Speciale Porto Alegre 2005

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2005

Fonte Adista
23 - 28 Gennaio 2005

Hugo Chavez: un socialismo con democrazia
DOC-1589. PORTO ALEGRE-ADISTA. (dall'inviata) Si è presentato con una camicia di un rosso brillante, diverso anche in questo da Lula (che al Gigantinho era venuto vestito di bianco). Ha parlato per più di un'ora e mezza, ma non ha annoiato nessuno: si è profuso in saluti ed omaggi: ai presenti, alle donne, alla bellezza della terra brasiliana, a Fidel Castro che sicuramente lo guardava in televisione (perché "mi ha chiesto più volte a che ora parlassi"). Ha raccontato aneddoti, ha scherzato e ha persino cantato - nulla a che vedere, però, con Berlusconi -, aprendo in continuazione parentesi, ma senza lasciare mai un discorso in sospeso. Uno stile retorico potente, il suo, ma anche ricco di contenuto: un contenuto che ne fa qualcosa di molto diverso dal tipico populista latinoamericano con cui molti, ancora, tendono a identificarlo. Hugo Chavez ha iniziato il suo discorso dalle parole di Ignacio Ramonet, il quale, davvero senza risparmiare elogi, lo aveva definito "dirigente di un nuovo tipo": dirigente rivoluzionario e democratico (a dimostrazione che "tra rivoluzione e democrazia non c'è alcuna contraddizione"), l'unico ad accettare di sottomettersi ad un referendum di revoca a metà del suo mandato (per poi vincerlo trionfalmente con il 60% dei voti), il primo nella storia del Venezuela a trasformare in realtà il programma annunciato. Chavez ha iniziato da lì, con una precisazione: sarò anche un dirigente di un nuovo tipo, ma è a vecchi tipi che mi ispiro. Prima di tutto "Cristo, il maggiore lottatore anti-imperialista nella storia del mondo", poi una lunga lista in cui trovano posto, tra gli altri, Simon Bolivar, Che Guevara, Mao Tse Tung, Luis Carlos Prestes, Omar Torrijos, Emiliano Zapata, Sandino. Un discorso a tutto campo, quello del presidente venezuelano: sulla nascita di una nuova coscienza nel Sud del mondo e sulla necessità di un'alleanza tra i popoli del Sud contro la minaccia imperialista degli Stati Uniti, sull'importanza di un'integrazione economica che passi per la complementarità anziché per la competizione: un modello nuovo di cui gli accordi economici tra Venezuela e Cuba rappresentano un saggio oltremodo significativo. Quindi un'ampia panoramica sulla rivoluzione bolivariana, sulla sua resistenza alle aggressioni interne ed esterne, sulle sue conquiste in termini di educazione, salute, microcredito, ecc., finanziate tutte con il reddito petrolifero, che prima veniva intascato dall'élite al potere e oggi, per la prima volta, viene ridistribuito tra il popolo. "Ogni giorno mi convinco di più - ha dichiarato Chavez - che non è possibile superare il modello capitalista restando all'interno del capitalismo, ma che bisogna superarlo per la via del socialismo, quello vero. Un socialismo con democrazia, ma non quella che Mr. Superman vuole imporci, bensì una democrazia caratterizzata dalla partecipazione e dal protagonismo del popolo". Convinzione, questa, che segna un'evoluzione nel pensiero di Chavez, il quale in passato aveva sempre affermato di non essere né capitalista né socialista, ma solo bolivariano.