Lezioni di pedagogia

Lezioni di pedagogia
Luglio 2000
Questo testo riprende e continua le riflessioni del precedente MST 15 anni Lezioni di Pedagogia. E' stato scritto con l'obiettivo specifico di dialogare con gli educatori del Movimento, in special modo con quelli e quelle che oggi hanno il compito dell'Educazione di Giovani e Adulti, l'EJA (Educação de Jovens e Adultos). Le 15 lezioni presenti in quel testo, scritte a settembre 1999, possono essere ricollegate a questo dialogo.
Il principale messaggio di ambedue i testi è questo: l'MST è in possesso di una pedagogia, vale a dire che l'MST ha una praxis (pratica e teoria combinate) relativa a come si educano le persone, a come si fa la formazione umana. La Pedagogia del Movimento Sem Terra è il modo tramite il quale il Movimento, storicamente, cerca di formare il soggetto sociale di nome Sem Terra e di educare ogni giorno le persone che ne fanno parte.
Il principio educativo centrale di questa pedagogia è lo stesso movimento, movimento che mette insieme diverse pedagogie, in special modo connette la pedagogia della lotta sociale con la pedagogia della terra e la pedagogia della storia. Ciascuna aiuta a produrre i tratti della nostra identità, mistica, progettuale. Sem Terra indica un combattente del popolo che ha radici nella terra, (terra di conquiste, di produzione degli alimenti, di affetti) e nel movimento della storia (Per l'approfondimento di questo movimento delle pedagogie e la concezione d'educazione che produce , vedere Pedagogia do Movimento Sem Terra. Petrópolis: Vozes, 2000).
Noi che abbiamo l'educazione come principale compito all'interno del MST dobbiamo fare della Pedagogia del Movimento un riferimento della nostra pratica e della nostra riflessione. Essere educatore significa essere in grado di imparare la dimensione educativa delle azioni del Movimento, rendendole specchio delle nostre pratiche d'educazione. Ogni volta che ci saranno dei dubbi sul nostro 'che fare', potremmo rivolgerci al nostro maggiore educatore, il quale esiste attraverso noi stessi, le nostre pratiche: il Movimento.
Il Movimento è il punto di riferimento del nostro modo di guardare. Ci aiuta ad individuare i limiti e le sfide della nostra pratica educativa. Uno specchio che educa anche il nostro sguardo a vedere oltre l'MST, oltre i Sem Terra. La Pedagogia del Movimento è realizzata nel dialogo con altri educatori, altri educandi, altre pratiche ed altri movimenti pedagogici.

È anche nostro compito, da educatori, aiutare l'insieme del MST a guardarsi a partire da questa prospettiva, a riconoscersi come soggetto pedagogico, educatore, ed a riaffermare in ogni azione il proprio impegno nei confronti dell' essere umano, della formazione umana.
Questo testo invita gli educatori a questo esercizio di riflessione: apprendere dal Movimento alcune lezioni di pedagogia e pensare alle implicazioni e/o questioni che ogni lezione pone alle nostre pratiche di educatori e di educatrici di giovani ed adulti. Alcune tra queste lezioni di pedagogia possono essere tradotte come segue:

