Convegno Europeo sull'America Latina. Pistoia 2007 Marina Dos Santos

Quale rapporto tra i movimenti sociali e i 'governi amici' in America Latina?
L'esperienza del MST in Brasile

Marina Dos Santos
24 marzo, Pistoia
Convegno Europeo sull'America Latina

Dalla fine del secolo scorso l'egemonia del capitale nel nostro continente è assoluta. La classe lavoratrice è stata sconfitta e i movimenti di massa sono in una fase di riflusso.
Ci sono stati duri regimi militari nei nostri paesi, ma anche periodi di resistenza e di lotta dei lavoratori. Alla fine degli anni 80 i regimi militari si sono esauriti ed è nata una democrazia di facciata che ha portato avanti il modello neoliberista, subordinato agli interessi capitalistici internazionali e ora egemonizzato dal capitale finanziario e dalle grandi transnazionali.
Abbiamo vissuto un lungo periodo di sconfitte: la rivoluzione in Nicaragua è stata travolta, in Brasile e in Perù ha preso il sopravvento il capitale finanziario, molti lavoratori si sono mobilitati ma sono stati sconfitti nelle elezioni. Ma quando già si parlava di fine della storia, le crisi cicliche di accumulazione del capitale hanno scatenato le reazioni popolari, suscitate dalla povertà, dalla disoccupazione, dalla mancanza di accesso all'istruzione. Tutto si era aggravato in questo periodo di dominazione totale.
Ci sono state piccole manifestazioni di resistenza popolare, ma fortemente simboliche: in Chiapas nel 1994, in Equador, Bolivia, Argentina dopo il 2000, e poi i Forum sociali mondiali, che hanno segnato un processo di unificazione delle forze popolari di fronte al neoliberismo.
A partire dal nuovo secolo siamo entrati in un periodo nuovo della nostra storia continentale, un processo all'interno del quale i popoli e le forze popolari e politiche che lo hanno guidato hanno messo al primo posto la strategia elettorale come strumento di lotta contro il neoliberismo e hanno fatto questa scelta nella consapevolezza che c'era un riflusso delle lotte di massa.
Dal 2002, nel nostro continente, hanno vinto candidati che si sono presentati come antineoliberisti (anche se dopo le elezioni le loro posizioni non sono state coerenti con i programmi elettorali) Oggi ci sono tre tipi di governi:
1. I governi progressisti di sinistra (in primo luogo Cuba, Venezuela, Bolivia) che si scontrano direttamente con gli interessi capitalistici
2. I governi progressisti moderati (come Brasile, Argentina, Uruguay) che portano avanti una politica ambigua nei confronti dell'imperialismo e del neoliberismo
3. I governi conservatori (come Cile, Paraguay Colombia), che obbediscono all'impero e al neoliberismo.

Non siamo in una fase di rilancio del movimento di massa e delle idee rivoluzionarie: siamo in un periodo di resistenza popolare e di accumulazione di forze a livello continentale per lottare contro un nemico molto potente a livello interno e internazionale.
Di fronte a questa situazione, le sfide che ci troviamo ad affrontare sono le seguenti:
1. Comprendere la vera natura dei rapporti di forza attuali, per accumulare forze per i mutamenti strutturali necessari, che rompano con il neoliberismo e con l'imperialismo. Il cambiamento dipende dalla reale accumulazione delle forze della classe lavoratrice e del popolo.
2. Riprendere il lavoro di base, che accresca il livello della coscienza politica e ideologica della nostra base sociale e crei condizioni per lotte sociali massicce che possano riattivare il movimento di massa.
3. Mantenere l'autonomia dei movimenti sociali in relazione ai governi, anche se progressisti.
4. Dedicarsi permanentemente al lavoro di formazione di militanti e quadri politici che conoscano la realtà e possano lavorare per trasformarla.
5. Costruire mezzi di comunicazione propri dei movimenti sociali, dei partiti e delle forze popolari.
6. Dibattere, approfondire la conoscenza e articolare forze intorno a un nuovo progetto di sviluppo popolare.

