Speciale Porto Alegre 2005

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2005

Fonte Adista
23 - 28 Gennaio 2005

Frei Betto: la povertà da questione sociale a problema politico
(...) Non dobbiamo trasformare le differenze all'interno della sinistra in divergenze. Che ci siano differenze tra di noi va bene: è questa la democrazia socialista. Noi non vogliamo il pensiero unico. Se il muro di Berlino è caduto, è perché l'Unione Sovietica è, sì, stata capace di saziare la fame di pane del popolo - lì non c'erano favelas, non c'erano bambini di strada, non c'era fame - ma non è stata capace di saziare la fame di bellezza. Solo il Comitato centrale aveva il diritto di sognare e il popolo doveva dire sì al sogno del Comitato centrale. Il muro è caduto perché le persone non vogliono saziare solo la fame di pane, ma anche quella di bellezza. A sinistra dobbiamo renderci conto che il nostro nemico non è un nostro compagno: il nostro nemico è l'oppressore, è il neoliberismo, è il sistema finanziario internazionale, è quello che io chiamo globocolonizzazione, l'imposizione a tutto il pianeta di un unico modello di società.
(...) Non siamo noi che possiamo decidere di punto in bianco di fare la Rivoluzione: è la congiuntura che crea le condizioni. Oggi la lotta armata in Brasile interessa solo a due settori: i fabbricanti di armi e l'estrema destra. Se venisse una dittatura come negli anni '60 e '70 e non ci fosse altra maniera di rovesciarla che prendendo le armi, allora la lotta armata sarebbe legittima. Ma non c'è nulla di romantico. Si vogliono seguire le orme di Che Guevara? Si cominci a fare un lavoro politico rivoluzionario ora. Molti mi chiedono: che devo fare per andare a Cuba? E io rispondo: perché non pensi a far diventare il Brasile un Paese socialista? È molto facile andare a Cuba dopo che i cubani hanno lottato tanto per conquistare quello che hanno conquistato. Lottiamo qui per risolvere i nostri problemi! Si vogliono seguire le orme di Che Guevara? Non è necessario andare nella selva, basta andare in periferia, nei movimenti sociali, dove il lavoro da fare è tanto!
(...) I partiti politici, a cominciare dal Pt, devono essere una cassa di risonanza dei movimenti sociali. Non basta ottenere l'iscrizione di militanti, bisogna creare le condizioni per trasformare il militante in un quadro politico. E questo esige formazione, formazione nell'azione: bisogna andare in un insediamento, in periferia, avere contatti con la massa.
(...) Fame Zero è una politica audace: mai in questo Paese il governo aveva dato priorità alla questione sociale. Prima di Lula la questione sociale era cosa da first lady. Il presidente non sapeva cosa far fare alla moglie? Bene, le diceva, occupati del sociale. Per la prima volta un presidente pone invece come priorità del governo la lotta alla fame e la riforma agraria. Politicizzare la fame è una trovata geniale, perché Lula sta facendo questo anche a livello mondo, obbligando Davos ad affrontare per la prima volta il tema della povertà e della fame. Un problema sociale termina quando diventa una questione politica. Per secoli c'è stata la tortura, persino la Chiesa torturava. La tortura è finita ufficialmente solo quando è diventata una questione politica: oggi è considerata una grave violazione dei diritti umani. Per secoli c'è stata schiavitù: il Brasile ha ospitato la più lunga schiavitù delle tre Americhe: per 358 anni. L'abolizione ufficiale è avvenuta nel 1888 perché 80 anni prima il tema della schiavitù era diventato una questione politica. Voglia Dio che in breve tempo fame e povertà siano considerate gravi violazioni dei diritti umani! Oggi 6 milioni e mezzo di famiglie sono raggiunte dal progetto Fame Zero e dal Programma Buoni Famiglia che ne fa parte. Questo è di grande importanza per le famiglie. Le politiche di emergenza più o meno vanno avanti: il microcredito, la costruzione di cisterne, il cooperativismo. Quello che ancora non funziona bene sono due aspetti: la politica di cambiamenti strutturali come la riforma agraria - senza riforma agraria Fame Zero non può avere successo - e la sinergia tra governo federale, società civile organizzata e famiglie beneficiarie. Nel progetto a cui ho dedicato due anni di governo, quando Fame Zero arriva in un paese, la stessa settimana dovrebbero arrivare il programma Buoni Famiglia, il cooperativismo, la riforma agraria, la costruzione di case, ecc.: una sinergia tra tutte queste risorse del governo federale. Questo non avviene ancora.
Occorre partecipare a questa politica sociale per aiutare a migliorarla. Fuori dal Paese mi chiedono: pensi che un giorno una famiglia miserabile potrà diventare un soggetto politico? E io rispondo: prima credevo che fosse possibile perché sono un uomo di fede, oggi ne ho la certezza perché nel mio Paese un tizio che non viene dalla povertà, ma dalla miseria, che ha visto quattro fratelli morire di fame prima dei 5 anni, oggi ricopre la carica di presidente della Repubblica.
(...) Da un lato la Chiesa del Brasile ha subito un processo di involuzione, dall'altro, la Chiesa di base (le comunità ecclesiali di base, i circoli biblici...) continua ad essere molto viva. Del resto, finché c'è divisione di classe nella società, questa si rifletterà anche nella Chiesa. C'è gente per cui la Chiesa è solo dire alleluja e gente che invece si impegna in politica. Mi chiedono: perché ti coinvolgi nella politica se sei religioso? E io rispondo: proprio per questo! Io sono discepolo di un prigioniero politico: Gesù non è morto di epatite nel suo letto né di incidente stradale in una via di Gerusalemme: è stato assassinato, condannato all'esecuzione capitale dopo due processi politici, uno da parte delle autorità romane, l'altro da parte delle autorità giudaiche. Dobbiamo sempre tener presente che chi ha ripugnanza per la politica è governato da chi questa ripugnanza non ce l'ha.