  1. Le persone sono il maggiore valore prodotto e coltivato dal MST: il movimento ha il volto con cui, collettivamente, le persone stanno producendo l'identità Sem Terra e portando avanti la lotta per la Riforma Agraria, la quale mette radice e rinforza questa stessa identità. Nei momenti di maggiore conflitto, come quello che viviamo oggi, questo si fa ancora più visibile: dalle persone, da ognuna di queste, dipende la resistenza, la fermezza nei propositi, la condotta che si fa immagine davanti alla società, la continuità di fronte agli scontri più duri, l'identità. L'MST è arrivato ai suoi 16 anni di vita perché ha imparato a valorizzare ogni persona che fa parte dell'organizzazione, ha definito la formazione umana come una delle sue grandi priorità.
    Nella condizione di educatori dobbiamo tenere ben presente la posta in gioco ogni volta che incontriamo i nostri educandi: ci troviamo davanti ad esseri umani che meritano il nostro rispetto e dedizione in quanto esseri umani e come soggetti di un'organizzazione che lotta per la dignità; il nostro lavoro è parte di un'opera educativa grandiosa, e ciò ci rende responsabili e coinvolti. Dobbiamo riflettere sempre su alcune domande fondamentali: quale essere umano stiamo aiutando a formare con la nostra pratica? C'è coerenza con l'umanità che la lotta del MST sta producendo e proiettando nel corso della sua storia? E i nostri educandi: quale essere umano vedono quando guardano verso sé stessi e verso i loro compagni dell'insediamento, dell'accampamento? I nostri incontri servono; in qualche modo, alla loro valorizzazione come persone e li aiutano ad assumere l'identità collettiva che collaboriamo a costruire?
  2. Comprendere chi sono i Sem Terra: identità collettiva e persone concrete: Sem Terra oggi indica un nome proprio, un'identità, un riferimento politico e culturale costruito nella storia della lotta per la terra e del MST. Chi si proclama Sem Terra non è soltanto una persona, è un soggetto collettivo che porta in sé le caratteristiche dell'organizzazione e del suo progetto. I Sem Terra sono anche persone, esseri reali, contraddittori, imprevedibili, contenenti insicurezze e arroganze, con capacità ma anche con errori; hanno radici a volte forti a volte fragili nel modo di lavorare e vivere del contadino; hanno livelli diversi di coinvolgimento e d'esperienza vissuta dell'identità collettiva che aiutiamo a costruire, alcune volte presentano forti tratti di disumanità provocata dalla miseria e dalla brutalità del sistema sociale che li ha quasi uccisi.

    I Sem Terra sono uomini o donne, adulti, giovani o bambini, negri, bianchi o di un altro colore, hanno preferenze sessuali varie, si esprimono in differenti linguaggi, hanno più o meno salute, imparano o insegnano cose diverse partendo da esperienze di vita differenti, da culture diverse, da geografie e storie diverse. I Sem Terra hanno avuto la capacità di costruire un'organizzazione dove l'unità si costruisce nel rispetto delle differenze e nella comprensione del movimento di formazione delle persone, il quale suole essere discontinuo, contraddittorio: a zig zag più che in linea retta... Perciò l'MST si può mantenere come organizzazione di carattere nazionale e di massa, con un'identità forte e non sempre facilmente compresa. Possiamo essere oppure non essere Sem Terra allo stesso tempo; affermare e tradire la pedagogia che ci forma...

    Nella condizione di educatori dobbiamo educare il nostro sguardo a vedere tutte queste dimensioni allo stesso tempo ed in movimento. Il nostro intento educativo si costruisce a partire da una realtà concreta dei soggetti con cui lavoriamo, senza idealismo né preconcetti. In questo modo l'MST sta cercando di guardare le persone che ne fanno parte. Perciò ha compiuto 16 anni d'esistenza. Potremo, però, riuscire a raddoppiare quest'età soltanto se assumeremo insieme la sfida di cercare più coerenza tra la nostra vita quotidiana e l'identità collettiva che progettiamo. Questo ha a che vedere con il tipo di comunità in cui trasformeremo i nostri insediamenti, con il tipo di militanti che sapremo essere, con l'organicità e con i rapporti sociali che continueremo a costruire nella nostra lotta più grande.

    È necessario chiederci: chi sono i nostri educandi? Chi sono questi Sem Terra che si trovano qui, in questo gruppo? Se lavoriamo con giovani e adulti, questa risposta acquista una intensità ancora maggiore. Come educare persone con una traiettoria di vita più lunga della nostra, senza prendere in considerazione le conoscenze che la loro storia ha già prodotto o i tratti definiti che hanno già messo radice? Non sono le pratiche sociali degli educandi il nostro principale oggetto di studio? Non sarà in funzione loro che bisogna educare lo sguardo a guardare bene, equilibrando orgoglio e umiltà. Non sono queste pratiche, questi vissuti che debbono imparare a leggere, raccontare e forse riscrivere? E noi, educatori, che tipo di Sem Terra siamo? Il nostro stile di vita e il modo di lavorare con l'educazione sono coerenti con il Movimento che ci fece educatori? Come ci facciamo educare dal popolo che educhiamo?

