Convegno Europeo sull'America Latina. Pistoia 2007

Il socialismo del XXI secolo
Tavola rotonda coordinata da Maurizio Matteuzzi del Manifesto
25 marzo, Pistoia
Convegno Europeo sull'America Latina

Maurizio Matteuzzi
Il tema della tavola rotonda è il socialismo del XXI secolo. Proprio ieri, in Venezuela, Chávez ha consegnato le prime tessere del PSUV (Partito socialista unito del Venezuela). Questo è ovviamente un passo importante rispetto al progetto di Chávez del socialismo nel XXI secolo, che è un progetto di portata almeno latinoamericana. L'America Latina sta vivendo un rinascimento: è l'unico continente che mostra un dinamismo straordinario. Dopo le dittature militari e fasciste o protofasciste degli anni 60 e 70 e gli anni disastrosi del neoliberismo, l'America Latina è quella che prova a distanziarsi e a rompere gli schemi del neoliberismo. Dopo la democrazia formale propria del neoliberismo, la democrazia elettorale, adesso si comincia a parlare di democrazia partecipativa, in contrasto con quella democrazia rappresentativa che anche da noi, in Italia, non sta dando grandi risultati. A ciò si aggiunge il rinascimento indigeno, chiamato da qualcuno intifada india, intifada andina. Tutto questo si è coagulato, diciamo così, nel progetto che Chávez ha lanciato dopo la prima presidenza, dal 98 in poi. Dal referendum revocatorio del 2004, vinto da Chávez, il progetto venezuelano ha cambiato natura, si è evoluto. Sarebbe interessante capire in che cosa consiste questo socialismo del XXI secolo, che evidentemente prende spunto dall'esempio cubano, che in questi quaranta anni è stato l'unico esempio di dignità e resistenza, ma che è evidentemente qualcosa di diverso. Sarebbe interessante che Edgardo Lander, venezuelano, sociologo e molto impegnato nel progetto, ci spiegasse il significato e gli obiettivi di questo socialismo.

Edgardo Lander
Il processo di cambiamento in Venezuela, a partire dal 1998, è il primo tentativo di trasformazione profonda di una società dopo la caduta del muro di Berlino e il collasso del socialismo reale in Europa.
La Costituzione venezuelana del 1999 è propria di una socialdemocrazia avanzata, che combina forme di democrazia rappresentativa con forme di democrazia diretta. Incorpora anche forme di proprietà diversa, con un controllo dello Stato sulle imprese di base, il petrolio, la creazione di energia, la petrolchimica, una parte di proprietà sociale, e una parte molto significativa di proprietà privata.
Dalla rielezione di Chávez nel dicembre dell'anno passato, è cominciata una nuova tappa in cui si parla già della costruzione del cosiddetto socialismo del XXI secolo. L'America Latina veniva da un periodo di sconfitte dei movimenti popolari che aveva comportato una disfatta non solo politica ma anche ideologica, teorica, con la scomparsa dell'utopia della trasformazione profonda e la cancellazione della parola socialismo dal dibattito politico della maggior parte dell'America Latina. La situazione comincia a cambiare negli anni 90 con la sollevazione indigena equadoriana, il Caracazo in Venezuela, la rivolta zapatista e poi con lo sviluppo del forum social mondiale, la lotta contro l'ALCA e la creazione di nuovi governi di sinistra, di centro sinistra, progressisti ecc.
Il dibattito sul socialismo del XXI secolo si pone nel quadro della situazione dell'America Latina, dei cambiamenti che sono avvenuti nel continente.
Perché si parla di socialismo del XXI? La ragione fondamentale per cui si definisce in questo modo è per differenziarlo dalla esperienza sovietica e da quella dell'Europa dell'est.
Il dibattito su questo tema è estremamente aperto, non ci sono definizioni rigide. Posso fornirvi alcuni elementi secondo me importanti, che richiederebbero un successivo approfondimento. Comunque, molto del dibattito è centrato, come ho detto, sulle differenze con il socialismo dell'URSS e dell'Europa dell'est.
