“Nella Scuola Nazionale Florestan Fernandes la conoscenza libera le coscienze” intervista ad Adelar Pizzetta, dicembre 2010

  •  di Beatriz Pasqualino e Maíra Kubík Mano (Rivista Sem Terra, dicembre 2010).  
  • Tra i pilastri del MST ci sono sempre stati educazione e formazione politica. Per questo, la costruzione della Scuola Nazionale Florestan Fernandes, che ha compiuto cinque anni di vita nel 2010, è stata celebrata come una conquista storica della classe lavoratrice. La storia della ENFF è cominciata nel 1996, quando è nata nel MST la necessità di avere uno spazio di formazione della militanza, di scambio di esperienze e di discussione sulla necessità di trasformazione sociale. La scuola – che si trova a Guararema (SP) -  ha l’obiettivo di essere uno spazio di formazione superiore plurale che abbraccia le più diverse aree della conoscenza e si rivolge non solo ai militanti del MST, ma anche a quelli di altri movimenti sociali rurali e urbani, del Brasile e di altri paesi dell’America Latina.  L’hanno già frequentata più di 16.000 studenti e circa 500 professori volontari nonché quasi 2.000 visitatori provenienti da tutto il mondo. Per raccontare un po’ la storia della ENFF, la Rivista Sem Terra ha intervistato  Adelar João Pizetta, membro del cordinamento pedagogico della scuola e dirigente del MST 
  •  
  • Revista Sem Terra: Quali sono le principali conquiste della ENFF?
  •  
  •  Adelar Pizetta: Il funzionamento della scuola – in modo continuativo e con la quantità di studenti che hanno avuto la possibilità di frequentarla e di professori che hanno contribuito – è esso stesso una importante conquista data la situazione economica e politica che stiamo vivendo. Non è facile, in queste condizioni di riflusso dei movimenti e delle lotte sociali, di crisi economica mondiale che colpisce tutti, di crisi ideologica che ha colpito e colpisce buona parte dei partiti e dei movimenti di sinistra, mantenere in funzione una scuola di questa portata. 
  • Le nostre conquiste non sono merito della ENFF in sé, ma dell’insieme della classe lavoratrice, degli amici, dei sostenitori, dei militanti che partecipano a questo importante processo di educazione di classe, in particolare dei contadini. 
  • La conquista dei movimenti sociali è rendere la Scuola un elemento trasformatore che va molto al di là di se stessa. 
  • Oltre a questo, la ENFF ha il compito di contribuire con la riflessione  e la qualificazione della prassi di dirigenti e militanti di diversi movimenti sociali del Brasile e di altri paesi, con lo scopo di mantere viva la fiamma della trasformazione sociale. Non possiamo continuare con questa logica dello sviluppo capitalista, che sta distruggendo il pianeta, le persone, la natura. Attraverso lo studio e le lotte, stiamo comprendendo che restano valide l’idea e la necessità di trasformare la società e costruire una nuova civilizzazione. Per questo, un’altra conquista è quella che sia uno spazio dove si alimentano sogni, si respira libertà e si intreccia la teoria con la pratica, in un prospettiva emancipatoria, che si basi sui valori socialisti e sulle premesse politiche di una società realmente democratica, fraterna e ugualitaria, come sosteneva   Florestan Fernandes.
  •  
  • RST: Sta adempiendo al compito per il quale è stata pensata ? E in quale misura?
  • AP: In termini generali si, svolge un ruolo importante nel processo di formazione di leader e dirigenti dei diversi movimenti sociali del Brasile e dell’America Latina. E’ grazie a lei che molti lavoratori riescono ad avere accesso ad elementi che permettono loro di capire come, storicamente, sta funzionando la società e che misure devono essere adottate, a seconda del contesto, per spezzare le catene che ci legano e consolidare un processo, di fatto, trasformatore. Abbiamo imparato che senza conoscenza della realtà, della storia, dell’economia, dell’organizzazione dei processi di liberazione  e delle prospettive, è difficile costruire alternative. Anche Florestan ci insegna che, in un paese come il Brasile, se non si riesce a creare un senso critico generalizzato rispetto alle possibilità di cambiamento (e per questo, lo studio – con obiettivi politici – è fondamentale), i lavoratori non saranno capaci di costruire strumenti organizzativi di collettività e di lotte capaci di realizzare questi cambiamenti nella società.
  • Quindi, nella misura in cui i lavoratori economicamente poveri nella prospettiva del capitale, vengono a scuola, cominciano a vedere il mondo da una prospettiva diversa e si pongono di fronte a lui come soggetti capaci di trasformare questa realtà di oppressione e ingiustizia nella quale stanno vivendo.
  • Dall’inizio dei lavori della scuola, abbiamo sempre pensato che questa struttura fisica non sarebbe stata una proprietà del MST, ma sarebbe stata al servizio della classe lavoratrice. 
