Lettera a Dilma Roussef di Amig@s e Aiab - 17 aprile 2011

  •  Lettera consegnata all'ambasciatore del Brasile a Roma, Josè Viegas, il 19 aprile 2011
    •  Alla Presidente della  Repubblica del Brasile,  Dilma Rousseff
    • 17 aprile 2011 – 15° anniversario del Massacro di Eldorado dos Carajas -   Giornata internazionale delle lotte contadine

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  •  Cara Presidente,
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  •        Siamo un gruppo di cittadini/e italiani/e da sempre appassionati di Brasile – della sua cultura, del suo ambiente naturale, della sua gente, di alcuni intellettuali che sono stati e sono per noi importanti punti di riferimento, dei suoi movimenti sociali - che seguono con grande partecipazione le vicende del vostro Paese. In particolare, quello che ci unisce oggi è la stima nei confronti del Movimento Senza Terra del quale ci interessiamo dal  1996.
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  •        Le scriviamo, infatti,  per ricordare una data importante che ci ha colpito e ci ha spinto – dal 1996, appunto - ad interessarci alle lotte del  movimento senza terra del Brasile: il massacro di Carajás, nell’aprile del 1996, nel quale sono stati assassinati 19 contadini senza terra (alcuni mesi dopo ne sono morti altri due) e 69 sono stati feriti e sono rimasti invalidi.  Fino ad oggi nessuno è stato punito per questo massacro.  Ma fu lo stesso governo Cardoso, che era al potere al momento della strage, a istituire il 17 aprile come Giornata nazionale di lotta per la riforma agraria, mentre Via Campesina internazionale ha scelto il 17 aprile come Giornata internazionale di lotta contadina. Quest’anno lo slogan di Via Campesina è “Sotterriamo il sistema alimentare industriale! L’agricoltura contadina può alimentare il mondo!” 
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  •    Questa giornata è per noi l’occasione – oltre che di  mantenere viva la memoria delle vittime – di riflettere, sotto l’impulso del Movimento Sem Terra e di Via Campesina, su che cosa sta succedendo in Brasile in relazione alla Riforma agraria e su quali sono gli elementi che più preoccupano i movimenti sociali che operano nelle campagne.
  •    Quest’anno rivolgendoci a lei - che ha assunto da poco il ruolo di presidente, anche con l’appoggio dei movimenti sociali, suscitando in loro speranze di fruttuosa collaborazione, corroborate dalle dichiarazioni sulla centralità, nell’azione di governo, della lotta alla povertà -  vorremmo sottolineare, in particolare:
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  • ·     La volontà dei movimenti sociali, che operano nelle campagne, di rimettere al centro dell’agenda politica un progetto di riforma agraria, vista come processo di democratizzazione della proprietà della terra, maggior accesso alla terra  da parte dei lavoratori e diminuzione delle grandi proprietà.  Un processo massiccio di riforma agraria – sostengono – non può non essere centrale nella lotta alla povertà. I senza terra chiedono - in particolare - un piano emergenziale per le 100.000 famiglie accampate – alcune delle quali lo sono da più di cinque anni;  un progetto che definisca gli obiettivi di creazione di insediamenti in aree espropriate da oggi al  2014; un programma di sviluppo degli insediamenti con investimenti pubblici, la realizzazione di abitazioni rurali, presidi sanitari ecc.; la costruzione di scuole negli insediamenti e il sostegno a programmi di lotta all’analfabetismo e di formazione degli insegnanti. E inoltre lo sviluppo di agroindustrie - le sole che possono garantire agli agricoltori un reddito decoroso e ai loro figli posti di lavoro -  e una linea di credito speciale per le famiglie insediate, molte delle quali non riescono a fruire del Pronaf.