  3. I valori liberano. I valori sono dei principi di vita, quello per cui crediamo che valga la pena di vivere. Sono i valori che muovano le nostre pratiche, la nostra vita, il nostro essere umano. Sono i valori che producono nelle persone la necessità di vivere per le cause della libertà e della giustizia. Sono i valori che muovono l'impegno di fare dei nostri insediamenti delle comunità di utopia, coerenti con la lotta che li ha conquistati.

    L'MST si occupa molto di coltivare i valori. Perché sa che sono questi, tradotti in cultura, ciò che lascerà come eredità ai suoi discendenti, alle nuove generazioni di attivisti del popolo. E i valori esistono soltanto attraverso le persone, il loro vissuto, la loro posizione, le convinzioni. I valori, poi, non nascono con ognuno, sono appresi, coltivati per mezzo dei processi collettivi di formazione e di educazione.

    Per l'MST questa non è mai stata una battaglia facile: coltivare e ricuperare valori umani quali la solidarietà, la lealtà, lo spirito di sacrificio per il benessere della collettività, l'essere compagni, la sobrietà, la disciplina, l'indignazione di fronte alle ingiustizie, la valorizzazione della propria identità Sem Terra, l'umiltà... all'interno di una società che ogni giorno degenera nei controvalori dell'individualismo, del consumismo, dell'apatia sociale, del disimpegno nei confronti della vita, della continua squalifica di chi partecipa alle lotte sociali... E' soltanto assumendo il compito di educare e rieducare le persone ai propri valori che l'MST potrà compiere ciò che progetta: Vivere come si lotta, lottare come si vive... Potrà materializzare l'identità Sem Terra in un modo di vivere che le dia radici, la rafforzi e l'accresca perché diventi identità dell'essere umano che lotta per l'umanità...

    Per gli educatori queste sono domande che spiegano quella prima sull'identità dell'individuo che stiamo collaborando a formare: quali valori (e controvalori) percepiamo nei nostri educandi Sem Terra? Quali valori muovono la nostra pratica d'educatori? Quali valori aiutiamo a coltivare tramite le pratiche presenti nel nostro ambiente educativo e le scelte che facciamo ad ogni incontro con i nostri educandi? Quali revisioni dobbiamo fare nella nostra pratica e quali nuove situazioni possiamo organizzare per collaborare con il compito educativo del MST? Teniamo in considerazione quanto segue: se non avremo un intento pedagogico nel campo dei valori, saranno i controvalori a dominare la società di cui faremo parte e staremo così, anche senza saperlo, aiutando a rinforzare questi ultimi nei nostri educandi, siano loro bambini, giovani, oppure adulti.

  4. Senza studio non si va da nessuna parte. Studiare, per il movimento, significa fare lo sforzo di capire profondamente la realtà, imparando i modi per trasformarla. Ciò non significa che bisogna studiare di per sé ma bisogna fare dello studio una parte della nostra strategia d'umanizzazione delle persone e di trasformazione del mondo. Perciò l'MST ha nello studio uno dei suoi principi organizzativi, proprio perché non è possibile condurre con serietà la lotta per un Brasile senza latifondi senza dedicarsi allo studio di ciò che facciamo e alla comprensione di ciò che è in gioco in questo nostro fare.