1. Il primo punto riguarda il modello di sviluppo, scientifico e tecnologico, con una critica al modello di industrializzazione sovietico che ha riprodotto il modello industriale depredatorio dell'industrializzazione capitalistica. L'obiettivo deve essere la costruzione di una società alternativa compatibile con la sopravvivenza della vita sul pianeta: ciò implica discussioni sul carattere della scienza, sui livelli tecnologici, sui modelli di vita, di produzione e di consumo. È chiaramente un tema molto ampio, l'ho solo accennato.
2. Il secondo punto riguarda la democrazia e le forme di partecipazione. Nella esperienza sovietica e dell'Europa dell'Est, la critica alle forme della democrazia liberale serviva a giustificare l'assenza di ogni tipo di democrazia effettiva. La costruzione di una società socialista del secolo XXI dovrà essere necessariamente più democratica e partecipativa della società capitalista. In Venezuela questo ha a che vedere con la pluralità di meccanismi di partecipazione che si stanno sperimentando.
3. Altro punto è quello della decolonizzazione. In America Latina in genere i partiti comunisti hanno proposto una visione eurocentrica, che andava in senso opposto alla complessa pluralità culturale ed etnica di questo continente. È evidente che una alternativa al capitalismo in America Latina deve incorporare l'esperienza delle lotte dei popoli indigeni.
4. Rispetto alle forme di proprietà, da un lato si riafferma e si consolida il ruolo importante della proprietà dello Stato, in particolare attraverso il controllo statale sul settore degli idrocarburi e la proprietà diretta di imprese di base nel settore dell'alluminio, della petrolchimica, della generazione di elettricità. Recentemente lo Stato venezuelano ha nazionalizzato la principale impresa privata di distribuzione dell'elettricità (quella che distribuisce l'elettricità a Caracas) e la principale azienda di telefonia, che era stata privatizzata dai governi precedenti. Nel campo della economia sociale è stato dato un impulso molto forte alla riforma agraria e alla promozione, al finanziamento, alla creazione di cooperative, piccole imprese e forme miste di proprietà pubblico/privato. Il peso di ognuno di questi ambiti è in discussione e in sperimentazione, non è predefinito. È in via di elaborazione una riforma costituzionale che verrà portata a termine entro quest'anno e definirà questi problemi
5. Rispetto ai mezzi di comunicazione, l'idea attuale è di realizzare una combinazione di mezzi pubblici, privati e comunitari. Il peso relativo dipende dalla forma in cui i mezzi comunitari, che sono molti, ma con un raggio di azione limitato, avranno capacità di svilupparsi e dalla forma in cui si riuscirà a realizzare una rete pubblica radiofonica e televisiva che possa competere con il privato soprattutto a livello qualitativo.
6. Rispetto alle forme di organizzazione politica, attualmente si sta discutendo la costruzione di una alternativa alla alleanza politica attualmente esistente, attraverso la creazione di un Partito Socialista Unitario (PSUV).
7. Rispetto ai rapporti con l'America Latina, per l'attuale governo le relazioni con gli altri governi e con i movimenti e i popoli sono vitali, sia come forme di solidarietà, che per la sopravvivenza stessa del governo. Il vecchio dibattito sul socialismo in un solo paese e l'esperienza di Cuba mostrano le straordinarie difficoltà di una trasformazione politica che non sia parte di un processo più generale. Quello che è in gioco è la possibilità di politiche in America Latina che riconoscano le diversità dei ritmi di trasformazione di ciascun paese, ma vadano in direzione di una alternativa comune di fronte alle permanenti minacce imperialiste.

Matteuzzi: Uno dei punti a cui accennava Lander è quello della intifada indigena; ricordava Lander che uno dei punti di partenza di questo nuovo processo è l'apparizione dello zapatismo. Il Movimento zapatista si propone di trasformare la società dal basso, senza prendere il potere. E questo rappresenta una contraddizione seria rispetto a quello che è successo in Bolivia o a quello che succede nello stesso Venezuela, dove la conquista del potere politico ed economico è un momento essenziale del processo. Mi piacerebbe sapere da Mamani se questa resistenza indigena, che è arrivata al potere in Bolivia e ha contribuito fortemente alla vittoria di Correa in Equador, è qualcosa che può rientrare in questo processo chiamato Socialismo del XXI secolo. In Bolivia probabilmente sì, visto che il MAS è il Movimento al Socialismo, ma resistenza indigena non significa automaticamente socialismo.

