Belo Monte: l'Organizzazione degli Stati Americani ne propone il blocco

  •  Le reazioni del governo e dei movimenti  (6 aprile 2011)
  • La Commissione Interamericana dei diritti umani (CIDH) della OEA ha ufficialmente sollecitato il governo brasiliano – il 5 aprile – a sospendere immediatamente il processo di autorizzazione alla costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte sul  fiume  Xingu (PA). Per proteggere le popolazioni indigene del bacino dello Xingu.
  • L’Organismo chiede che nessuna opera sia eseguita fino a che non siano state realizzate alcune azioni doverose, come la realizzazione di consultazioni con le comunità indigene colpite e di studi sugli impatti ambientali nei confronti degli indios e l’adozione di misure “vigorose e ampie” per proteggere la vita e l’integrità personale dei membri dei popoli indigeni e prevenire la diffusione di epidemie e malattie. 
  • La decisione della CIDH è una risposta alla denuncia inviata nel novembre del 2010 da organizzazioni come   Movimento Xingu Vivo Para Sempre, Coordenação das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira (Coiab), Prelazia do Xingu, Conselho Indígena Missionário (Cimi), Sociedade Paraense de Defesa dos Direitos Humanos (SDDH), Justiça Global e Associação Interamericana para a Defesa do Ambiente (AIDA). Secondo la denuncia, le comunità indigene che vivono sulle rive del fiume della regione non sono state consultate in forma appropriata sul progetto.   
  • Il Ministero degli Esteri ha affermato di aver ricevuto con "perplessità" la raccomandazione e ha considerato gli orientamenti espressi dalla OEA “precipitosi e non giustificabili”.
  • Molte organizzazioni hanno invece criticato l’atteggiamento del Ministero. “Assurdo e ingiustificabile” è stato tutto il processo di autorizzazione, pieno di irregolarità, come dimostrano le 10 azioni giudiziarie proposte dal Pubblico Ministero Federale. Sono state violate norme internazionali sui diritti umani come la Convenzione 169 dell’OIL e la Convenzione Americana dei Diritti umani. Quindi la decisione della OEA è legittima e necessaria. Il procuratore della Repubblica del   Pará, Felício Pontes, ha detto che la decisione  era attesa. “Non ci si deve sorprendere perché chiunque si è occupato del caso   Belo Monte ha potuto vedere con chiarezza che ci sono violazioni dei diritti degli indigeni”. Il governo federale era stato avvisato a partire dalla prima azione proposta dal MPF nel 2001 contro la costruzione di Belo Monte.   
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