Per quanto riguarda più direttamente il mio paese, il Brasile e il governo Lula:
Il 60,2% della popolazione, alle ultime elezioni, ha scelto Lula votando per il cambiamento economico e sociale, poiché la candidatura di Alkmin era espressione del progetto neoliberista borghese. Tuttavia, dopo la vittoria di Lula, la classe dominante brasiliana ha cercato pragmaticamente di ritrovare un accordo con il governo. La borghesia finanziaria e i gruppi legati al capitale internazionale continuano ad avere un ruolo egemonico, assumendo tutte le iniziative in campo economico, controllando lo Stato, il sistema giudiziario e quello politico.
La borghesia usa i mezzi di comunicazione per mantenere il governo ostaggio dei propri interessi. L'obiettivo principale delle classi dominanti brasiliane è mantenere alti i tassi di interesse e controllare il popolo perché non si rivolti. L'incontro dei gruppi imprenditoriali con il governo Bush, durante l'ultima visita del presidente Usa in Brasile, ha rivelato chi sono i suoi veri alleati e che questi stanno puntando tutto sulla apertura del mercato europeo e americano per aumentare i propri profitti.
Al secondo turno delle elezioni dell'autunno 2006 c'è stato uno scontro politico e ideologico. I settori politici organizzati, contrari al neoliberismo, sono scesi in piazza e sono riusciti ad ottenere una vittoria elettorale. Ma questo non è stato sufficiente a far nascere un governo realmente nuovo. Il governo Lula continua ad essere condizionato da settori delle classi dominanti che al momento delle elezioni avevano scelto Alkmin ma che poi si sono di nuovo avvicinati al governo Lula e i discorsi che Lula aveva pronunciato tra primo e secondo turno sono stati abbandonati subito dopo le elezioni.
Le alleanze politiche a cui il governo sta dando la priorità non rappresentano le forze sociali che hanno portato alla rielezione di Lula. Nessun cambiamento sociale scaturirà dall'iniziativa di questo governo.
Quindi possiamo dire che il governo Lula, in questo secondo mandato, è un governo centrista, pragmatico, che agisce solo in funzione della governabilità e per la riduzione degli attriti con la classe dominante.
Il popolo è in gran parte depoliticizzato: è stato anestetizzato dal governo Lula, visto che i governi precedenti erano pessimi. Quindi ci vorrà tempo per un processo di coscientizzazione del popolo.

Le forze popolari e la situazione nelle campagne
Il popolo lotta per la sopravvivenza, è apatico. Le forze popolari, frammentate, sono travolte dalla classe dominante: non c'è un progetto che unifichi, non c'è un significativo lavoro di base. Le forze di sinistra sono divise, mettono al primo posto lo spazio istituzionale.
Il popolo si illude ma i vertici dei movimenti popolari sono sicuri che non ci saranno cambiamenti significativi. Molte ONG che avevano puntato su Lula si stanno allontanando. Sta per essere costituita una Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle ONG.
Nelle campagne c'è una grande crescita dell'agrobusiness e delle transnazionali. La concentrazione della terra aumenta. Le transnazionali stanno acquistando terre per destinarle alle monoculture, in particolare della canna, della soia e dell'eucalipto. Queste coltivazioni hanno pesanti conseguenze in relazione all'ambiente e alla biodiversità, alla disoccupazione e alla fame.
I prodotti delle monoculture sono destinati all'esportazione. Si tratta di migliaia di ettari sottratti alla coltivazione di alimenti. L'eucalipto, per esempio, provoca il deserto verde, distrugge la biodiversità e sottrae territori alle popolazioni indigene.
Negli ultimi 20 anni, nel Rio Grande del Sud, sono stati espropriati 250.000 ettari per gli insediamenti, ma, solo negli ultimi 3 anni, la Aracruz Cellulosa ha ottenuto 260.000 ettari, in quello Stato, per la coltivazione di eucalipto.

Gli obiettivi di MST e Via Campesina

  • Il MST e Via Campesina portano avanti e ampliano, nonostante le difficoltà, la lotta per la terra o, meglio, la lotta per il territorio. Il nostro obiettivo è la realizzazione di una riforma agraria massiccia, che modifichi la cattiva distribuzione di terre del Brasile, con l'1% dei proprietari che possiede il 46% delle terre.
  • Vogliamo costruire un nuovo modello tecnologico, basato sulla agroecologia.
  • Riteniamo indispensabile combattere il modello dell'agrobusiness, attraverso, prima di tutto, il controllo dei semi che va sottratto alle transnazionali. Il controllo dei semi è la base della autonomia contadina, della sovranità alimentare, della garanzia della qualità degli alimenti. Dobbiamo anche contrastare le monoculture, in particolare quelle della canna, della soia e dell'eucalipto.
  • Sosteniamo la necessità di politiche pubbliche per l'agricoltura (sussidi per la produzione di alimenti, sostegno dei prezzi dei prodotti agricoli, una nuova politica del credito rurale, difesa della biodiversità, della natura, delle acque ecc.).
  • Rivendichiamo un programma ampio di scolarizzazione nelle campagne, che accresca il livello di coscienza sociale del contadini e renda possibile ai giovani accedere a qualsiasi livello di scolarizzazione ecc.
  • Sosteniamo la sovranità alimentare a tutti i livelli, nelle aziende contadine, negli insediamenti, nelle comunità rurali, nei comuni, negli Stati e a livello nazionale.
  • Vogliamo un nuovo modello energetico, che sia rinnovabile, sostenibile e che garantisca l'autonomia delle comunità rurali.
  • Ci opponiamo agli accordi internazionali del WTO, a quelli UE/Mercosur ecc. che sostengono solo gli interessi del capitale internazionale e del libero commercio, danneggiando i contadini e gli interessi dei popoli del sud.
  • Siamo contro il modello economico neoliberista, base dell'egemonia delle transnazionali e del capitale finanziario in agricoltura
  • Vogliamo rafforzare le comunità rurali e gli insediamenti come spazi di resistenza.
  • E infine intendiamo realizzare mobilitazioni di massa sempre più unitarie e nazionali.

Voglio concludere con una frase del comandante Che Guevara:
"Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo. Se sentite questo siamo compagni e possiamo unirci perché la lotta di fronte alla quale ci troviamo è una lotta comune".