Ridimensionare l’acquisto di terra da parte degli stranieri: il parere dell’AGU

 Ridimensionare l’acquisto di terra da parte degli stranieri: il parere dell’AGU (Advocacia-Geral da União) – 4/8/2010- Estadao.  Il testo del parere riprende i limiti imposti da una legge del 1971 (messi in discussione da un parere della stessa AGU del 1994).  Ma gli acquisti fatti prima della pubblicazione del parere saranno validi o no? Si considererà che i limiti posti dalla legge 5.709 del 1971 non sono mai stati annullati? Si tratta di una questione controversa a detta della stessa AGU. Tra le restrizioni previste dalla legge ci sono limitazioni delle aree che possono essere acquistate dalle imprese, l’esigenza dell’autorizzazione previa del Ministero dell’Agricoltura per la realizzazione di progetti agricoli e dell’approvazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, nel caso la terra si trovi in area considerata indispensabile per la sicurezza del Paese. Oltre a questo le imprese potrebbero comprare terre solo per avviare progetti agricoli, di allevamento o industriali legati ai loro obiettivi statutari. E la somma delle aree non potrebbe oltrepassare il 25% del territorio dei comuni in cui sono presenti.  Nel 1994 l’AGU emise un parere liberalizzando tutte le operazioni di vendita di terra, ritenendo che la legge del 1971 entrasse in conflitto con la Costituzione promulgata 17 anni dopo. Quindi, finchè il Congresso non approvava una nuova legislazione non ci sarebbero stati limiti per l’acquisto di terre. Il governo aveva ripreso la discussione nel 2008, cosciente che si dovesse stabilire una politica definita per la vendita delle terre, ma la crisi economica mondiale ha bloccato la cosa. Ora il governo è intenzionato a riprendere il discorso. L’ex ministro  Delfim Neto ha recentemente sostenuto che sono necessarie restrizioni della vendita di terre brasiliane ad imprese straniere: “I cinesi hanno comprato l’Africa e stanno tentando di comprare il Brasile, è un segno di grave miopia del governo brasiliano permettere che uno Stato sovrano compri terre, miniere, risorse naturali in un altro Stato sovrano. Queste imprese cinesi sono lo Stato cinese”. ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ Le imprese straniere sono padrone di 4,3 milioni di ettari di terra in Brasile. La maggioranza delle proprietà stanno in aree molto produttive, soprattuto negli stati del centro-ovest e del sud-est. Nel Mato Grosso, 844.000 ettari sono nelle mani di corporazioni transnazionali. Imprese di Cina, Giappone, Europa, USA, Corea, paesi arabi investono soprattutto nella produzione di cereali, canna da zucchero e cotone oltre che in eucaliptos per l’industria della cellulosa. Il prezzo delle terre è salito di circa il 300% in alcune zone del Centro-Ovest. Non sono stati imposti limiti a queste occupazioni e il governo non ha informazioni precise. La mappa di queste terre è stata elaborata a partire da dati dell’INCRA. Le informazioni non sono però complete perché le imprese non forniscono informazioni su quel che  producono né sull’origine del denaro. Gli stessi tecnici dell’Incra affermano che i numeri potrebbero essere fino a 5 volte maggiori. Lula ha recentemente manifestato preoccupazione per questa situazione.C’è tra l’altro il problema che una impresa è considerata nazionale in Brasile se ha un ufficio sul territorio brasiliano. Il capitale può essere al 99% di un fondo di investimento internazionale. Per esempio nel Minas Gerais, nel comune di Unaì c’è una proprietà di 44.000 ettari, registrata come  impresa nazionale “Fazenda Agroreservas do Brasil”, ma i suoi proprietari sono statunitensi (Correio braziliense 9-10 giugno 2010) 

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Proprietà delle imprese straniere in Brasile 2010.[2].pdf142.98 KB