Speciale Porto Alegre 2005

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2005

Fonte Adista
23 - 28 Gennaio 2005

Porto Alegre: il forum sociale mondiale allarga la sua base e moltiplica l'altezza dell'impegno politico
DOC-1587. PORTO ALEGRE-ADISTA. (dall'inviata) Le novità che hanno segnato il ritorno del Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre (v. Adista n. 9/05) hanno prodotto buoni frutti: la quinta edizione è stata sicuramente la più caotica e disorganizzata, ma anche la più orizzontale e propositiva. E la più partecipata: 155mila i presenti (35mila dei quali all'Accampamento dei giovani, per la prima volta incorporato nello spazio geografico del Forum, proprio al centro del Territorio Sociale Mondiale), provenienti da 135 Paesi e coinvolti in oltre 2.000 attività; 6.680 i giornalisti presenti, 2.800 i volontari che hanno reso possibile la realizzazione dell'evento.
Nel trasferimento del Forum dalla confortevole Puc (la Pontificia Università Cattolica) all'assai più ampio spazio del Territorio Sociale Mondiale, i partecipanti hanno dovuto affrontare diversi disagi: primo tra tutti, quello di dover camminare a lungo sotto un sole inclemente per raggiungere uno degli undici spazi tematici (segnati con lettere dalla A alla K), distribuiti in una fascia di quattro chilometri lungo le rive del lago Guaiba. E, arrivati a destinazione, seguire i dibattiti sotto tendoni di plastica, a temperature micidiali, spesso con l'aggravante dello spazio esiguo, di problemi tecnici legati alle traduzioni o di estenuanti ritardi nell'inizio dei lavori. Ne è, però, valsa la pena.

Più proposte, più alleanze
Non che le proposte emerse rappresentino un vero salto di qualità per il popolo altermondialista: la mobilitazione mondiale contro l'occupazione dell'Iraq, per esempio, lanciata per il 19 e il 20 marzo prossimi, per quanto importante e necessaria, non costituisce precisamente una novità. Né potrebbe certo definirsi nuovo, a parte il carattere maggiormente collettivo e orizzontale della sua elaborazione, il tradizionale documento conclusivo dell'Assemblea dei movimenti sociali. Ma è un fatto che gli incontri - tutti autogestiti - di questa quinta edizione hanno avuto un taglio nettamente più propositivo, mirando ad unire forze e consolidare alleanze per la realizzazione di campagne concrete. È il caso, per esempio, della campagna mondiale "Appello globale all'azione contro la povertà", lanciata da una coalizione di ong il 27 gennaio, alla presenza del presidente Lula (v. notizia successiva). Ma anche quello delle diverse assemblee che hanno riunito reti e campagne già esistenti, allo scopo di definire un'agenda comune per il 2005: l'Assemblea della Marcia mondiale delle donne; l'Assemblea continentale contro l'Alca, il libero commercio, la guerra, la militarizzazione e il debito; l'Assemblea dei popoli creditori del debito sociale, ecologico e storico (centrata sul rovesciamento della visione secondo cui i Paesi del Sud sarebbero debitori nei confronti di quelli del Nord); l'Assemblea contro la guerra (promossa da organizzazioni pacifiste con la presenza di rappresentanti delle zone di conflitto, dall'Iraq alla Palestina). E sono state le diverse agende messe a punto in queste assemblee a confluire nel documento letto, la mattina del 31 gennaio, durante l'Assemblea mondiale dei movimenti sociali, a conclusione dei lavori del Forum: tra le iniziative congiunte previste dal documento (oltre alla mobilitazione del 19 marzo contro l'occupazione dell'Iraq), le Giornate di azione globale dal 10 al 17 aprile contro il libero commercio; la mobilitazione del 10 settembre, alla vigilia dell'Assemblea delle Nazioni Unite, per un nuovo ordine democratico, contro la povertà e la guerra; la marcia mondiale delle donne che partirà l'8 marzo a San Paolo per giungere il 17 ottobre in Burkina Faso; e una serie di controvertici: da quello contro la riunione dell'Omc prevista ad Hong Kong a dicembre a quello contro il G8 in Scozia dal 2 all'8 luglio.

