Speciale Porto Alegre 2005

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2005

Fonte Adista
23 - 28 Gennaio 2005

Emir Sader: prendere il potere per cambiare il mondo
DOC-1590. PORTO ALEGRE-ADISTA. (dall'inviata) Il trionfale passaggio del presidente Hugo Chavez a Porto Alegre ha lasciato un segno importante nel grande dibattito che ha scaldato questa quinta edizione del Forum Sociale Mondiale, quello della possibilità o meno di "cambiare il mondo senza prendere il potere", come recita il titolo del famoso libro di John Holloway (la cui tesi aveva già suscitato un acceso dibattito al Forum Sociale Europeo di Londra; v. Adista n. 78/2004). L'esperienza della rivoluzione bolivariana sembrerebbe dar ragione, infatti, a chi si oppone alle tesi anti-istituzionali dell'economista britannico, che a Porto Alegre, in incontri sempre molto affollati, ha ribadito la sua convinzione che la rivoluzione non può passare attraverso lo Stato, ma solo per le crepe, piccole e grandi, nel tessuto del dominio capitalista, in un percorso di insubordinazioni che porterebbe all'autodeterminazione sociale di movimenti e organizzazioni in lotta per un altro mondo possibile. "La rivoluzione anticapitalista - ha affermato - è interstiziale, è la moltiplicazione e l'espansione di queste crepe". Gli ha risposto, tra molti altri, il professore di teoria politica Alex Callinicos: è vero, ha riconosciuto, che molti dei tentativi di conquistare il potere non hanno funzionato, ma anche così sono riusciti a creare alternative. E poi "il potere del capitale è tanto grande che finisce per soffocare tali rivolte": non c'è modo di cambiare il sistema capitalista, ha concluso, senza che i lavoratori assumano il controllo dello Stato. Il ricco dibattito sui temi della politica, del potere e dello Stato che ha attraversato tutto il Forum Sociale, ha visto, del resto, piuttosto l'affermazione della tesi contraria a quella di Holloway: che, cioè, per cambiare il mondo è necessario prendere il potere. Tra gli interventi di coloro che più in profondità hanno toccato il tema, riportiamo qui di seguito quello del sociologo brasiliano Emir Sader, intervenuto in un seminario dal titolo "Riforma o rivoluzione".

Tra le crudeli involuzioni degli ultimi decenni c'è stato l'allontanamento tra la sinistra della periferia e la sinistra del centro capitalista. La socialdemocrazia è stata uno dei protagonisti di questo processo, a partire dal momento in cui ha dato segnale verde al neoliberismo. Uno dei cadaveri di questa evoluzione o involuzione è stato l'internazionalismo, la costruzione di una forza anticapitalista di carattere mondiale. In realtà è possibile internazionalizzare la lotta contro il capitalismo.
Il Forum Sociale Mondiale non è esattamente un luogo di elaborazione strategica, ma deve essere, sì, luogo di scambio, di formulazione e di maturazione di proposte. A cinque anni dall'organizzazione del primo Forum Sociale Mondiale si sono registrati dei progressi, ma restano degli ostacoli: ostacoli che hanno a che vedere direttamente con il tema "riforma e rivoluzione". Dobbiamo creare all'interno del Forum Sociale spazi di dibattito per la discussione dei contenuti, per la formulazione di proposte sulla natura del Forum, su come deve essere realizzato, su quali devono essere i suoi temi preponderanti, in maniera che la questione politica si articoli anche con la questione organizzativa. Questa è una delle eredità più importanti del marxismo rivoluzionario, di cui Rosa Luxemburg offre uno degli esempi migliori: non c'è questione politica senza il suo corrispettivo organizzativo: la nostra forma di organizzazione ha a che vedere con gli obiettivi che ci poniamo. Se la nostra è una lotta riformista, essa può limitarsi a forme istituzionali e parlamentari di organizzazione; se la nostra lotta è anticapitalista, deve avere una forma di direzione rivoluzionaria, una forma di organizzazione di massa rivoluzionaria, un'ideologia anticapitalista e socialista e così via.
