Prigionieri a San Paolo

Prigionieri a San Paolo
Eguali così diseguali

Militanti del MST sono condannati durante un processo polemico
Florência Costa, Istoè, 18 Ottobre 2000

Tutti sono uguali davanti alla legge. Ma, in Brasile, a quel che appare, alcuni sono molto più uguali di altri. Valquimar, Benedito, Elvis, Edmar, Odair e Rosalino, sei militanti del MST, sono un esempio di come la Giustizia, molte volte, vede differenze tra gli uguali. Condannati a pene di otto anni e dieci mesi di prigione ciascuno (nel caso di Benedetto a 11 anni) per furto, incendio e danni durante una protesta ad un casello della rodovia Castelo Branco, a Boituva (SP), alla quale hanno partecipato circa 100 persone, l'anno passato, stanno in carcere da quasi un anno, nonostante non siano stati riconosciuti dai testimoni dell'accusa e nonostante non ci siano prove che abbiano commesso il crimine per il quale sono stati accusati. I militanti del MST lamentano la realtà delle carceri dell'interno dello Stato. Uno di loro, che non vuole essere identificato, ha vissuto l'esperienza più traumatica: è stato obbligato, per una settimana, ad avere rapporti sessuali con un altro prigioniero e oggi vive il dramma del sospetto di aver contratto l'Aids.
"Si tratta di una aberrazione giuridica. Non sono stati accusati di fatti specifici e non è stato provato che fosse scomparsa qualche cosa. Sono prigionieri politici", ha affermato l'avvocato del MST Juvelino Strozake. Maria Luísa Mendonça, della ONG Giustizia Globale, per la difesa dei diritti umani, ha seguito il processo da vicino. "Non ci sono prove irrefutabili contro gli accusati e gli interrogatori si sono basati principalmente sulla loro affiliazione al MST. Non sono stati individualizzati i processi dei singoli accusati e questa è una grave violazione dei diritti umani, secondo la legge brasiliana e il Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici", ha constatato. Senza esprimere specifiche opinioni sul caso dei prigionieri del MST, il criminalista Iberê Bandeira de Mello ha spiegato che nei casi di furto è necessario che esiste un oggetto del crimine o il riconoscimento degli accusati da parte di testimoni che comprovino il delitto. "Non esiste furto di quantità incerte", ha aggiunto.
In luglio i sei prigionieri del MST sono stati trasferiti in un carcere modello di São Paulo, Itapetininga II. Ora aspettano il risultato del ricorso presentato al Tribunale di Giustizia di São Paulo contro la sentenza del giudice Ana Neri, di Boituva. Passano il tempo leggendo testi di Che Guevara, di Fidel Castro, romanzi di Machado de Assis e José de Alencar, che hanno portato loro membri del Comitê em Defesa da Democracia, nato proprio a partire da questo caso. "Diversi prigionieri sanno che non troveranno lavoro là fuori e vogliono entrare nel movimento per lavorare negli insediamenti", ha raccontato Elvis Lima. Nemmeno i dipendenti del carcere nascondono la simpatia per i prigionieri del MST. "Non hanno fatto niente. Chi doveva stare in carcere era Lalau" ha affermato uno di loro, riferendosi all'ex-giudice Nicolau dos Santos Neto, latitante, accusato di aver sottratto 169 milioni di reais dalla costruzione dell'edificio del TRT.

"Siamo stati puniti senza prove, per servire da esempio. Ma usciremo di qui con ancora maggior volontà di lottare per la riforma agraria". "Solo i poveri e i neri vengono arrestati, i pescecani scappano", ha denunciato l'analista del sistema Valquimar Fernandes.
Dati della Commissione Pastorale della terra mostrano che dei 1.167 casi di assassinio di lavoratori rurali commessi negli ultimi 12 anni in Brasile, solo 86 sono stati giudicati. Solo sette mandanti di crimini sono stati condannati.