“Agrobusiness e agricoltura familiare non sono compatibiliI”, Intervista a Stedile.

  • 31 marzo 2011, dal giornale “O POVO” del Ceará

La riforma agraria non è andata avanti negli ultimi otto anni, agrobusiness e agricoltura familiare non sono compatibili, abbiamo aspettative positive rispetto al governo di Dilma, Obama vuole ricolonizzare le ex-colonie.  

  •  D - Perché la riforma agraria non sembra che sia avanzata in Brasile
  • anche dopo otto anni di un governo “di sinistra” con il petista Lula a
  • dirigerlo?
  •  Stedile - In realtà la riforma agraria, vista come un processo di
  • democratizzazione della proprietà della terra, maggior accesso alla terra
  • dei lavoratori e diminuzione delle grandi proprietà non è andata avanti. Al
  • contrario, secondo i dati dell’IBGE, del censimento 2006, l’indice di
  • concentrazione della proprietà della terra, nel 2006, è maggiore che nel
  • 1920, quando eravamo appena usciti dalla schiavitù e dal monopolio quasi
  • totale della proprietà della terra. Questo è successo, prima di tutto,
  • perché la logica di azione del capitale, attraverso le imprese e i grandi
  • proprietari, è accumulare e comprare sempre più terre,
  • indipendentemente dal governo. Quanto maggiore è il profitto delle
  • attività agricole, maggiore sarà il prezzo delle terre e maggiore sarà la
  • concentrazione della proprietà della terra. Secondo, c’è una disputa nella
  • società brasiliana tra due modelli di organizzazione della produzione
  • agricola. Da un lato l’agrobusiness che è l’unione delle grandi proprietà con
  • le imprese transnazionali, con l’imposizione delle monoculture, dei
  • pesticidi, della meccanizzazione e l’espulsione dei lavoratori delle
  • campagne. E’ un modello senza gente, senza agricoltori. E dall’altra parte il
  • modello dell’agricoltura familiare, contadina che sostiene la produzione di
  • alimenti, con uso intensivo di manodopera, per il mercato interno, senza
  • veleni e creando le condizioni perché le persone restino in campagna.
  • Purtroppo con l’internazionalizzazione del capitale e con l’aumento del
  • potere delle grandi imprese transnazionali sull’agricoltura, il modello
  • dell’agrobusiness ha conquistato l’egemonia e riesce a illudere perfino
  • settori del governo.
  •  
  • D - Il MST è preoccupato per il ritardo nella nomina del nuovo
  • presidente dell’INCRA? Il ritmo generale del nuovo governo non le
  • pare ancora molto lento?
  •  
  • Stedile – Purtroppo ci sono ancora molte mediocri questioni legati alle
  • correnti politiche, che si preoccupano solo della piccola politica della
  • spartizione delle cariche. Noi vogliamo discutere i programmi delle
  • politiche pubbliche. Le questioni minori finiscono per ingolfare il governo.
  • Spero che la presidente abbia il coraggio di prendere una decisione
  • adeguata in modo tale che i nuovi dirigenti che si occuperanno di riforma
  • agraria posseggano conoscenze tecniche, ma anche impegno politico nel
  • senso della lotta alla povertà. E che ci siano cambiamenti chiari nella
  • forma di azione dell’Incra e delle imprese del settore pubblico agricolo,
  • come la Conab e la Embrapa.
  •  
  • D - Il MST, che esiste dal 1984, che tipo di autocritica fa quando
  • analizza la sua traiettoria?
  •  
  • Stedile - Dalla sua fondazione come un movimento sociale ampio, noi
  • abbiamo cercato di costruire principi organizzativi nel nostro movimento a
  • partire dall’esperienza organizzativa della classe lavoratrice, nel corso
  • della storia. Abbiamo sempre adottato il principio delle direzioni
  • collegiali, senza presidente o liti per gli incarichi. Tutti gli organi sono
  • collegiali e con un ampia partecipazione di donne e giovani. Sosteniamo il
  • principio dello studio, della conoscenza della realtà e della necessità
  • permanente di formare militanti e quadri. E abbiamo sempre adottato
  • anche il principio della critica e dell’autocritica. Al nostro interno
  • facciamo sempre una valutazione dei nostri successi ed errori. Ne
  • abbiamo commessi molti e cerchiamo di modificare la nostra linea politica
  • e il nostro modo di agire per superarli.
  •  
  • D – Perché la povertà non sembra che si sia ridotta negli
  • insediamenti?
  •  
  • Stedile - La povertà è diminuita molto negli insediamenti. La grande
  • stampa tuttavia cerca sempre di mettere a confronto una famiglia
  • insediata con un proprietario terriero che prende milioni dalla BNB e dalla
  • Banca del Brasile per la sua azienda e vive su una spiaggia lungo il litorale.