Due temi devono essere sottolineati. Il primo è capire quale sia oggi il soggetto delle trasformazioni anticapitaliste. Parlo di anticapitalismo perché non credo esista un antineoliberismo che non sbocchi nell'anticapitalismo: non sarà possibile una nuova fase storica che non sia automaticamente anticapitalista. Non ci sarà rottura nel neoliberismo senza la creazione di un'egemonia dei diritti, senza una costruzione sociale della proprietà, senza la costruzione di una forza lavoro collettiva. Quello che oggi ci troviamo di fronte è una sottovalutazione dell'uso della categoria capitale-lavoro. Direi che la forza più significativa assente nel Forum Sociale Mondiale è la forza di espressione dei lavoratori del mondo intero. E questo proprio quando mai come ora tanta gente vive del proprio lavoro, tanta gente deve sopravvivere con il proprio lavoro, con contratto o senza, con assunzione o nella precarietà. Eppure mai come ora il mondo del lavoro ha espresso tante poche forze organizzative. La maggior parte della forza lavoro nella periferia del capitalismo è disorganizzata: vive nella periferia delle grandi città, non è sindacalizzata, non ha contratto, non ha accesso alla giustizia, non può costituirsi come soggetto sociale né come soggetto politico o giuridico. Questo è l'obiettivo più importante della lotta anticapitalista oggi: contribuire all'organizzazione dei giovani sottoproletari delle grandi città del mondo contemporaneo, le cosiddette megametropoli come San Paolo e Città del Messico. È un giovane proletariato che non si socializza nella scuola, nel sindacato, nelle assemblee: si socializza nella strada, nel lavoro informale, nella precarietà, in una vita di pericoli e così via. Oggi uno dei compiti fondamentali della lotta anticapitalista è favorire l'organizzazione di questo giovane proletariato che non ha capacità di espressione propria: un proletariato che in genere è meticcio, nero, indio, escluso, discriminato, vittima della cultura dominante, consumista, mediatica, senza capacità, senza possibilità, senza spazio di costruzione di un'identità propria. Non solo non è presente nel Forum Sociale Mondiale: non è presente nei partiti di sinistra, non è presente nei movimenti sociali, non è presente nei nostri spazi culturali. È un problema brasiliano, ma anche del Messico, dell'India, della Cina. La nostra lotta, anche per la pressione di alcune ong, si è rivolta eccessivamente al mondo del consumo, ai diritti dei consumatori, per esempio, dimenticando il mondo della produzione, il mondo del lavoro, di quelli che effettivamente producono ricchezza. Per quanto le persone lavorino nelle maniere più diverse possibili, spesso in tre professioni differenti, o cambiando professione da un mese all'altro, il lavoro continua ad essere la categoria fondamentale di costruzione della ricchezza: uomini, donne, purtroppo bambini, anziani, bianchi, neri, la grande maggioranza dell'umanità vive del suo lavoro. Ma dov'è l'organizzazione di questo sottoproletariato? Questo è il tema essenziale, senza il quale la nostra lotta non acquisterà mai un carattere anticapitalista. Il Forum Sociale Mondiale non riuscirà a portare qui la massa dei giovani finché non riuscirà a creare forme organizzative per il mondo del lavoro informale, precario, carente.
