Speciale Porto Alegre 2005

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2005

Fonte Adista
23 - 28 Gennaio 2005

Don Chisciotte, o delle possibilità dell'utopia
DOC-1592. PORTO ALEGRE-ADISTA. (dall'inviata) Nessuna migliore occasione per parlare dell'utopia dell'altro mondo possibile che il quarto centenario del Don Chisciotte, l'opera immortale di Cervantes. Se poi a parlarne sono intellettuali del calibro di Eduardo Galeano e José Saramago - in compagnia di Ignacio Ramonet, Federico Mayor Zaragoza, Luiz Dulci e Roberto Savio, in una tavola rotonda dal titolo "Don Chisciotte oggi: Utopia e Politica", l'evento diventa di quelli davvero imperdibili. Una folla enorme ha non a caso ascoltato, il 29 gennaio all'auditorio Araujo Viana, le diverse letture del capolavoro di Cervantes. "Ci si chiede di essere realisti - ha dichiarato l'ex direttore dell'Unesco Zaragoza -, ma i realisti non trasformeranno mai la realtà, perché essi l'accettano, indifferenti alla passione e alla compassione. Si dice che la politica è l'arte del possibile, ma è esattamente il contrario: la politica è l'arte di rendere possibile domani quello che è impossibile oggi". Tuttavia, secondo Ignacio Ramonet, che durante l'incontro ha presentato le proposte poi lanciate nel "manifesto dei 19", Don Chisciotte non era un utopista in senso proprio: quello che egli voleva non era una società perfetta, ma solo migliorare le cose di questo mondo, raddrizzare torti, combattere le ingiustizie reali. Simile, in questo, ai don chisciotte del Forum Sociale Mondiale, anch'essi lontani dal voler imporre un progetto ideale, ma decisi a trasformare il mondo. "Solo che qui i torti sono talmente tanti che occorrono battaglioni di don chisciotte", uomini e donne convinti "che l'utopia non è che una verità prematura e la verità è che il mondo lo cambieremo".
Un invito a non confondere l'utopia con la pratica politica quotidiana è venuto dal segretario di governo di Lula Luiz Dulci, per il quale l'utopia è come la linea dell'orizzonte: non può essere raggiunta, ma deve spingere la politica ad ampliare l'orizzonte del possibile, realizzando il massimo di trasformazione consentito in un dato contesto. Un intervento contestato, quello del rappresentante del governo: accusato, durante il dibattito con il pubblico, di manipolare l'incontro per sostenere le tesi governativa, Dulci si è lanciato, per tutta risposta, in una difesa vibrante della politica di Lula, scatenando le reazioni, a favore e contro, dell'assemblea.
A tutti ha replicato il Premio Nobel per la letteratura José Saramago, alla sua prima esperienza al Forum Sociale Mondiale, affermando di non amare il concetto di utopia: la nostra sola utopia - ha detto - è operare già ora le necessarie trasformazioni. Anzi, "per i cinque miliardi di persone che vivono nella povertà l'utopia non è niente". Saramago non ha risparmiato l'ironia, durante il dibattito: "Attenzione prego, attenzione prego, perché sto per pronunciare una frase storica: ciò che ha trasformato il mondo non è stata l'utopia, è stata la necessità". La polemica ha investito anche la politica: "le parole sono delle disgraziate, facciamo di esse quello che vogliamo. Guardiamo la politica, per esempio. Già ho detto che la politica è l'arte di non dire la verità, essa falsa, deturpa, condiziona e manipola".
Gli ha risposto, in chiusura di dibattito, Eduardo Galeano: "mi sembrerebbe tristissimo un vocabolario che non avesse la voce utopia, così come una carta geografica senza un luogo invisibile. Si tratta di un diritto umano inalienabile, opposto al fatalismo di chi accetta il presente come inevitabile destino".
Di seguito gli interventi di Galeano e di Saramago, tratti da registrazione e non rivisti dagli autori.