  • Ma non compara l’insediato con la sua condizione anteriore, di senza3
  • terra, di senza-niente. Oggi, le condizioni di vita in un insediamento
  • garantiscono a tutte le famiglie: terra, lavoro tutto l’anno, scuola per i
  • figli e cibo sulla tavola. Ma ancora non siamo riusciti a cambiare il livello di
  • reddito. E per questo presenteremo al nuovo governo una proposta di
  • cambiamenti, fondata sull’organizzazione di cooperative e agroindustrie,
  • unico modo per aumentare il reddito agricolo. Chi vende materie prime,
  • non migliora mai il suo livello di vita. Quindi il senza terra era un
  • miserabile, ha conquistato la terra e ora è un povero dignitoso.
  •  
  • D - La violenza, di cui molti accusano il MST durante le invasioni, è
  • uno strumento accettabile nella lotta per l’accesso alla terra?
  •  
  • Stedile - Il MST è contro qualsiasi forma di violenza. Nelle campagne chi
  • pratica la violenza storica, strutturale e anche fisica contro i lavoratori,
  • sono sempre stati i grandi proprietari e i loro sottoposti. Organizzare i
  • lavoratori e fare lotte di massa è, invece, una forma per proteggere i
  • lavoratori dalla violenza che li esclude da tutti i diritti democratici. Ed è
  • un modo per trasformare la lotta contro l’oppressione e lo sfruttamento,
  • non in una vicenda personale o di violenza, ma in una lotta sociale. La
  • mobilitazione sociale, con marce, occupazioni di terra, non è una forma di
  • violenza, è una necessità, è un diritto sociale. Per questo continueremo a
  • organizzare i lavoratori perché facciano la lotta sociale, perché
  • continuino ad occupare i latifondi improduttivi. E in questo modo facciamo
  • pressione e aiutiamo il governo a dare attuazione alla legge più importante
  • che è la Costituzione. Senza lotta sociale, non ci sarà mai giustizia sociale.
  •  
  • D – Il MST si trasformerà un giorno in partito?
  •  
  • Stedile - No
  •  
  • D – Perché?
  •  
  • Stedile - Il giorno che il movimento diventasse partito morirebbe. Poiché
  • la sua natura è organizzare i lavoratori che lottino per la riforma agraria;
  • è combattere la povertà nelle campagne, è costruire una società più
  • giusta. I partiti hanno una natura diversa, giusta, di disputa tra
  • programmi, tra spazi pubblici.
  •  
  • D- Il MST è diviso? Cosa rappresenta il movimento diretto da Rainha,
  • nello stato di São Paulo?
  •  
  • Stedile – Non è assolutamente spaccato, ma non è un movimento
  • monolitico. Né vogliamo avere l’esclusiva della lotta per la terra e per la
  • riforma agraria. Quanto più lavoratori si organizzeranno e lotteranno per
  • la terra e la riforma agraria, meglio sarà. Nel caso di Rainha, era un
  • nostro militante nel Pontal do Paranapanema, ma a un certo punto della
  • vita ha pensato fosse meglio separarsi e organizzare un proprio
  • movimento che egli ora chiama MST della Base. Noi pensiamo che lui abbia
  • tutto il diritto di farlo.
  •  
  • D- L’agricoltura, come la vede il MST, è incompatibile con
  • l’agrobusiness? Ci sono possibilità che gli interessi di agricoltura
  • familiare e agrobusiness convergano un giorno, in una qualche
  • situazione?
  •  
  • Stedile - agrobusiness e agricoltura familiare sono incompatibili, in
  • quanto proposte di forme di organizzazione della produzione di alimenti.
  • Sono incompatibili perché l’agrobusiness sostiene la monocultura noi la
  • policultura. Loro usano pesticidi in quantità sempre maggiori, noi
  • sosteniamo l’agroecologia. Loro usano macchine, noi vogliamo usare
  • macchine piccole e far restare la manodopera nelle campagne. Loro
  • praticano tecniche aggressive nei confronti dell’ambiente, noi tecniche
  • non aggressive. Loro puntano al profitto, noi vogliamo produrre alimenti
  • sani. Loro vogliono produrre commodities da dare alle imprese
  • transnazionali che le esportino, noi mettiamo al primo posto le
  • cooperative, la Conab, il mercato interno. Loro concentrano il reddito, noi
  • lo distribuiamo tra tutti i piccoli agricoltori. I proprietari
  • dell’agrobusiness abitano nelle città lontano dai campi. I contadini sulla
  • propria terra. Qui sta l’incompatibilità dei due progetti di società.
  •  
  • D - Ci sarà un “Aprile Rosso” nel 2011?
  •  
  • Stedile – La nostra lotta per la riforma agraria deve essere permanente.
  • Nell’aprile del 1996 c’è stato il massacro di Carajás nel quale sono stati
  • assassinati 19 compagni e alcuni mesi dopo ne sono morti altri due. Ci sono
  • stati anche 69 feriti che sono rimasti invalidi, non possono più svolgere
  • lavori agricoli. Fino ad oggi non ci sono state punizioni, nessuno è stato
  • arrestato. E’ un obbligo onorare la memoria di questi martiri con varie
  • mobilitazioni. Lo stesso governo Cardoso, vergognandosi del massacro
  • frutto dell’azione di forze conservatrici durante in suo governo, prima di
  • lasciare l’incarico ha firmato un decreto che istituiva il 17 aprile come
  • giornata nazionale di lotta per la riforma agraria, di modo che oggi è
  • addirittura legge, un obbligo che in aprile crescano le lotte per la riforma
  • agraria e certamente ci mobiliteremo in tutto il Paese e anche all’estero,
  • poiché Via Campesina ha trasformato il 17 aprile nella giornata
  • internazionale di lotta contadina.