La seconda questione è quella organizzativa. Rosa Luxemburg ha espresso molto chiaramente la dinamica indispensabile tra direzione politica e movimenti di massa, rivolgendo una critica forte alla perdita di contatto con i movimenti di massa da parte non solo dei partiti radicalizzati e settari di sinistra, ma anche della stessa socialdemocrazia, con la sua burocratizzazione e la sua istituzionalizzazione. Oggi per noi la critica ai partiti tradizionali di sinistra è un tema centrale: quello che non possiamo permetterci è cadere in facili soluzioni e rinnegare lo spazio della direzione politica, dell'organizzazione politica, della coscienza politica, dell'elaborazione strategica, della formazione politica. Non ci sarà la creazione di un altro mondo possibile solo a partire dai movimenti sociali. I movimenti sociali svolgono un ruolo fondamentale nella resistenza al neoliberismo, sia perché i partiti non hanno svolto questo ruolo, sia perché il neoliberismo distrugge i diritti sociali. I movimenti sociali sono i migliori protagonisti di questa lotta di resistenza, ma la resistenza non basta. La resistenza al massimo può esercitare un veto sulla politica, ma da sola non costruisce egemonia alternativa. Dobbiamo riempire lo spazio politico con nuove forme di organizzazione politica, perché è in questo spazio che si discute la strategia, che si articolano alleanze, che si fa formazione politica, che si conduce la lotta ideologica. Nessun progetto di emancipazione è possibile senza una lotta contro l'alienazione, contro la mancanza di coscienza sociale, di coscienza di classe delle persone. Alcuni straordinari movimenti sociali, come il Mst, compiono un importante ruolo di formazione politica, ideologica, culturale: il sistema educativo del Mst è il maggiore fenomeno educativo che si conosce in Brasile. Ma non è sufficiente. Il lavoro di formazione politica deve essere svolto a livello nazionale e internazionale, da direzioni politiche, da forme organizzative che pensino al tema della strategia. Nel senso gramsciano della parola, un partito è quello che dirige la massa, che elabora strategie, che propone programmi, organizza congressi e seminari, sviluppa la stampa di partito, promuove lavoro di formazione. Questo è un compito immenso che ci troviamo di fronte. Io sono contrario al fatto che il Forum Sociale Mondiale sia limitato alla cosiddetta società civile, anzitutto perché si tratta di una categoria liberale. La società civile si oppone allo Stato. Ma noi vogliamo democratizzare radicalmente lo Stato, vogliamo emancipare l'insieme, incluso lo Stato e inclusa la società civile. Il pensiero di Marx è maturato quando ha superato la dicotomia tra Stato e società civile pensando il capitalismo in termini di classe, e comprendendo che lo Stato è lo strumento dell'egemonia di classe e la nostra disputa deve essere una disputa di egemonia alternativa.
Nel Forum Sociale Mondiale i temi politici sono ancora troppo assenti. A mio giudizio, il tema centrale in questo Forum dovrebbe essere la lotta contro la guerra infinita e contro l'ege-monia imperialista nel mondo. Che è, purtroppo, il tema che domina lo scenario mondiale a partire dalla guerra in Afganistan. Nel fare un bilancio del movimento dall'inizio ad oggi, notiamo che uno degli elementi fondamentali della nostra debolezza è che non abbiamo presentato alternative reali al mondo di guerra esistente, indicando il cammino per una giusta risoluzione della questione palestinese, della questione della Colombia, dell'Iraq, di Haiti, dell'Afganistan. Se non siamo capaci di proporre alternative giuste, negoziate, pacifiche, durature, non ci sarà un altro mondo possibile. Il mondo continuerà ad essere polarizzato tra la barbarie del governo Bush e l'eroica resistenza dei compagni iracheni, ma nessuno di loro rappresenta il mondo che vogliamo: noi non vogliamo il mondo imperialista nordamericano ma nemmeno una politica misurata dalla religione. Noi vogliamo l'emancipazione umana, la lotta contro lo sfruttamento, la dominazione, la discriminazione, l'alienazione. Ciascuno ha il diritto di avere la propria religione, la propria opzione sessuale, la propria squadra di calcio, la propria ideologia, ma come opzioni private. Nella sfera pubblica siamo tutti uguali. Questo è il mondo che noi vogliamo. Per questo abbiamo l'obbligo di recuperare nel Forum Sociale Mondiale, dopo le grandi manifestazioni che hanno preceduto la guerra in Iraq, uno spazio di lotta contro la guerra, per la pace, uno spazio di elaborazione di progetti alternativi di soluzioni pacifiche. La questione palestinese può essere risolta in maniera giusta, pacifica, duratura, assumendo il diritto inalienabile del popolo palestinese di avere il suo Stato allo stesso modo in cui il popolo di Israele ha il suo. Dobbiamo lottare per una soluzione pacifica e negoziata del conflitto colombiano, sconfiggendo questo Ariel Sharon dell'America Latina che è il presidente attuale della Colombia. È nostro obbligo collocare nell'agenda della politica mondiale il tema della soluzione giusta, negoziata, pacifica, duratura delle situazioni di conflitto del mondo. Per questo il Forum non può limitarsi a temi settoriali, regionali: deve discutere il tema della pace nel mondo che è un tema di politica, di potere, di Stato. Affrontare la lotta antimperialista significa oggi rompere la spina dorsale della politica bellicista del governo nordamericano, mostrando che un altro mondo è possibile: un mondo senza guerra, un mondo pacifico, un mondo giusto.