Pablo Mamani
Ricondurre i paradigmi indigeni al socialismo significa ricadere nei soliti vecchi errori. Il fatto che Evo Morales, un indigeno, sia del MAS, non vuol dire che il socialismo sia presente nel governo e che gli indigeni siano socialisti nel senso classico del termine. Vediamo questo come un'altra forma di imperialismo, come un'imposizione. Visto che gli indigeni non capiscono bene cosa sia il socialismo, sarebbe imporre loro una categoria estranea.
Ci deve essere un dibattito dal basso, sul tipo di società che vogliamo costruire. Questa sarebbe la cosa più democratica. Anche il progetto di autodeterminazione indigena è proprio di un piccolo gruppo di intellettuali, di una piccola élite, non è condiviso da tutti. La wipala veniva discussa negli anni 60/70 da un piccolo gruppo di intellettuali indigeni. Oggi tutti la utilizzano, è internazionale, ma prima era un qualsiasi pezzo di stoffa degli indios. È una costruzione storica. Il processo di società in Bolivia è in discussione tra i sindacati, le comunità, i villaggi. Che società vogliamo e quale Stato, se ne vogliamo uno.
In America (non voglio dire latina perché la definizione è discutibile, meglio America del Sud e del Centro, anche se noi la chiamiamo con un termine degli indigeni Cuna, Abia Yala, che è il territorio comune degli uomini e delle donne) e anche in Bolivia esistono tre progetti.
1. Progetto neoliberista combinato con il progetto neocoloniale Marx ha parlato di come il capitalismo può combinarsi con residui feudali e coloniali per sfruttare manodopera e risorse naturali. Come si vede in Venezuela, Equador, Bolivia, Nicaragua, Guatemala c'è una élite che si crede colta, razionale, industriosa, globalizzata. In Bolivia nel 2006 c'erano indigeni in condizione di schiavitù come nel XVII secolo. Indigeni che lavorano nelle terre dei grandi proprietari terrieri senza ricevere un salario. In Bolivia ci sono élite che si credono bianche, ma non lo sono né come modo di pensare e né come colore della pelle. Visto che sono discendenti degli europei credono di avere ereditato la pelle bianca. È una sorta di trauma storico-biologico il fatto di presentarsi come bianchi quando non lo si è e questo purtroppo si riscontra anche in certi settori indigeni. Perché in alcune valli isolate ci sono gruppi che parlano quechua, aymara, ma che hanno la pelle chiara e gli occhi chiari: sembrano bianchi ma non lo sono, culturalmente non lo sono.
2. Progetto del socialismo del XXI secolo Molto presente nel dibattito nell'America del Sud, si basa sull'idea di democratizzare la società e liberare l'economia dal predominio delle monoculture. Questo progetto è presente nel governo venezuelano e in alcuni settori del governo Morales. Io sono un po' critico, perché questi settori, che non sono delle élite ma della classe media e intellettuale della Bolivia, si stanno impossessando del governo. C'è una cerchia biancoide intorno al presidente indio: non sono bianchi ma si considerano tali e la gente li vede come tali. E questo può essere tragico per il movimento indigeno e popolare. Vi sono nel governo alcune presenze indigene e contadine, ma i ministri indigeni sono quasi tutti spariti. I movimenti indigeni restano come consiglieri morali di Morales ma non hanno potere decisionale. Sono legati al presidente perché lui è uno di loro. Hanno capacità di lotta. Forse non sono molto coscienti di quello che avviene negli altri settori, ma iniziano a capire che la classe media si sta impossessando del potere. Doveva esserci una collaborazione tra donne, afrodiscendenti, classi medie ecc. per un progetto comune. Invece c'è un rischio di separazione di Morales dalla sua base. C'è il rischio che questi settori usino Evo e poi lo buttino via. C'è un forte clientelismo. Si dicono socialisti e di sinistra ma si tratta della classe dominante con un altro vestito.