  •  
  • D – Che aspettative avete nei confronti di Dilma Rousseff, che il
  • MST, schierandosi contro Serra, ha finito per appoggiare nell’ultima
  • campagna elettorale?
  •  
  • Stedile – la nostra aspettativa è positiva perché c’è stato uno scontro
  • nelle ultime elezioni tra due blocchi di classe e di programma politico. Da
  • un lato, un settore della borghesia alleato con gli interessi del capitale
  • americano, che voleva il ritorno al neoliberismo, al neocolonialismo e aveva
  • come portavoce la candidatura di José Serra (do PSDB). La vittoria di
  • Dilma è stata la vittoria di una coalizione di classi che ha riunito settori
  • della borghesia, della classe media e un’ampia maggioranza della classe
  • lavoratrice e dei poveri. Quindi, lo scontro ideologico che c’è stato nelle
  • elezioni e la sconfitta del progetto delle elite ha favorito la costruzione
  • di una correlazione di forze per la quale il governo Dilma possa avanzare
  • più rapidamente nella direzione di un progetto, che lei stessa ha chiama di
  • neo-sviluppismo, che sarebbe la combinazione di politiche di sviluppo
  • nazionale con la lotta alla povertà.
  •  
  • D – Quale riforma politica sostiene il MST? Se ne sostiene una…
  •  
  • Stedile - E’ evidente che la democrazia e, soprattutto il regime politico in
  • Brasile è debole e manipolato. Dobbiamo migliorarlo costantemente. Il
  • MST e i movimenti sociali delle campagne collegati ad altri movimenti, alle
  • centrali sindacali, all’OAB e alla CNBB vogliono presentare una proposta
  • ampia di riforma politica. E in questa proposta uno degli elementi centrali
  • deve essere creare meccanismi con i quali il popolo abbia realmente il
  • maggior potere possibile di decidere. Il popolo deve avere il diritto di
  • convocare plebisciti su qualsiasi tema che considera importante per la
  • società, per esempio, per revocare il mandato di qualsiasi eletto che ha
  • tradito il programma. Bisogna che si possa votare per i programmi e non
  • per le persone, illusi dalla propaganda o dal denaro. Ci deve essere solo un
  • finanziamento pubblico delle campagne e proibizione di qualsiasi donaziona
  • privata, con la minaccia di cancellazione della candidatura. Ci sono molte
  • proposte interessanti e speriamo che quest’anno ci sia un dibattito
  • intenso nella società. E dopo che le proposte sono state definite ci deve
  • essere un plebiscito nazionale perché il popolo voti su ogni proprosta.
  •  
  • D – Esiste qualche timore di arretramento, con Dilma, nella politica
  • brasiliana per l’America Latina e soprattutto per l’America del Sud?
  •  
  • Stedile - No, penso anzi che il governo di Dilma, come ho già detto, per
  • la correlazione di forze che lo appoggia, possa fare una politica estera
  • ancora più coraggiosa. La stampa borghese dice che Dilma sta arretrando
  • in relazione alla politica di Lula, è una forma di spingerla ad arretrare,
  • visto che tutta la grande stampa come Globo, Estadão, Veja, sono
  • allineate con gli interessi dell’imperialismo americano. E sono oppositori
  • della politica estera sviluppata dal governo brasiliano negli ultimi otto
  • anni.
  •  
  • D – Che valutazione dà della recente visita del presidente USA
  • Barack Obama?
  •  
  • Stedile - Una vergogna. Il governo USA ha perso molto spazio in America
  • Latina e Brasile negli ultimi dieci anni, dall’elezione di Chavez nel 1999 in
  • Venezuela. Bush era un idiota militarista. Ora Obama vuole usare il suo
  • carisma per ricolonizzare le ex-colonie. Il mondo è cambiato. La
  • correlazione di forze internazionali è cambiata. L’impero americano ha
  • cominciato a discendere la china. Si sostiene appena sul dollaro e sulla
  • forza militare. Il suo viaggio è stato soltanto un tentativo qui in Brasile di
  • discutere le riserve del pre-sal e dell’etanolo per le imprese e gli interessi
  • americani. Ma il popolo brasiliano non è sciocco. E il governo Dilma
  • nemmeno. Loro volevano, per esempio, mettere insieme 500.000
  • leccapiedi ad ascoltare un discorso in inglese in piena Cinelândia. Hanno
  • dovuto rinunciare in base ai sondaggi di opinione. E Obama si è dovuto
  • accontentare di parlare a 500 leccapiedi della elite carioca nel teatro
  • municipale. I governi e i popoli dell’America Latina, al contrario, stanno
  • costruendo, meccanismi di integrazione continentale e popolare, sempre
  • più importanti, per sfuggire alla dipendenza dagli USA.