    E' stata la valorizzazione dello studio a far crescere nel Movimento la consapevolezza dell'importanza della scolarizzazione del popolo. Ma purtroppo non sempre questa è la concezione di studio che si trova nelle scuole. Ci sono tanti che passano anni all'interno della scuola senza studiare; ripetono, soltanto, contenuti inutili.
    Nei nostri incontri di formazione, nelle nostre classi, cosa studiamo? Quali contenuti vengono elaborati nei processi d'alfabetizzazione? Le differenti dimensioni della vita dei nostri educandi fanno parte dei programmi dell'EJA? Stiamo studiando le sfide proposte dalla nuova concezione d'insediamento che l'MST sta discutendo? Stiamo studiando la necessità di un'agricoltura biologica? Stiamo portando le diverse pratiche sociali del Movimento come contenuto delle nostre lezioni? Che tipo di conoscenze i nostri educandi riescono a produrre partendo dal nostro intento pedagogico e didattico? Che cosa realmente stanno imparando a leggere, a raccontare, a scrivere ? Le nostre lezioni aiutano ad allargare la visione di mondo dei nostri educandi e la nostra? Prendiamo sempre in considerazione il fatto che i nostri educandi sono soggetti di azioni molto significative, che non possono perdere tempo con contenuti stupidi e chiacchiere inutili?

  5. Imparare dal passato per progettare il futuro. È stato in questo modo che il Movimento è diventato quello che è ora: imparando dagli attivisti venuti prima, coltivando la memoria del suo stesso percorso. Anche la storia si fa così: progettando il futuro a partire dalle lezioni del passato coltivate nel presente. La terra custodisce la radice, dice una delle nostre canzoni, anche l'educazione deve custodire la radice, collaborando a coltivare la memoria popolare e a formare la coscienza storica.

    In quanto educatori abbiamo un compito specifico a questo riguardo. I nostri incontri possono essere un momento privilegiato per imparare a coltivare la memoria collettiva e a studiare una storia più vasta. Dobbiamo essere consapevoli che dipende da noi che non si cancelli la memoria dei debiti verso il popolo ancora non pagati, delle ferite ancora non cicatrizzate... È necessario che nessun accampato o insediato del MST dimentichi di dover collaborare, sia nel presente sia nel futuro, ma anche attraverso le nuove generazioni, a cicatrizzare le ferite aperte dei compagni come Antonio Tavares, assassinato dal governo Jaime Lerner del Paraná il 2 maggio scorso, e di tanti altri martiri della lotta dei lavoratori. Se saranno dimenticati, le loro morti saranno state vane e saremo tutti complici di questo crimine.

    È anche necessario che nessuna famiglia Sem Terra dimentichi le proprie radici contadine e come queste radici partecipino alla formazione del popolo brasiliano. E' importante che tutti i Sem Terra sappiano come sono arrivati alla condizione attuale di lavoratore rurale senza terra e sappiano anche di possedere molti altri fratelli in condizione simile in tutto il mondo che, come noi, lottano per la terra e per la riforma agraria. In quanto educatori speriamo di essere in grado di imparare da questa memoria e dobbiamo continuare a coltivarla non per rimanere imprigionati nel passato, ma, al contrario, per metterlo in movimento e poter progettare un futuro migliore per tutti.

  6. Un progetto educativo liberatore è necessariamente un progetto collettivo. L'MST è una collettività. Al suo interno impariamo che il collettivo è il soggetto maggiore della lotta per la terra ed è il nostro grande educatore. Nessuno conquista la propria terra da solo. Le occupazioni, gli accampamenti, gli insediamenti sono opere collettive. È facendo parte della collettività che realizza queste iniziative, che le persone si educano, non da sole, ma all'interno di relazioni sociali che potenziano il loro stesso essere persona, singolare ed unica, ma che si manifesta nelle relazioni con gli altri esseri umani ugualmente singolari e unici.

    La Pedagogia del Movimento è un'opera collettiva. E' da sempre stata prodotta dall'insieme dei Sem Terra ed è l'insieme dei Senza Terra che riflette su di essa. Un educatore che la assuma come punto di riferimento non potrà mai lavorare da solo, di testa sua. Nessun educatore riesce ad educare parlando e riflettendo solo con sé stesso. Soltanto i collettivi degli educatori, nel dialogo con i collettivi degli educandi, possono pianificare e realizzare pratiche educative coerenti rispetto al progetto di formazione umana del Movimento.