  •  
  • RST: Come contribuisce la Scuola alla lotta per la Riforma Agraria e per gli altri obiettivi dei movimenti sociali ?
  •  
  • AP: La Scuola è uno spazio aperto alla riflessione, allo studio, alla elaborazione di idee nuove. E’ uno spazio in cui si cerca di comprendere con maggiore profondità le contraddizioni della nostra società, dei processi in corso in America Latina. Oggi, come in passato, organizzare la forza trasformatrice della società, costruire unità nella diversità sono grandi sfide. La Scuola cerca di essere questo spazio di costruzione dell’unità nella rappresentazione della realtà e di rafforzare le iniziative, le bandiere delle lotte comuni per la sua trasformazione sociale. Per esempio, in questo nuovo contesto della lotta di classe, nel quale continuiamo nel processo di accumulo di forze, con la prospettiva della lotta per la Riforma Agraria, il collegamento con altri settori della società, con Via Campesina, con i movimenti urbani è fondamentale. Comprendiamo bene che da soli – i sem terra - non avremo la forza sufficiente per affrontare l’agrobusiness, le transnazionali, il capitale nel suo complesso. Questa lettura e questo sentimento si concretizzano nelle iniziative di formazione che si svolgono nella Scuola Nazionale. In questo modo, la lotta per la Riforma Agraria conquista un altro significato e richiede la partecipazione dei lavoratori urbani, degli intellettuali progressisti, della gioventù che aspira a prospettive diverse che non la marginalità e la disoccupazione. Per questo continuiamo a sostenere che la Riforma Agraria deve essere una lotta di tutti.
  •  
  • RST: Qual è, in pratica, la differenza tra la ENFF e una scuola/università tradizionali?
  • AP: Cerchiamo nella Scuola, di lavorare con dei soggetti non con individui. Qui tutti e tutte hanno un nome, non sono numeri. Hanno attitudini che devono trasformarsi in impegni collettivi, nella costruzione dell’ambiente educativo della vita quotidiana. Questi soggetti si assumono compiti di manutenzione della scuola, pulizie, lavaggio delle stoviglie, lavoro di produzione, una serie di azioni delle  quali gli studenti delle  normali università non si devono occupare. Qui, il funzionamento della Scuola esige il contributo degli studenti, visto che non ci sono dipendenti  che puliscono e organizzano tutto. Quindi, il collettivo è responsabile della propria esistenza, manutenzione e continuità. Pertanto, il lavoro è una dimensione pedagogica, educativa fondamentale nella ENFF. 
  • Un’altra differenza è legata alla forma di organizzazione degli studenti. Tutti partecipano ai Nuclei di base, che al loro interno si dividono compiti e responsabilità, per garantire la realizzazione delle attività pratiche, di studio e culturali. Quindi, l’organicità è fondamentale e diviene una dimensione pedagogica della ENFF. La gran parte degli studenti che partecipano ai corsi della scuola (contadini e figli di lavoratori poveri) arriva con obiettivi chiari, di persone che capiscono la reale necessità di qualificazione per realizzare una prassi emancipatrice. Pertanto, le questioni disciplinari, la dedizione allo studio, alla ricerca e la stessa elaborazione si realizzano in forma cosciente, senza necessità di meccanismi come prove, registrazione delle presenze, professori autoritari ecc. 
  •  
  • RST: E rispetto al progetto politico-pedagogico?
  • AP: Anche dal punto di vista metodologico del piano politico-pedagogico, la ENFF si diversifica per vari aspetti da una scuola convenzionale. 
  • • Prima di tutto perché tutti i corsi sono intensivi, cioè gli studenti vivono per un determinato periodo nella Scuola. Questo fa sì che la convivenza sia più intensa, le relazioni sociali più significative durante tutto il giorno. C’è una distribuzione politicamente pianificata tra il tempo di studio e  il tempo dedicato a una prassi trasformatrice.
  • • In secondo luogo tutti i professori sono militanti. Nessun professore riceve denaro per fare lezione nella Scuola. Questa idea di una scuola centrata sull’unità della sinistra, legata alla concezione dell’intellettuale organico, ci ha permesso, con la pedagogia dell’esempio, di poter contare su un gruppo di soggetti politici che si sono impegnati nel processo di produzione del nuovo e ci aiutano a rompere con uno dei recinti dell’esclusione: la conoscenza formale universitaria del paese.
  • • Terzo elemento: Il processo di apprendimento non si limita alle lezioni frontali,  ma gli studenti sono stimolati a fare ricerche, a presentare seminari, dibattiti, sintesi, tutte cose che li rafforzino nei processi di apprendimento. 
