Convegno Europeo sull'America Latina. Pistoia 2007 Riccardo Petrella

America Latina: tra la spoliazione delle transnazionali e le lotte popolari in difesa dei beni comuni
Riccardo Petrella
24 marzo, Pistoia
Convegno Europeo sull'America Latina

Dopo quello che abbiamo sentito stamattina e oggi pomeriggio non ci sarebbe niente da aggiungere, ma gli italiani parlano anche quando non c'è niente da dire. Entriamo subito in argomento.
Alcune settimane fa il governo del Venezuela ha annunciato la nazionalizzazione dell'industria elettrica e telefonica, e il giorno dopo i mercati finanziari hanno fatto perdere il 18% del valore alle imprese venezuelane di elettricità e telefonia. Come si può permettere che alcuni soggetti che manovrano i mercati finanziari internazionali facciano questo? Ciò dà il senso di cosa voglia dire oggi vivere in un sistema di economia capitalista di mercato. L'esempio mostra la situazione di dipendenza strutturale dei paesi del Sud dai paesi forti. L'importanza attribuita a un paese non dipende dal benessere che la ricchezza prodotta in questo paese può portare agli abitanti, in termini di diritto alla vita, alla salute, all'acqua, al lavoro, alla educazione, ma dall'utilità definita dai detentori di capitale. Io valgo se produco un valore elevato per i detentori del capitale finanziario. Se non produco il valore atteso, io non valgo niente. Ecco perché si può dire a un ingegnere informatico tedesco di 55 anni: non vali più niente rispetto al giovane ingegnere indiano di Bangalore che produce molto di più. E se è penoso vedere un ingegnere tedesco di 55 anni disoccupato (e questo in un'economia come la nostra significa non avere più diritto alla vita), figurarsi quando questo avviene con un popolo di 30 milioni, di 15 milioni, di 180 milioni. La logica mostrata dal caso venezuelano è quella che chiamiamo comunemente la logica imperiale. Il Venezuela è stato vittima di una logica imperiale, non di una schizofrenia momentanea dei detentori di azioni. Questa logica imperiale applicata al continente latinoamericano è frutto di un lungo processo storico. Non si deve sempre necessariamente risalire ad Adamo ed Eva, ma è importante adottare una prospettiva storica, perché effettivamente l'America Latina ha subito un periodo di pesante dominio coloniale europeo. Questi paesi hanno ottenuto la loro indipendenza agli inizi del XIX secolo. Nel 1825, quando la Bolivia diviene indipendente, c'era già la dottrina Monroe, "l'America agli americani", che rappresenta l'inizio dell'impero mondiale americano. È per questo che Cuba, che non ha nessuna risorsa da sfruttare, è pericolosa: perché nega la dottrina Monroe, una cosa molto più importante della nazionalizzazione del petrolio in Venezuela, perché si pone a livello delle narrazioni del mondo, che è quello in cui avvengono gli scontri tra i popoli. degli Stati Uniti. La narrazione del mondo degli Stati Uniti era "l'America agli americani", che poi è diventata nel 1875, con la dottrina Grant, quella del destino manifesto dell'America: difendere la libertà dovunque e imporla anche con le armi. Una dottrina che riemerge con tutti i presidenti degli USA. E Bush cosa dice? È destino manifesto degli Stati Uniti entrare in Iraq, in Afganistan... Questo è stato il leit motiv di tutta la politica USA. La libertà degli Stati Uniti presuppone la sicurezza degli Stati Uniti e, se c'è la sicurezza degli Stati Uniti, c'è la sicurezza del mondo e quindi il destino manifesto degli USA è assicurare la sicurezza del mondo attraverso la libertà. La narrazione degli USA e dell'impero, oggi, è quella dell'economia capitalista mondializzata. Io trovo che il ministro Bersani abbia detto in maniera molto semplice qual è la logica della narrazione dell'impero statunitense, affermando che quando parla il mercato i governi devono stare zitti. Si tratta di quella che ho chiamato la TUC (teologia universale capitalistica). Cosa dice Bersani, ministro di un governo italiano? Che lui sta zitto quando Bill Gates o la Borsa di Londra parlano. E non deve stare zitto solo il governo italiano, ma tutti i governi. Vi rendete conto che cosa ha detto? Si dovrebbe dimettere subito. Come fa a restare ministro? Non l'abbiamo eletto per questo. Non si può accettare che il ministro di uno Stato democratico possa dire questo. È scandaloso.
Che possono fare, dopo che hanno parlato i mercati, i contadini brasiliani o quelli della Colombia o dell'Africa o gli operai del Pakistan o delle Filippine? La stessa cosa per la UE: quando parla il mercato unico integrato, non c'è più niente da dire. E tu parlamento europeo non hai niente da dire? E tu consiglio dei ministri d'Europa non hai niente da dire? E voi 450 milioni di "cittadini" non avete più niente da dire, visto che il mercato unico ha detto che si deve fare così e così? Chiediamo allora la chiusura di tutte le istituzioni europee. Che si celebrano a fare i 50 anni dell'integrazione europea? Celebriamo la moneta e il mercato unico e basta, visto che sono la Bibbia.