  7. L'educatore educa tramite la sua condotta, molto più che per mezzo delle proprie parole. La forza del MST non si trova nei suoi discorsi bensì nelle azioni e negli atteggiamenti dei Sem Terra che li attuano. Sono le pratiche e la condotta del collettivo che educano le persone appartenenti direttamente al Movimento o che si rapportano a lui. Per questa ragione abbiamo come punto di riferimento per gli educatori persone come Paulo Freire e Che Guevara. Loro non sono stati educatori soltanto per quanto hanno detto o scritto; ma per la testimonianza di coerenza tra ciò che pensarono, dissero ed effettivamente fecero e furono, come persone e militanti delle cause del popolo.

    Essere educatore è, poi, un modo d'essere. Una maniera di stare insieme al popolo che sia messaggio vivo dei valori, delle convinzioni, dei sentimenti, della coscienza che ci muove e che intendiamo difendere nella nostra organizzazione. L'essere interamente partecipi è qualcosa di non facile, soltanto la pratica collettiva ci può aiutare nel processo di critica ed autocritica, nei richiami e negli affetti che ci fanno capire quando oscilliamo, ma allo stesso tempo ci accolgono nella ripresa del cammino.

    È importante osservare la quotidianità del Movimento e riflettere sulle linee di condotta che il collettivo si aspetta da noi in quanto educatori del popolo Sem Terra, del popolo brasiliano. Alcune linee di condotta, per guardarci allo specchio, sono quelle che seguono:

    • Militanza: l'MST diventa più forte quando le persone compiono i loro compiti da militanti, ossia, si mettono a servizio dell'organizzazione e della sua causa, cioè rendono politica ogni azione del loro quotidiano. Gli educatori debbono proporsi come dei militanti che fanno del compito dell'educazione la loro principale militanza all'interno dell'organizzazione.
    • Testimonianza di valori e della capacità di fare: i valori ci sostengono e la nostra maggiore virtù è la capacità di fare, persino quando le condizioni obiettive sono sfavorevoli. Educatori laureati a questa pedagogia non temono di lanciarsi nella pratica, costruendo insieme al popolo le condizioni di lavoro, senza aspettare che le cose si trovino belle e fatte. Nel modo stesso di fare e di organizzare questo fare con gli altri, gli educatori e le educatrici dimostrano i valori che pretendono di insegnare.
    • Capacità di lavorare con le contraddizioni e i conflitti: nella lotta diciamo sempre che non c'è niente di meglio per accelerare la formazione della coscienza che le situazioni di conflitto e di scontro, perché queste scoprono le contraddizioni che muovono la realtà. Nel MST viviamo molti momenti di conflitto, non soltanto quelli contro gli avversari della Riforma Agraria, ma anche quelli con i nostri compagni e con noi stessi. Impariamo allora che le persone si formano vivendo e riflettendo sulle contraddizioni e sui conflitti, e non evitandoli. Nella condizione d'educatori del Movimento, quindi, dobbiamo capire l'impossibilità di educare senza provocare conflitti o affrontare contraddizioni e renderci capaci, ogni volta di più, di avere a che fare con queste situazioni rendendole educative.
    • Competenza in questo specifico compito: se si fanno male le azioni di lotta, l'MST diventa fragile. Perciò diamo molto valore ai tempi e agli spazi d'apprendimento dei militanti, specializzandoli in determinati compiti. Per essere educatore è necessario saper educare. Imparare ad avere sensibilità pedagogica, avere il dominio su conoscenze e tecnologie, esercitare didattiche e metodi d'apprendimento e d'insegnamento che diano maggior valore al sapere e ai linguaggi degli educandi... Se il mio compito è quello di alfabetizzare i giovani e gli adulti ed io non dimostro capacità in questo e non faccio niente per migliorare, sto tradendo il collettivo che mi ha delegato questo compito.
  8. Le persone si educano nelle attività che realizzano e nei rapporti sociali che costruiscono tramite queste attività. La vita è attività, diceva Marx. Il popolo si educa nelle azioni, dice la pratica del MST. La nostra capacità di fare genera il bisogno di riflettere sulle azioni e sui passi successivi. E' così che il Movimento avanza nelle sue strategie di lotta: produce il contesto e impara ad analizzarlo, partendo dallo stesso movimento prodotto dalle sue azioni. Anche perciò nel Movimento le persone scelte per partecipare ai corsi di formazione sono quelle che già hanno una certa esperienza di attività all'interno dell' organizzazione. La lezione è che un corso creato per qualificare l'azione pratica ha molte più probabilità di non cadere nel vuoto. Anche per questa ragione la nostra riflessione pedagogica difende la centralità delle pratiche produttive nei processi educativi e la connessione tra l'insegnamento e l'acquisizione di abilità (capacitazione) (Per approfondire gli svolgimenti pratici di questa lezione e di altre che si trovano in questo testo è importante leggere i Quaderni d'Educazione del MST, in modo speciale il n. 8, Princípios da educaçã no MST, 1996, e il n. 9, Como fazemos a escola de educação fundamental, 1999).