  • • Quarto elemento: si utilizzano con frequenza altre risorse pedagogiche, soprattutto audiovisive e le visite di studio, per sostenere l’apprendimento e l’elaborazione di nuove conoscenze. 
  • • Infine qui, tanto la produzione come la socializzazione delle conoscenze e i contenuti studiati mirano a realizzare la crescita culturale individuale e collettiva (organizzazione), più che preoccuparsi di un diploma che abiliti a lavorare per il capitale. Qui, la conoscenza serve a liberare le coscienze e aiutare nel processo di trasformazione della realtà. 
  •   
  •  
  • RST: Per realizzare i corsi, la ENFF fa accordi con università. Come si realizza questo praticamente nello svolgimento dei corsi?
  •  
  • AP: Oggi esistono circa 25 corsi di laurea che stanno funzionando nei vari Stati, in collaborazione con una ventina di università pubbliche e una decina di corsi di specializzazione post-laurea che permettono a figli e figlie di contadini che vivono del loro lavoro di entrare nell’università in forma collettiva, organizzata e con l’intenzione di continuare a restare legati alle proprie comunità di origine, nelle campagne.
  • I corsi si sviluppano attraverso la distribuzione del tempo nell’Alternanza, cioè in forma modulare, con un periodo intensivo di lezioni e un altro periodo di studio, ricerca e elaborazione (che lega il contenuto studiato alla realtà sociale), quando lo studente convive nella sua comunità. Questi periodi formano parte di uno stesso processo pedagogico, cioè, il corso, la formazione si realizza durante tutto il tempo, generalmente di quattro anni.  
  • Nei procedimenti in cui discutiamo la realizzazione di questi corsi, cerchiamo di dialogare con l’università nel senso di potenziare la nostra esperienza educativa.  Discutiamo la necessità e l’importanza di andare oltre, rispetto a quanto è stabilito dall’università nel curricolo formale del corso. Queste conoscenze sono importanti e garantite durante il corso, ma crediamo che siano insufficienti per la formazione a cui aspiriamo. Per questo, la Scuola completa la formazione con una serie di saperi in diverse aree della conoscenza.  Con questi, rafforza la sua intenzionalità politica di avere come filo conduttore in tutti i corsi l’eredità dei classici brasiliani, latinoamericani e internazionali, come riferimenti storici di un processo di lotta che non è cominciato oggi, né pretende di chiudersi nell’immediatismo della logica attuale, che si rifiuta di mettere al primo posto la storia, i soggetti e la lotta di classe, come motore di ciò che si ha e di ciò che si vuole. 
  •  
  • RST: L’idea che ci siano Sem Terra nell’università, in corsi di laurea, non è ben vista da settori conservatori della società, che tentano di impedire nuovi corsi e arrivano a dire che la scuola è dottrinaria ecc. Come rispondete a tutto questo?    
  •  
  • AP: La classe dominante non accetta che poveri Sem Terra possano frequentare la scuola. Al massimo nelle prime classi ma, quando questa collettività lotta per oltrepassare le barriere e rompere i recinti che gli impediscono di avere accesso all’insegnamento superiore, la cosa si complica poiché c’è chi vuole mantenere la proprietà privata della conoscenza. Nella nostra proposta, l’accesso alla conoscenza è un modo che i contadini poveri hanno conquistato per cercare alternative di liberazione. E’ un modo di vedere meglio la realtà, di vedersi come soggetti con potenzialità e capacità per uscire dall’oppressione, attraverso la costruzione di percorsi alternativi, costruiti dalle loro proprie mani e riflessioni.
  • Questo è il timore della classe dominante, che lavoratori poveri possano essere architetti del loro destino e passino ad esigere di partecipare agli indirizzi politici ed economici del paese. Per questo c’è discriminazione nei confronti dei Sem Terra, dei poveri,  soprattutto per il fatto che vogliano entrare nelle università in forma collettiva, organizzata, esigendo che di fatto l’università sia per tutti, in una società in cui solo una minoranza insignificante di giovani ha accesso ad essa e questa minoranza, nella sua grande maggioranza, è gioventù della classe media. Ma l’ostinazione, la tenacia del MST fa che una parte importante della gioventù che vive negli insediamenti abbia accesso all’università, in un modo diverso. Sosteniamo e lottiamo per il diritto all’educazione a tutti i livelli. Quando parti significative di lavoratori esigeranno questo diritto sacro che è lo studio, allora potremo rompere le barriere, distruggere i muri e dipingere le università con i colori del popolo. 
  •  
  •  RST: La costruzione della struttura fisica della ENFF è stata realizzata dalle mani degli stessi Sem Terra e tutti “allo stesso tempo” studiavano. Come è andato questo processo ?