2. Il secondo elemento indicato dalla storia recente del processo imperiale è che, una volta affermata la propria narrazione, le forze dell'impero si impossessano delle risorse naturali strategicamente rilevanti. Una volta che si è detto "l'America agli americani", gli USA hanno cominciato ad impadronirsi delle risorse naturali strategicamente importanti dell'America Centrale e dell'America del Sud. Dal 1823 in poi c'è una lunga storia di occupazioni militari da parte degli USA, che sia Panama, che sia l'Honduras, che sia il Costarica, la Bolivia, la Colombia e così via. A volte l'hanno fatto senza intervento militare: hanno preparato il golpe e hanno cercato di controllare le risorse minerarie. Non per nulla l'industria chimica occidentale ha beneficiato enormemente delle ricchezze minerarie dell'America Latina. La Basf, la più grande industria chimica tedesca, si è insediata in America Latina, in Brasile e Argentina, già nel 1880. La Solvay, la grande industria chimica belga, si è insediata in America Latina nel 1890. In realtà poi si è passati dalle risorse minerarie alle risorse energetiche: se voi guardate oggi la situazione, tutte le grandi imprese elettriche dell'America Latina sono in mani occidentali. E quando Chávez nazionalizza l'industria elettrica, perde il 18% di ricchezza. E poi le risorse della terra, il suolo, le foreste. Merks nel 1990 ha offerto un milione di dollari al Costa Rica per il diritto di esplorare la foresta equatoriale e il governo è stato talmente imbecille da accettare. Che faceva Merks? Andava a esplorare il capitale biotico del Costa Rica, come è stato fatto in Colombia, in Bolivia, in Brasile, in Amazzonia e in altre foreste subequatoriali.. Nelle foreste c'è il 92% di tutte le specie microbiche, vegetali, animali conosciute. Da solo il Madagascar ha il 12% del capitale biotico del mondo. Andare a esplorare significa poi imporre un brevetto e quindi impadronirsi di qualcosa di cui nessuno dovrebbe impadronirsi, che è il capitale biotico. Eppure, questo è successo. E cos'è un brevetto? Diritto di proprietà intellettuale su una pianta, su una cellula di una pianta, su un tessuto di una pianta. E così si sono installate Monsanto, Merks, Farma. Le industrie farmaceutiche e le industrie chimiche vivono grazie ai brevetti. Chi li dà i brevetti? Due organismi: US Patent Office e ora European Patent Office a Monaco. Per chiedere i brevetti bisogna essere forti e ricchi. E poi l'European Patent Office dà i brevetti in funzione di una logica nazionale, preferisce dare i brevetti alle proprie imprese, dicendo che sono scientificamente più credibili. Questo è il secondo passo: impadronirsi del controllo delle risorse vitali di questi paesi.