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  • ·     La preoccupazione per l’uso massiccio di pesticidi in agricoltura. E’ stata infatti lanciata una campagna permanente contro l’uso di pesticidi e per la vita, che denuncia come ogni brasiliano consumi oggi in media 5,2 kg di veleni all’anno usati in agricoltura e come il Brasile sia - dal 2009 - il maggior consumatore di pesticidi del mondo. I pesticidi -  usati massicciamente con l’ irrigazione aerea, tra l’altro per le monoculture di prodotti da cui si ricavano agrocombustibili - vanno ad avvelenare anche i campi dei piccoli contadini,  contaminano la produzione di alimenti, l’acqua e l’ambiente nel suo complesso, causando gravi problemi di salute. C’è bisogno – secondo i senza terra – di un nuovo modello di produzione agricola, diverso da quello dell’agrobusiness, che si basa, appunto, su latifondo, sfruttamento del lavoro, espulsione delle famiglie dalle campagne e spropositato uso di pesticidi. “Vogliamo il divieto all’uso dei veleni e al posto dei latifondi la piccola proprietà e la riforma agraria”  - dicono i senza terra – i quali si oppongono allo stesso modo all’uso di transgenici “che servono solo al profitto di poche imprese transnazionali, sottoponendo a rischi potenziali la salute delle persone  e producendo modificazioni permanenti nella natura e negli ecosistemi” . 
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  • ·     Il timore che venga approvata una modifica del codice forestale.  Il Codice Forestale, secondo i senza terra,  è una barriera alla crescita dell’agrobusiness perché impone limiti alla devastazione ambientale nell’attività agricola, con l’applicazione della Riserva Legale e delle Aree di Preservazione Permanente. La proposta  di modifica del Codice Forestale, secondo i movimenti sociali, riduce della metà le aree protette sui margini dei fiumi, dispensa dalla riserva legale piccole e medie proprietà, consolida il disboscamento illegale e può portare alla scomparsa di fino a 100.000 specie di animali, come afferma Ricardo Ribeiro Rodrigues, biologo vegetale, professore all’Università di San Paolo. L'obiettivo deve essere, al contrario, quello del “Disboscamento zero”, dicono i senza terra.
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  • ·      La preoccupazione  per la realizzazione di grandi opere, come la centrale di Belo Monte, che non rispettano gli ecosistemi e i diritti delle popolazioni indigene, quilombolas e tradizionali e in particolare delle donne, come hanno denunciato recentemente le militanti del MAB, celebrando venti anni di lotte. Ed è stata proprio Lei Presidente a dire che il governo, pur avendo un ruolo chiaramente distinto da quello dei movimenti sociali, non può essere sordo di fronte alle loro rivendicazioni. Rispetto al progetto di Belo Monte, Dom Erwin Kräutler, vescovo di Xingu e presidente del Cimi, denuncia da anni le gravi e irreversibili conseguenze che colpiranno specialmente i comuni di  Altamira, Anapu, Brasil Novo, Porto de Moz, Senador José Porfírio, Vitória do Xingu e i popoli indigeni della regione. E la Commissione Interamericana dei diritti umani (CIDH) della OEA ha ufficialmente sollecitato il governo brasiliano – il 5 aprile scorso – a sospendere immediatamente il processo di autorizzazione.     
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  • ·      La preoccupazione per la costante criminalizzazione dei movimenti sociali brasiliani, denunciata recentemente da un rapporto del PAD (processo di articolazione e dialogo) presentato a organismi nazionali e internazionali. Lo studio denuncia come il potere giudiziario, settori del pubblico ministero e segmenti del potere legislativo rappresentino una faccia del potere pubblico che non rispetta i diritti umani, reprimendo manifestazioni e criminalizzando dirigenti dei movimenti popolari, in particolare chi si oppone agli interessi delle multinazionali e ai progetti di costruzione di grandi opere.
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  •          Rinnovando il nostro appoggio al MST, a Via Campesina, ai movimenti popolari - che riconosciamo come portatori di risposte concrete contro la povertà, l’emarginazione e la violenza, nel rispetto dell’ambiente e della sovranità dello Stato federale brasiliano  - la ringraziamo per la  sua attenzione, le porgiamo i nostri più distinti saluti e auguri per il pieno successo del suo mandato di governo. 
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  • AMIG@S MST-ITALIA  - AIAB (membro di VIA CAMPESINA)
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