3. Progetto di una società degli indigeni e afrodiscendenti La Repubblica ha smembrato i territori indigeni, dalle Ande all'Amazzonia. È importante ricostruire il paradigma territoriale della visione indigena, ricostruire un territorio unito ma diversificato, non solo in Bolivia. I territori indigeni e i popoli sono divisi tra vari Stati. Gli Aymara sono in Cile, Perù, Bolivia, Argentina e alcuni gruppi in Equador; i Quechua in Perù, Bolivia, Equador, parte della Argentina e altri territori. I Maya, i Guarani, i Mapuche lo stesso. Si dovrebbero ricostituire i territori e sopprimere gli Stati repubblicani. Questo è il progetto più giusto se vogliamo parlare di una nuova società nel secolo XXI. I territori sono costruzioni storiche e quando uomini e donne decidono che non servono più vanno abbandonati. Dobbiamo anche recuperare, una volta ricostituito il territorio, le forme di spiritualità indigene. Abbiamo sfruttato la terra. Le sue risorse vengono sfruttate finché non si esauriscono. E senza un territorio vitale non si recupera un percorso storico. Il territorio è impregnato di saperi e di conoscenze del mondo indigeno. Ogni cosa significa molte cose e ha codici di lettura. La geografia è una scrittura di maggiore grandezza rispetto alla scrittura su un foglio. C'è tutto il nostro sapere, da quello cosmologico a quello medico. Il territorio è anche una costituzione politica e la wipala è una costituzione grafica che riassume tutto ciò. Questo è il grande progetto non solo degli indigeni ma anche dei settori che lottano per un mondo migliore. E tutto questo vale anche per il sistema economico: ogni cultura ha i propri ritmi e i propri sistemi di scambio. Il marxismo pensa agli indigeni come persone detentrici di una proprietà comunitaria. Questo è vero rispetto alla terra, alle risorse naturali e alle decisioni comunitarie. Ma ci sono aspetti individuali e familiari che sono legittimi. Se andassimo nei villaggi a dire che tutto è di tutti la gente si ribellerebbe. I due sistemi, individualista e comunitario, sono complementari. C'è tutto un sapere politico nel mondo indigeno, un sistema di rotazione, di scambio tra sopra e sotto con un centro che non va inteso nella logica occidentale: il centro è di tutti perché così si riproduce la vita. Altrimenti non esisterebbe la dualità uomo/donna. Questo è uno dei progetti su cui riflettere, senza negoziare con il neocolonialismo e il neoliberalismo.

Matteuzzi: Richiamando quanto diceva prima Lander sul tentativo di costruire questo Socialismo del XXI secolo differenziandolo dal socialismo sovietico e dalle esperienze del socialismo dell'Est europeo, vorrei fare una domanda provocatoria: e quello cubano?
Volevo chiedere ad Aleida Guevara se Cuba, che ha rappresentato uno straordinario esempio di resistenza e di dignità ma che ha non poche contraddizioni al suo interno ed è probabilmente irrepetibile, può essere un modello e che tipo di modello per il socialismo del XXI secolo. Il modello cubano è qualcosa che si può definire come il socialismo del XX secolo? E che cosa può offrire al socialismo del XXI, oltre allo straordinario impegno di dignità e resistenza che ha dato di fronte all'impero?

Aleida Guevara
La rivoluzione cubana segna indiscutibilmente un cambiamento in America Latina. È dal 1961 che il cambiamento rivoluzionario cubano si traduce in una società socialista. Fino a quel momento il governo degli USA si era un po' adagiato pensando che questo cambiamento non fosse altro che un cambio di governo, come era accaduto in altri paesi. Fidel, nella sua testimonianza "La storia mi assolverà", rispetto al processo subito da lui e dai suoi compagni dopo l'assalto alla Moncada, spiega quanto fosse necessario il cambiamento a Cuba per dare la terra ai cubani, per dare loro educazione e sanità gratuite. Le migliori terre cubane erano nelle mani delle multinazionali USA. L'elettricità cubana, l'industria casearia, la Banca Nazionale, tutto era nelle mani degli USA. Il presidente di turno a Cuba non decideva niente senza il beneplacito dell'ambasciatore degli Stati Uniti. Il 33% dei cubani era completamente analfabeta e un 60% parzialmente analfabeta. 60 bambini su 1000 morivano prima di compire un anno di vita. La situazione era critica dal punto di vista sociale ed economico. Non c'era praticamente uno Stato a Cuba. Quando trionfa la rivoluzione, Fidel incontra le Banche vuote perché tutto il denaro era stato mandato negli USA. Sicuramente sapete quanto costa fornire educazione e sanità grautite. Il cibo del popolo cubano arrivava da Miami, non avevamo neanche magazzini. Praticamente non producevamo. Che fare? La prima cosa era riscattare le risorse naturali perché, per quanto fossero scarse, ci avrebbero dato qualcosa: nazionalizzare il paese per essere proprietari di quello che avremmo prodotto. Ma quando Cuba comincia a intaccare gli interessi economici delle grandi compagnie straniere, cominciano le pressioni USA. L'85% della produzione cubana andava negli USA. Ma una volta che ciò non era più possibile ci siamo chiesti: a chi vendere? Per fortuna c'era il campo sovietico e dell'Europa dell'Est. Così ci rendemmo conto che, per sopravvivere, dovevamo cambiare le strutture della società. Furono anni molto difficili. I medici, per esempio, erano emigrati negli USA. Di 12.000 medici, ne erano restati 6000, per 5 milioni di abitanti.