Consenso cercasi
La ricerca di un programma comune di azioni concrete è alla base anche di quello che è stato chiamato il "manifesto dei 19": 12 proposte avanzate da un gruppo di prestigiosi intellettuali (19 appunto), convinti della necessità di superare il terreno delle mere proclamazioni teoriche, attraverso un insieme di azioni strategiche che siano condivise da tutto il movimento. Sono, i 19, alcuni dei più noti e brillanti esponenti del movimento altermondialista: Adolfo Perez Esquivel, Aminata Traoré, Eduardo Galeano, José Saramago, François Houtart, Armand Matellar, Boaventura de Sousa Santos, Roberto Savio, Ignacio Ramonet, Riccardo Petrella, Bernard Cassen, Samuel Luis Garcia, Tariq Ali, Frei Betto, Emir Sader, Samir Amin, Atilio Boron, Walden Bello e Immanuel Wallerstein. Il loro manifesto include tre gruppi di proposte. Le prime sette riguardano "il diritto alla vita di tutti gli esseri umani sulla base di nuove regole per l'economia": l'annullamento del debito dei Paesi del Sud; l'applicazione della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie; lo smantellamento dei paradisi fiscali; il riconoscimento del diritto di ciascuno al lavoro, alla protezione sociale e alla pensione; il rifiuto delle regole stabilite dall'Organizzazione Mondiale del Commercio; l'affermazione del diritto di ogni Paese alla sovranità e alla sicurezza alimentare mediante la promozione dell'agricoltura contadina; la lotta contro i brevetti su esseri viventi e contro la privatizzazione dei beni comuni dell'umanità, a cominciare dall'acqua. Il secondo gruppo contiene tre proposte per "promuovere la 'vita in comune' nella pace e nella giustizia su scala planetaria": la lotta, in primo luogo attraverso le politiche pubbliche, contro ogni forma di discriminazione, sessismo, xenofobia e razzismo, insieme al riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni; l'adozione di misure urgenti contro la devastazione ambientale e la minaccia di mutamenti climatici, attraverso un modello di sviluppo alternativo fondato sulla sobrietà energetica e il controllo democratico delle risorse naturali; lo smantellamento delle basi militari di Paesi terzi e il ritiro di tutte le truppe straniere, salvo mandato espresso dell'Onu. Infine, due proposte per "promuovere la democrazia dal locale al globale": la difesa, garantita per legge, del diritto all'informazione e del diritto di informare; la riforma e democratizzazione delle organizzazioni internazionali, con l'incorporazione della Banca Mondiale, del Fmi e dell'Omc nel sistema decisionale delle Nazioni Unite (la cui sede, in caso di persistenza di violazioni internazionali da parte degli Usa, dovrebbe passare da New York a un Paese del Sud). "Ora - ha dichiarato Ignacio Ramonet di Le Monde Diplomatique - nessuno può dire che non abbiamo un programma. Ora abbiamo il consenso di Porto Alegre e siamo fiduciosi che la grande maggioranza delle persone del Forum concorderà con questa proposta". Ma il "consenso di Porto Alegre" non ha prodotto affatto il consenso sperato: a giudizio di diversi altri esponenti del movimento, tra cui i membri brasiliani del Consiglio internazionale del Fsm, il "manifesto dei 19" avrebbe anzi violato quello spirito di orizzontalità che è uno dei principali segni distintivi del Forum sociale.

E ora l'Africa
Il carattere più propositivo della quinta edizione del Fsm è emerso anche da un'altra novità introdotta quest'anno: la creazione del Murale di Proposte, presente in ogni spazio tematico del Forum per riunire i suggerimenti avanzati durante i cinque giorni di lavori (le proposte sono consultabili sul sito www.memoria-viva.org), allo scopo di trasformarli, nel corso del processo, in azioni effettive. Un processo che proseguirà in maniera diversa dal passato: nel 2006, infatti, il Forum Sociale Mondiale sarà decentrato, con eventi che avranno luogo in varie regioni del mondo, iniziando tutti nella stessa data, in coincidenza con il Forum di Davos; nel 2007, per la prima volta, approderà in Africa, in un Paese che verrà scelto - e non sarà una decisione facile, a giudicare dalla mancanza di accordo nella delegazione africana - tra Marocco, Sudafrica, Senegal, Ghana e Kenya.