    In qualità d'educatori di giovani e adulti dobbiamo domandarci, nei nostri incontri o lezioni, cosa c'è di più importante, le attività o i discorsi? Quali attività compiono i nostri educandi? Quali prodotti riescono a materializzare le loro pratiche? Nei processi d'alfabetizzazione relativi alla lingua e ai numeri, siamo quel tipo di educatore che offre attività di produzione e lettura di testi, di soluzione dei problemi reali fin dai primi incontri, oppure rimandiamo queste attività fino a quando gli educandi si stancano di non fare ciò per cui sono venuti?

  9. Educare vuole dire più che alfabetizzare ed è necessario alfabetizzare in differenti linguaggi. La traiettoria delle lotte del MST ci insegna che abbiamo un impegno radicale in Brasile: alfabetizzare l'intero popolo, in massa, nella prospettiva che le persone si educhino a leggere la realtà del nostro paese ed a riscriverla. Nella nostra esperienza con i Sem Terra abbiamo appreso che l'agire con questo impegno porta due lezioni importanti. La prima è il non poter ridurre l'EJA ai processi iniziali di appropriazione di codici di linguaggio, all'alfabetizzazione, appunto. Ciò che vogliamo, alla fine, è scatenare nei giovani e negli adulti dei nostri accampamenti ed insediamenti un movimento d'educazione che non finisca più. Leggere il mondo, leggere la realtà del nostro paese di miserie e ricchezze, leggere ed esprimere le diverse dimensioni della nostra vita sono parte di un processo educativo senza fine. Queste pratiche possono continuare per mezzo della scolarizzazione formale oppure no, ma hanno bisogno di tempi e spazi specifici e della volontà pedagogica della nostra organizzazione e dei suoi educatori.

    La seconda lezione della pedagogia del Movimento è l'esistenza di diversi linguaggi in cui dobbiamo alfabetizzarci. Il linguaggio delle lettere e dei numeri scritti è uno di loro, sicuramente fondamentale nel progetto storico in cui siamo impegnati. Ma nel quotidiano del MST ci sono altri codici che devono essere decifrati e appresi, senza i quali l'identità Senza Terra non si completa. Un Sem Terra alfabetizzato è quello che conquista, ad esempio, il linguaggio della mistica e della sua pedagogia che combina simboli, gesti, memoria, sentimenti. E' un linguaggio etico, estetico, politico. Un altro linguaggio proprio dei Sem Terra è quello della organizzazione collettiva: giorno dopo giorno ci alfabetizziamo nei codici della organicità del Movimento, imparando a parteciparne. Un altro ancora è il linguaggio delle tecnologie che aiutano a qualificare le azioni del Movimento nella produzione, nella comunicazione, nella educazione... In questa concezione, quindi, non c'è nessuno veramente analfabeta, perché tutti dominano qualche tipo di linguaggio.