Nel 1961 tuttavia non c'era abbastanza coscienza politica a Cuba per parlare di una società socialista. Furono gli USA a obbligarci a fare una scelta: o diventiamo socialisti o scompariamo dalla faccia della terra.
Prima c'erano almeno 5 partiti, che spendevano un sacco di soldi per le campagne elettorali senza alcun beneficio per il popolo cubano. Ed eravamo nelle mani degli USA. Che fare con tutti questi politici venduti agli interessi delle grandi multinazionali?
C'era un partito socialista e un partito comunista clandestino. Ma la gente non era preparata per entrare a far parte del partito comunista. E quindi creammo la ORI (Organizzazione rivoluzionaria integrata). La ORI adotta gradualmente una linea socialista, ma solo nel 1965 nasce il Partito Comunista Cubano. Quando si costituisce la ORI sorge una discussione tra Fidel e mio padre perché i vecchi comunisti cubani, che avevano paura di questa nuova organizzazione, vanno dal Che e gli chiedono se è comunista. Lui dice di sì. Allora i vecchi comunisti vanno da Fidel e gli dicono che il Che stava nel partito comunista. Fidel aveva detto che nessuno doveva appartenere a un partito, ma solo far parte della ORI. Fidel allora va dal Che e gli dice: come è possibile che sei entrato nel Partito Comunista? E il Che chiarisce che lui era comunista ma non faceva parte del vecchio partito. Questa è una delle famose discussioni tra Fidel e il Che, ma è chiaro che sono stati i vecchi comunisti a provocarla.
Nel 1965 nasce il Partito Comunista di Cuba che è il partito che deve guidare il processo rivoluzionario a partire da quel momento. Che cos'è la società socialista? Marx l'ha definita molto bene. Non c'è niente di più vicino a una società primitiva della società socialista, salvo l'industrializzazione e lo sviluppo economico. La base è questa: la terra non può essere una proprietà individuale, la terra è di tutto il popolo, non si commercia, è nostra, di tutti. L'educazione e la salute sono diritti del popolo, non si possono commercializzare. Ci sono nella produzione tre cose importanti: qualità, quantità, varietà. Non siamo riusciti a raggiungerle a pieno. Marx dice che quando il lavoratore è proprietario dei mezzi di produzione produce di più e meglio, ma Marx non ha fatto i conti con una parte della testa dell'essere umano. È molto difficile cambiare la mentalità della gente. Tu puoi cambiare le realtà economiche dal giorno alla notte, ma è da secoli che stiamo vivendo in una società - prima schiavista, poi feudale, poi capitalista - in cui si dice che l'uomo ha valore secondo la quantità di denaro che ha, secondo le sue risorse economiche. Arriva un'altra società in cui si dice: sbagliato! L'essere umano è tanto più importante quanto più è utile a un altro essere umano. Ma come si fa a far entrare questo nella testa della gente? È molto difficile. Perché si è messa sempre al primo posto la proprietà individuale, la proprietà privata. Quando impareremo che uno da solo non vale niente? È un lavoro lungo, bisogna educare le persone, bisogna mostrare realmente che si può vivere senza lusso ma con una buona qualità della vita.
Il socialismo non è perfetto: è una società fatta da uomini e donne, è relativamente nuova e subisce pressioni da altre società che non vogliono che si sviluppi. È molto difficile, per esempio, dire alla Bolivia, con la sua popolazione indigena, che diventi, da un momento all'altro, una società socialista. Prima la gente deve prendere coscienza. Non si può parlare dell'astrologia a un contadino, gli si può parlare dell'influsso delle fasi lunari su semina e raccolto, di quello che a lui interessa.