  •  
  • AP: Ricordare questa vicenda, dopo praticamente dieci anni dall’inizio della costruzione, è un esercizio difficile.  Si sa che abbiamo iniziato questo processo senza che nessuna esperienza di questo tipo fosse avvenuta prima.  Avevamo già molte esperienze di lavoro in  mutirão, tanto negli insediamenti come anche nei processi di costruzione abitativa nelle città.  Ma questa della ENFF si differenziava da tutte le altre. Per questo, la grande sfida è stata organizzare questa nuova esperienza, senza esperienza. Ma è così che nascono i processi innovatori, con i lavoratori che sono soggetti della loro storia, dei loro progetti. Sono stati più di mille contadini, accampati, insediati, in grande maggioranza giovani, che hanno partecipato alla costruzione. Le 25 brigate di lavoro volontario, organizzate per stati, hanno reso possibile questa realizzazione,  in cui l’apprendistato pratico si è unito a elementi teorici, dando concretezza  a uno dei nostri principi pedagogici dei processi educativi. Durante il periodo della costruzione, la Scuola dedicava anche spazi e tempi ai processi di formazione, come per esempio corsi di alfabetizzazione (le lezioni erano tenute da compagni delle stesse brigate di costruzione che avevano più conoscenze scolastiche, durante le serate). Gli altri compagni/e che partecipavano alle brigate  studiavano la sera questioni organizzative, storia, politica, con l’obiettivo di conoscere la realtà, la società in cui viviamo e capire perché abbiamo bisogno di organizzarci e lottare per traformarla. 
  • Oltre a questi spazi di educazione più formali, lo stesso processo della costruzione  è diventato un importante strumento educativo. I lavoratori erano organizzati in fronti di lavoro che riguardavano: fabbricazione di mattoni, pietra, questioni idrauliche, elettriche, legno ecc. In questi gruppi i compagni  venivano formati e ricevevano nozioni tecniche e pedagogiche su come e perché fare in un certo modo. Questo rendeva possibile  che i lavoratori, una volta tornati ai loro insediamenti, riuscissero a costruire le case proprie e quelle dei vicini e degli altri insediati. L’effetto moltiplicatore fu immenso.
  •  
  • RST: Che relazione ha la  ENFF con la comunità che la circonda, a Guararema?
  • AP: La ENFF è parte della comunità, non è un’isola. E’ chiaro che questa relazione è frutto di una costruzione. Per questo richiede tempo e strategie di avvicinamento, di conoscenza della realtà e di azioni congiunte da sviluppare insieme. In questo senso, abbiamo un rapporto con la Scuola Emilia Leite (una scuola statale) che funziona nella zona, i cui alunni possono venire nella nostra biblioteca. Esiste anche un programma di partecipazione di questi studenti alla nostra Scuola, tutti i venerdi sera, per assistere alla proiezione di film. Nel comune di Guararema l’unico spazio di proiezione è il nostro. Stiamo anche organizzando dei corsi di spagnolo e inglese, delle conferenze sull’Africa e l’America Latina, (utilizzando studenti di vari paesi dell’America Latina che partecipano ai nostri corsi) a cui possano partecipare studenti e lavoratori della comunità. Oltre a queste iniziative contribuiamo con donazione di libri alla scuola di zona che, fino allo scorso anno, non aveva una biblioteca propria. La ENFF dispone anche di spazi di formazione nell’area informatica, spazi destinati allo svago (soprattutto per il calcio)  ai quali accedono giovani della zona.
  •  
  • RST: La ENFF sta vivendo una fase di difficoltà economiche e chiedendo appoggio alla società. Quali sono le forme in cui aiutare la Scuola?
  •  
  • AP: Mantenere permanentemente in esercizio una struttura come quella della ENFF non è un compito facile. Gli studenti non pagano niente per studiare, mangiare, avere il materiale didattico, l’accesso a internet ecc. Ma contribuiscono alla manutenzione della scuola attravero il lavoro quotidiano, tanto nei servizi domestici come nella produzione (orto, produzione di mele, allevamento di suini, polli, conigli, vacche da latte ecc.). Una parte di quello che consumiamo nella Scuola è prodotto qui e un’altra parte dell’alimentazione viene dagli insediamenti. Per alcuni prodotti dipendiamo ancora dall’acquisto nei mercati. Ma abbiamo molte spese per acqua, energia, tasse, telefono, gas, manutenzione costante, poiché una struttura con più di 5 anni di utilizzazione richiede già riparazioni. Oltre a questo, c’è la necessità di ampliare la scuola costruendo nuovi alloggi. Tuttavia la cosa più importante è la continuità dei corsi. Per queto, contiamo sul contributo militante e volontario dei professori e ora, recentemente, è nata – per iniziativa di amici professori, studenti e militanti sociali di altre aree – l’Associazione degli Amici della ENFF in Brasile. 
  •  <mailto:amigosdaenff@enff.org.br> 
  • traduzione di Serena Romagnoli