    In quanto educatori dobbiamo scoprire in quali linguaggi i nostri educandi sono già alfabetizzati (e possono persino alfabetizzare noi), inoltre valorizzare e potenziare la condivisione di queste conoscenze, sfidando il collettivo ad appropriarsi di nuovi linguaggi. Abbiamo fatto così nelle nostre lezioni? nelle nostre scuole?

  10. Cambiare è difficile ma possibile. Questa frase è stata scritta e ripetuta molte volte da Paulo Freire nei suoi ultimi scritti, prima della sua morte nel 1997. In uno di questi testi, disse: La matrice della speranza è la stessa della educabilità dell'essere umano: l'incompiutezza del suo essere del quale è divenuto cosciente. Sarebbe una pesante contraddizione se, incompiuto e consapevole della incompiutezza, l'essere umano non si inserisse in un permanente processo di speranzosa ricerca. Questo processo è l'educazione. Ma proprio perché ci troviamo sottomessi ad una infinità di limitazioni (ostacoli difficili da superare, influenze dominanti di concezioni fatalistiche della storia, il potere dell'ideologia neoliberale la cui etica perversa si fonda sulle leggi di mercato) mai, forse come oggi, abbiamo avuto necessità maggiore di sottolineare, nella pratica educativa, il senso della speranza. Perciò, tra i vari saperi fondamentali per la pratica di educatori e educandi, non importa se progressisti oppure conservatori, emerge ciò che segue: cambiare è difficile ma è possibile.

    Sui Sem Terra, Paulo Freire ha detto in un altro testo, in questa stessa prospettiva: se avessero creduto nei discorsi ufficiali e, lasciando perdere le occupazioni, fossero tornati alle loro case, cioè alla negazione di loro stessi, ancora una volta la riforma agraria sarebbe stata archiviata. A loro, senza terra, al loro non conformismo, alla loro determinazione a collaborare alla democratizzazione di questo paese dobbiamo più di quanto, a volte, possiamo pensare... Fanno la marcia speranzosa di quanti sanno che cambiare è possibile. (Freire, Paulo. Pedagogia da Indignição. Cartas pedagógicas e outros escritos. São Paulo: UNESP, 2000.) Effettivamente l'MST non esisterebbe o sarebbe già finito, se nelle sue azioni non vivesse e riflettesse su questo apprendistato. Intanto è una sfida permanente continuare educando ogni persona a questa lezione che lo stesso movimento della lotta produce, ma non in tutti consolida come modo di vedere e di stare nel mondo, come maniera di costruire le nuove comunità, gli insediamenti...

La lezione che diviene domanda di fronte alla nostra pratica di educatori: è questo il principio che ha guidato la nostra azione di educatori di giovani e di adulti? Abbiamo degli esempi concreti di situazioni appartenenti alla nostra pratica educativa dove sperimentiamo il fatto che cambiare è difficile ma possibile? È questo il sentimento e la convinzione che aiutiamo a coltivare nel modo di condurre il nostro compito? Riusciamo a riflettere coi nostri educandi su quale trasformazione siamo già riusciti a compiere nella nostra realtà, nelle nostre vite, e in cosa dobbiamo ancora cambiare, vogliamo cambiare?

Forse lo stesso Paulo Freire ci avrebbe domandato questo: stiamo collaborando alla trasformazione di atteggiamenti ribelli, forgiati nella lotta per la terra e per la vita, in gesti rivoluzionari, che sono quelle che ci inseriscono nel processo radicale di trasformazione del mondo?

Speriamo che il nostro processo di formazione, in movimento, ci aiuti a rispondere a tante domande, a farne tante altre, e ad essere ogni volta più coerenti con le lezioni di pedagogia che generino vita e dignità per molti; un giorno, chi lo sa, per tutti.

Reforma Agraria: per un Brasile senza latifondi!
Verso il IV Congresso del MST

Roseli Salete Caldart - Settore educativo - Giugno 2000