3. Il terzo passo è riorientare l'industria manifatturiera e l'industria dei servizi dei vari paesi verso l'esportazione. Si dice che l'agricoltura deve essere orientata all'esportazione e non all'alimentazione locale. Ma la tendenza dei prezzi dei prodotti esportati dai cosiddetti 'paesi di risorse di base' è negativa, rispetto alla tendenza dei prezzi dei prodotti ad alta intensità di ricerca e sviluppo, che provengono dai paesi sviluppati. Ecco perché la Banca Mondiale ha sempre detto che la via per lo sviluppo di questi paesi è il commercio. Ma più si dice che il commercio è la via per lo sviluppo più si creano le condizioni per l'impoverimento della grandissima parte del mondo. Si dice: vi diamo i prestiti solo se esportate i prodotti per noi. Quindi in realtà si danno i prestiti perché i paesi diventino sempre più poveri: si indebitano e quindi devono esportare sempre di più per poter pagare. E poiché la logica dello sviluppo economico orientato verso le esportazioni impoverisce questi paesi, le popolazioni devono emigrare. Più avanza la logica dello sviluppo per l'esportazione più la gente, in genere la migliore, emigra. Ecco perché gli Stati Uniti stanno diventando sempre di più un paese di alta immigrazione e di alta qualificazione. Se voi andate negli USA e non avete un dottorato avrete problemi ad entrare, se invece lo avete non vi domandano nemmeno da dove venite. È come per la carta di credito. Negli alberghi USA se ne fregano del vostro passaporto, chiedono solo la carta di credito. Che importa a loro se siete cittadini? L'importante è che abbiate un capitale.

4. Il quarto processo è la sottomissione di tutti gli attori, istituzionali e non, ai meccanismi finanziari della determinazione del valore, quindi alla logica finanziaria. Anche Lula a un certo momento ha detto: devo sottostare. La logica finanziaria è formalmente legata a Banca Mondiale e FMI: ci si è indebitati e si deve rimborsare. La logica finanziaria vuol dire che sono i mercati finanziari che determinano cosa può fare Lula. La BM e il FMI contano solo per quanto riguarda i trasferimenti tra governi. Però oggi sono ormai i grandi fondi di investimento privati che determinano cosa vale.

5. Il quinto passo è che il modello di consumo e lo stile di vita dell'impero diventano l'unico punto di riferimento. Ciò significa che non è possibile avere una industria nazionale autonoma. Per esempio l'industria brasiliana dell'informatica, che negli anni 80 sembrava destinata a diventare una delle più grandi del mondo, non esiste più, è stata mangiata, così come quella francese, italiana, inglese, mangiate dai giapponesi e dagli americani. Nokia, che appartiene a un paese piccolo come la Finlandia ma che fa parte della logica imperiale dell'economia capitalistica, riesce a divenire un'industria mondiale, mentre l'industria informatica del Brasile, che è un'enorme potenza economica, non riesce a diventare niente. Volvo, che appartiene a un paese di 10 milioni di abitanti, riesce a raggiungere il mercato americano, ma non ci sono automobili brasiliane, argentine, venezuelane ecc.
In fondo la logica imperiale è quella che va a toccare gli elementi fondamentali per il diritto alla vita, spazi da controllare, sottomettere, conquistare. Controlla le terre e quindi l'agricoltura, le risorse minerarie, l'acqua, la conoscenza, il capitale biotico delle foreste, il sole. Tocca i beni comuni essenziali. La logica imperiale non riconosce l'esistenza di beni comuni, parla di beni territoriali competitivi. Si espellono gli abitanti per ridurre i territori a risorse competitive il cui valore cambia in funzione del rendimento, del ritorno rispetto al capitale investito. A un certo punto il carbone in Australia non è più buono e allora elimino le industrie minerarie in Australia. La foresta indonesiana è più interessante della foresta amazzonica e allora sfrutto di più quella, e il giorno in cui ho finito vado in Amazzonia o in Cile. Non si tratta di beni comuni essenziali per la vita ma di beni strumentali in funzione del capitale finanziario mondiale.
Il punto strategico politico-culturale della sfida mondiale è togliere al capitale privato la legittimità della pretesa di diventare proprietario della vita. Nel XIX e XX secolo, la lotta fu contro il tentativo del capitale di diventare proprietario del lavoro e della produttività. Le battaglie sociali dei lavoratori sono riuscite negli anni 50/60 a fare della produttività un bene comune. Però il capitale ha vinto: oggi il capitale è proprietario del lavoro. La battaglia del XXI secolo è impedire che il capitale privato mondiale possa diventare proprietario della vita: dei geni, dei microbi, delle specie vegetali, dei terreni, dell'acqua, del sole, dei simboli, della matematica... perché sta diventando proprietario di tutto questo.
Oggi i popoli dell'America Latina ci danno un segnale forte. La lotta dei popoli indigeni è quella di riaffermare il territorio come bene comune. I sem terra si battono non solo per riaffermare il diritto dei contadini ad avere la terra, come abbiamo fatto in Europa nei secoli scorsi per la riforma agraria, ma per la riconquista del territorio come espressione del diritto alla vita. L'esempio dell'acqua è emblematico:, l'acqua è stata sempre considerata sacra tra le popolazioni di tutti i continenti (solo USA e UE non la considerano una cosa sacra, ma una merce). In India a milioni si gettano nell'acqua del Gange ecc. in Africa si dà una ciotola d'acqua a chi entra in una casa. Solo noi siamo riusciti a mettere l'acqua in bottiglia e a farne una merce. Questa è la desacralizzazione dell'acqua. Domandate a un bambino europeo cos'è l'acqua e da dove viene. Posso dirvi che molti risponderebbero: viene da Carrefour. Il 62% degli italiani beve acqua in bottiglia. L'acqua del rubinetto la usano per lavarsi i denti, per cucinare. Consumiamo il 30% dell'acqua potabile per il water. In America Latina l'acqua è divenuta un simbolo delle lotte per la riconquista del territorio da parte delle comunità indigene. Perché nel frattempo, a partire dagli anni 70, inizia la conquista, da parte nostra, delle risorse idriche dell'America Latina quei paese. E inizia dalle città, perché il capitale finanziario non va nelle campagne dove ci sono i poveri, ma nelle città dove c'è l'alta e media borghesia capace di pagare i beni di consumo. Il che significa che poi i poveri pagheranno l'acqua più dei ricchi, perché nei luoghi poveri costa di più portare l'acqua. L'élite locale diventa la base sociale che giustifica l'installazione del capitale internazionale. Ecco allora che La Paz, El Alto, Cordoba, Santa Fè, Buenos Aires, Recife, Caracas, Quito diventano luoghi di penetrazione delle multinazionali dell'acqua. Ed è così che lo Stato, non intervenendo, diventa il nemico delle popolazioni indigene. Le lotte di liberazione contro il capitale diventano anche lotte di liberazione contro lo Stato.