L'America Latina presenta molte contraddizioni. Ha vissuto oltre 500 anni di sfruttamento ininterrotto, molte comunità indigene sono rimaste tagliate fuori. Per secoli ci hanno educato a vivere la divisione tra le nostre società.
Il Brasile e il Paraguay hanno una grandissima impresa idroelettrica che non è stata realizzata dai gringos. Noi siamo capaci di realizzare cose meravigliose. Ma dov'è il problema? Per fare la centrale idroelettrica si sono tolte le terre agli indios guarani. Lo sviluppo industriale è importante, ma non si sono protette le sponde dei fiumi e oggi si sta perdendo molta acqua. Chi proteggeva le sponde? Erano i guarani. Lo Stato brasiliano ha dato loro altre terre. Erano 20 famiglie. Quando gli indios del Paraguay lo hanno saputo, che hanno fatto? Sono arrivati lì. I brasiliani hanno detto: avevamo 20 famiglie, ora ve ne sono 200, non è la stessa cosa. La terra era per i brasiliani, non per gli indios del Paraguay. Sbagliato, hanno detto gli indios: non siamo brasiliani né paraguaiani, siamo guaranì e siamo i padroni di queste terre. Se il nostro popolo diventa padrone delle sue risorse naturali, il continente latinoamericano potrà riunirsi davvero e non solo dal Rio Bravo alla Patagonia, ma anche con tutte le popolazioni indigene che stanno negli USA e in Canada e che sono anche loro padrone di questa terra.
In Venezuela, ho chiesto ai ricchi venezuelani: perché tante pressioni contro il governo? Se fate troppo pressioni, questo processo si radicalizzerà. Avete tante ricchezze da condividere. Ma non mi hanno ascoltato. È la stessa cosa che gli USA hanno fatto con noi, ma ci sono grandi differenze che non possono essere dimenticate.
Il popolo cubano è arrivato al potere attraverso una lotta armata, in Venezuela e in Bolivia ci sono eserciti che hanno spesso compiuto gli ordini delle transnazionali. L'esercito venezuelano si sta purificando con il processo rivoluzionario. Ma in Bolivia le cose sono diverse: l'esercito è venduto agli interessi delle grandi potenze straniere.
Per terminare voglio ricordare l'esempio del Cile. Ci fu un presidente, Allende, che prese il potere con elezioni democratiche, ma quando cominciò a realizzare cambiamenti importanti nell'interesse del popolo, l'esercito venduto agli interessi delle transnazionali degli USA fece un colpo di stato bestiale. L'esperienza di Cuba è chiara. Il popolo deve essere armato per difendere i propri interessi. Noi non siamo europei, quindi non si può trasportare il modello europeo qui, non serve, ogni popolo deve scegliere il suo modo di vita e nessuno deve interferire. Nessuno del Primo Mondo ha mai chiesto aiuto a un esercito del Terzo Mondo. Chi ha detto agli USA, al Canada ecc. che hanno il diritto di intervenire nelle questioni interne dei nostri popoli? Perché stanno in Colombia? Parlano della cocaina, ma chi sono i grandi consumatori di droga? Gli USA e l'Europa o noi? Quindi il problema non è lì, è qui che va risolto.
Chi ha concesso il diritto di fare una base in Paraguay con 10.000 marines? Si tratta di una minaccia contro qualsiasi tentativo rivoluzionario nell'area. E perché non si adottano provvedimenti contro tutto questo? Questi sono i problemi che dobbiamo affrontare tutti i giorni in America Latina.

Matteuzzi: In questo progetto del socialismo del XXI secolo, o in quest'ondata di governi progressisti sorti in America Latina nel XXI secolo, il Brasile ha un peso preponderante, geografico, economico, storico. E in Brasile il MST è stato uno dei grandi fattori di cambiamento, di partecipazione, di irruzione di masse popolari nella politica. Il MST è stato uno dei grandi pilastri su cui si è basato Lula. La riforma agraria era uno dei punti fondamentali del programma di Lula nei 20 anni in cui è stato all'apposizione, prima di diventare presidente. Dopo, le cose sono cambiate, lo sappiamo tutti. Tuttavia il MST non ha rotto il suo rapporto con Lula, nonostante lo abbia criticato fortemente e in più occasioni, ponendo un problema che interessa molto da vicino anche noi, cioè il rapporto tra un governo "amico" e i movimenti sociali. Interessa da vicino anche noi perché dall'Afganistan alla Base di Vicenza ci sono molti esempi delle difficoltà di questi rapporti.
