Codice forestale. Per i giudici il cambiamento è incostituzionale e causerà disboscamento.

  •  Per i giudici, il cambiamento del CODICE FORESTALE è incostituzionale e causerà disboscamento (17 ottobre 2011)
  •  L’Associazione dei Giudici per la Democrazia (AJD) ente non governativo e senza fini corporativi, che ha come finalità lavorare per far prevalere i valori propri di uno stato democratico di diritto e  la promozione e difesa dei principi di democrazia pluralista, a proposito del PCL (Progetto di Legge della Camera) 30/2011 che sta passando al Senato (già approvato dalla camera) rende pubblica la sua opinione: 
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  • La tutela (“PRESERVAZIONE E RECUPERO”) dell’ambiente e dei “processi ecologici essenziali” e il fornire una gestione ecologicamente sostenibile sono doveri assoluti del Potere Pubblico per espressa indicazione della Costituzione Federale (articolo 225). E un ambiente ecologicamente equilibrato è, per disposizione costituzionale, essenziale a una sana qualità della vita delle presenti e future generazioni, motivo per il quale  è indubitabile la condizione di DIRITTO FONDAMENTALE della tutela socioambientale, strumento che fa parte della DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA, essendo questa, a sua volta, fondamento della Repubblica Federativa del Brasile  (art. 1, III da CF/88).
  • E’ per questo che la Costituzione brasiliana esige studi preliminari di impatto ambientale per qualsiasi opera o attività che potenzialmente possa causare significativo degrado ambientale, il che implica, inesorabilmente, la stessa esigenza quando si tratta di alterare tutta una legislazione protezionista delle foreste brasiliane. Nonostante questo, uno studio del genere, ufficialmente, non esiste. 
  • Quello che esiste è il disperato tentativo della comunità scientifica di farsi ascoltare per impedire l’approvazione del PLC 30/2011 che causerà:
  • ➢ rischi alla stessa continuità della Foresta Amazzonica che esercita influenze sulla regolazione del clima e sulla preservazione delle risorse idriche di tutto il paese
  • ➢ l’estinzione di più di 100.000 specie a richio di estinzione e di interi biomi
  • ➢ la scarsità di risorse idriche
  • ➢ la desertificazione
  • ➢ il potenziamento delle inondazioni
  • ➢ e delle frane in aree urbane.
  • Oltre a ciò, l’approvazione di questo progetto implicherà l’impossibilità di tener fede all’impegno internazionale che il Brasile SI E’ GIA’ ASSUNTO, nella COP15 di Copenhagen, di riduzione di emissione di CO2 nell’atmosfera.
  • Queste conclusioni vengono dagli studi del gruppo di lavoro formato dalla  SBPC (Società Brasiliana per il Progresso della Scienza) e dalla ABC (Accademia Brasiliana della Scienza), dai testi pubblicati da scienziati in luglio e settembre del 2010 nella Rivista Science (“Legislazione brasiliana: retrocessione alla massima velocità?” e “Perdita della Biodiversità senza ritorno”), e, ancora, dal Comunicato n.96 dell’IPEA (Istituto di Ricerca Economica Applicata) della Segreteria per le Questioni Strategiche del Governo Federale.
  • E gli scienziati assicurano anche che, parallelamente agli impatti negativi del PLC 30/2011, le risorse naturali di cui (ancora) disponiamo hanno un grande valore economico, visto che ci sono molte alternative sostenibili – e ancora meglio – redditizie al suo sfruttamento, bastando per questo la realizzazione di politiche pubbliche di gestione sostenibile chiaramente unite all’agricoltura familiare, come dice la Costituzione Federale. Oltre a questo, questi scienziati garantiscono, inoltre, che la produzione alimentare brasiliana sarà realmente minacciata, solo se le risorse per lei imprescindibili (suolo, acqua, clima, biodiversità) non saranno conservate. O qualcuno dubita che senza acqua e suoli fertili mancheranno gli alimenti agli esseri umani?
  • Il momento di riflettere è adesso!
  • Il momento di ascoltare gli avvertimenti allarmanti della scienza è adesso!
  • La AJD dice no al Provvedimento di Legge per la sua evidente incostituzionalità materiale, alla luce dei dati scientifici rivelati e solennemente si schiera perché venga respinto o, per il momento, perché il Senato Federale conceda alla scienza il tempo richiesto (due anni come minimo) per una approfondita realizzazione di studi tecnici di impatto ambientale che servano come sussidi tecnici   e pubblici  per le modificazioni legislative richieste.