Oggi i movimenti di lotta per l'acqua, per la terra, per l'energia, in America Latina, sono l'espressione, la più potente, della riscoperta della propria storia. Oggi si può dire che i movimenti indigeni, per la prima volta, non sono contro lo straniero, l'oppressore, il colonizzatore: sono per la riscoperta della propria memoria e della propria identità. In fondo la lotta contro il conquistatore sta diventando secondaria rispetto alla affermazione della propria identità ed è lì la grande difficoltà delle lotte dei contadini e degli operai e della gente che vuol difendere il diritto alla vita. Noi in Europa non abbiamo più questa sfida di recuperare la nostra identità. Mentre i popoli dell'America Latina devono recuperare la loro storia contro lo Stato, contro gli oppressori e contro se stessi. Ci sono vittorie, anche se parziali. In Uruguay un referendum, nel 2005, ha dichiarato l'acqua un diritto e ha portato alla rinazionalizzazione dell'acqua. Lo stesso in Venezuela e in Boliva. In Bolivia c'è il primo ministro dell'acqua del mondo, Abel Mamani. Io sogno di diventare ministro dell'acqua. Perché il primo diritto è l'acqua. L'Argentina ha cacciato le imprese multinazionali dell'acqua da Santa Fè, da Buenos Aires. La battaglia per i bene comuni, l'acqua, la terra, l'energia, la conoscenza in America Latina è una battaglia universale. Una delle debolezze dei movimenti dell'America Latina è la frammentarietà: forse i tempi non sono ancora maturi per fare una battaglia tutti insieme. Eppure la loro battaglia è universale: è una battaglia per una nuova polis, cioè per una nuova politica. Le battaglie dei paesi dell'America del Sud mostrano che è necessario riossigenare la politica, una lotta che passa per il diritto alla vita e per la capacità di organizzarsi insieme.