E quindi io vorrei chiedere a Marina: il governo Lula può ancora essere definito un governo progressista, come reagisce il MST rispetto a quelli che sono stati gli impegni disattesi dal governo "amico"?

Marina Dos Santos
Risponderò a Maurizio alla fine. Voglio cominciare riflettendo sul tema del Socialismo del XXI secolo.
Vorrei ricordare l'insistenza di Chávez sul fatto che non ci sono prospettive per l'America latina all'interno del capitalismo e che l'unica alternativa strategica al dominio dell'impero è il socialismo del XXI secolo, che si ispira a Bolivar, a Mariátegui e a Che Guevara. Vorrei anche ricordare un saggio di Mariategui del 1928 sull'antimperialismo. Egli dice che, nel quadro del capitalismo, i paesi dell'America Latina sono condannati ad essere colonie o semicolonie, e che l'unica alternativa al dominio dell'impero è il socialismo, che non può essere copia né calco, ma creazione eroica dei popoli del continente.
Noi del MST non abbiamo dubbi sulla necessità di costruire il socialismo. Ma dobbiamo fare dei passi concreti, non possiamo restare a braccia conserte aspettando che il socialismo arrivi, dobbiamo costruire forme con cui avvicinarci ad esso. Ci troviamo di fronte a due sfide principali per preparare la transizione dal capitalismo al socialismo. La prima è una lotta che arrivi a uno scontro diretto con le transnazionali. La seconda è la costruzione di un progetto popolare continentale che unifichi, di fatto, i diversi movimenti, le rivendicazioni di cambiamento e le risposte ai problemi sociali.
1. Rispetto alla sfida che riguarda le lotte, le mobilitazioni e lo scontro, abbiamo stabilito alcuni punti che è necessario realizzare.

  • Prima di tutto è importante capire che l'internazionalizzazione del capitale porta anche all' internazionalizzazione dei problemi dei popoli e quindi esige l' internazionalizzazione delle vie d'uscita e la costruzione di una unità popolare continentale. Per questo noi abbiamo insistito sulla necessità di realizzare, in forma unitaria, pressioni nazionali contro i governi che adottano politiche e misure neoliberiste e lasciano spazio alle imprese transnazionali.
  • Riteniamo importante anche contrapporci alle misure che rappresentano una perdita di sovranità nazionale rispetto agli alimenti, alle fonti di energia rinnovabile e alla biodiversità.
  • Abbiamo stimolato ogni tipo di lotta sociale nel paese per promuovere e accelerare una ripresa dei movimenti di massa a livello continentale, perché si possa uscire da questo stato di sola resistenza, perché si abbia la forza di arrivare allo scontro.
  • Abbiamo discusso proposte concrete di articolazione e integrazione in quelle che sono le aree prioritarie degli interessi dei popoli dell'intero continente, per opporre un'alternativa all'integrazione del mercato, del capitale e delle infrastrutture.
  • Abbiamo continuato ad alimentare l'idea della creazione di una grande assemblea mondiale dei movimenti sociali, per far fronte all'imperialismo e al neoliberismo.
  • Abbiamo considerato che gli spazi dei forum sociali mondiali sono importanti per la riflessione, ma sono insufficienti per la costruzione di azioni unitarie.
  • Abbiamo riflettuto sulla necessità di rafforzare l'integrazione latino-americana, basata sulla solidarietà, la cooperazione, il rispetto per la autodeterminazione dei popoli e la sovranità.
  • Sappiamo che il capitalismo ha sempre predicato falsi valori, l'individualismo, l'egoismo, il consumismo. È necessario lavorare su valori socialisti e umanisti come la solidarietà, l'amore, la giustizia sociale, l'uguaglianza, come pratiche del nostro quotidiano.

