,3 milioni da quella di fagioli. Secondo il geografo   Ricardo Alvarez, se mettiamo questi dati a confronto con gli 851 milioni di ettari che formano questo colosso chiamato Brasile vedremo che le cifre sono rachitiche. Solo lo 0,85% del territorio nazionale è occupato da cereali e leguminose. Un aumento del 20% nell’area coltivata farebbe sì che si passasse da 7,3 a 8,7 milioni di ettari con un forte impatto sull’alimentazione del popolo brasiliano. 
  •      Per Alvarez, l’aumento della produzione porterebbe alla caduta dei prezzi, negativa per il produttore, positiva per i consumatori. Spetterebbe quindi al governo avviare una politica di allargamento della produzione degli alimenti, garantire i prezzi minimi, forzare l’occupazione della terra, combattere il latifondo, creare posti di lavoro nelle campagne e combattere la fame. Azione molto più efficace grazie al 20% di aumento dell’area coltivata piuttosto che all’assistenzialismo alimentare. 
  •      Il latifondo occupa, oggi, più di 20 milioni di ettari con la soja. All’inizio degli anni 90, ne occupava  11,5 milioni. La canna da zucchero è cresciuta, nello stesso periodo, da 4,2 a 6,5 milioni di ettari. Riso e fagioli hanno invece subito una riduzione di area coltivata. Oggi, il brasiliano consuma più pasta piuttosto che la tradizionale conbinazione di riso e fagioli, di grande valore nutritivo. Alvarez conclude: “Non mancano terre in Brasile, mancano politiche di distribuzione delle terre. Non mancano posti di lavoro, manca la volontà di affrontare la terra improduttiva. Non manca il cibo, manca la decisione di dirigere la produzione per rispondere alle necessità di base della nostra popolazione”.