2. Per quanto riguarda la seconda sfida, la costruzione di un progetto popolare, esiste una piattaforma di azione, avanzata dal Vertice sociale per l'integrazione dei popoli, realizzato nel dicembre scorso a Cochabamba, in Bolivia. Questa piattaforma contiene suggerimenti che vogliono orientare i governi e i movimenti sociali. Si tratta di proposte di azione che possono aiutare a realizzare questa transizione dal capitalismo al socialismo in America Latina.

  • Questa piattaforma è centrata sui diritti sociali e in particolare sulla costruzione di una Carta sociale sudamericana, che garantisca accesso universale alla riforma agraria, all'acqua, alla alfabetizzazione, alla diversità sessuale e preveda l'unificazione delle campagne contro la fame, giacchè la miseria del continente non è frutto della scarsità di alimenti, ma della cattiva distribuzione.
  • Un'altra proposta riguarda l'energia, con il rafforzamento delle imprese statali di energia e la nazionalizzazione delle riserve energetiche dei nostri paesi.
  • Una proposta riguarda l'acqua come diritto umano e bene culturale dei popoli. L'idea è escludere l'acqua da tutti gli accordi commerciali e proibire a tutte le imprese petrolifere di operare nelle zone in cui ci sono fonti di acqua.
  • Un altro punto è quello dell'immigrazione: l'immigrato non va trattato come persona illegale, nei vari paesi vanno messi a punto programmi di alfabetizzazione e formazione destinati ai migranti.
  • Altro tema importante è la sovranità alimentare. E legato ad esso c'è quello dei semi come bene dell'umanità e quello della rivalutazione del ruolo storico svolto al riguardo dalle donne.
  • Si parla poi di questioni finanziarie, con la proposta di realizzare un incontro per il riesame del debito a livello continentale e la creazione di una banca solidale del sud e di una moneta unica regionale;
  • C'è poi il punto della militarizzazione, con la richiesta di ritirare le truppe dell'ONU da Haiti e di non inviare soldati latinoamericani alla Scuola delle Americhe;
  • Importante è la questione delle infrastrutture, perché l'integrazione proposta dalla Comunità Sudamericana di Nazioni non sia realizzata allo scopo di creare corridoi per l'esportazione, che si trasformerebbero in corridoi di miseria, ma a favore dell'integrazione dei popoli. Dobbiamo ripensare i modelli di trasporto, privilegiando le ferrovie per il trasporto delle persone
  • Un aspetto tipico del nostro continente è quello della foglia di coca, che deve essere esclusa dalla lista delle droghe, perché fa parte della cultura dei popoli indigeni.

Queste sono alcune delle proposte del Vertice sociale per l'integrazione dei popoli. Noi pensiamo di dover camminare in questa direzione per poter costruire un modello diverso da quello esistente.
Infine, per rispondere a Maurizio, noi definiamo il governo Lula come un governo progressista moderato, che in certi momenti risponde ad alcune necessità del popolo e in molti altri momenti agli interessi delle transnazionali e del capitale finanziario internazionale.
Noi del MST e la maggioranza dei movimenti sociali del Brasile pensiamo che la relazione da avere con questo governo deve essere prima di tutto improntata all'autonomia come movimenti sociali, perché noi siamo movimento sociale e il governo è governo. Noi continueremo a realizzare il nostro compito. Nel nostro caso organizzando la popolazione senza terra, occupando terre che non compiono la funzione sociale e facendo pressione sul governo perché finalmente realizzi la riforma agraria.
Non abbiamo dato indicazioni al governo riguardo ai ministeri, questo è compito del governo, noi dobbiamo solo dire se fa bene o no. Continueremo a fare pressione, perseguendo l'articolazione con gli altri movimenti sociali delle campagne e della città. Per questo abbiamo un calendario unificato per il 2007. Ci sono tre attività particolarmente importanti a livello nazionale. A maggio c'è la giornata nazionale contro il modello economico in vigore, che è in continuità con i governi precedenti. Abbiamo unificato attorno a questo obiettivo vari movimenti delle campagne e delle città e anche la CUT. A settembre c'è il Grido degli esclusi e il plebiscito per la nazionalizzazione della Compagnia Vale do Rio Doce. La terza grande attività è, il 16 ottobre, la giornata per la sovranità alimentare in tutti i continenti, in cui si metterà in discussione, prima di tutto, l'intervento delle transnazionali nei nostri paesi e gli effetti delle loro azioni in particolare in relazione alla terra, all'acqua e alla biodiversità.