Intervista a Vilson Santin

Intervista a Vilson Santin
di Stefano Guerra, Area, Giugno 2003
1. La posizione dell'Mst nei confronti del governo Lula è duplice: da un lato rivendicate l'autonomia nel proseguire - ed eventualmente approfondire - la mobilitazione sociale, dall'altro vi dite pronti a collaborare quando gli interessi convergono. Quale è stato finora il peso relativo dei due atteggiamenti? Su cosa in concreto siete già riusciti a instaurare una collaborazione con il nuovo governo?
La politica del MST in relazione al nuovo governo è coniugare la collaborazione con l'autonomia. Saremo collaboratori del governo e lo appoggeremo in tutti quei programmi che rappresentano un miglioramento delle condizioni di vita del nostro popolo. Rispetto a tutte quelle misure che rappresentano una messa in discussione del modello economico neoliberista.
Ma manterremo l'autonomia necessaria per conservare il nostro ruolo e la funzione principale che è quella di coscientizzare i poveri delle campagne, organizzarli perché lottino e si mobilitino per i propri diritti. Soltanto con mobilitazioni sociali ampie, otterremo che il governo riesca ad avanzare e a compiere le promesse della campagna elettorale. Niente sarà ottenuto senza mobilitazione sociale.
Fino ad ora abbiamo mantenuto aperto il dialogo con funzionari del Ministero dello Sviluppo agrario e dell'Incra, nel senso di collaborare all'elaborazione di un Piano Nazionale di Riforma Agraria.

2. Il ministro per lo sviluppo agrario Miguel Rosseto affermò alla fine di marzo che il governo Lula in un mese e mezzo aveva già espropriato 200 mila ettari di terra in 17 stati. Il modello di riforma agraria dell'Mst, però, va oltre la democratizzazione della distribuzione della terra. Si parla anche di riorganizzazione della produzione agricola e di sviluppo dell'agroindustria per favorire lo sviluppo di un forte mercato interno. Quali sono le prospettive affinché anche questi due pilastri della riforma agraria ricevano un'adeguata attenzione da parte del governo Lula?
Non basta distribuire soltanto la terra, perché la terra da sola non è garanzia o condizione sufficiente perché gli agricoltori si riproducano e migliorino la loro vita. Bisognerà pensare a una riforma agraria di tipo nuovo, nella quale non si democratizzi solo la proprietà della terra, ma anche le agroindustrie, il commercio agricolo; una riforma che si coniughi con un modello di sviluppo che metta al primo posto il mercato interno e il rifornimento di alimenti. E anche che garantisca l'accesso e la produzione di semi. Ossia bisogna costruire insieme con la democratizzazione della proprietà della terra, un nuovo modello di produzione agricola e una nuova forma di organizzazione sociale della produzione in ambiente rurale.
Il ruolo del MST è continuare ad organizzare i lavoratori, i poveri delle campagne perché lottino e continuino a occupare latifondi. E faremo questo non per scontrarci con il governo Lula, né per danneggiarlo, faremo questo per aiutare il governo Lula a fare la riforma agraria.

3. La direzione statale di Rio Grande do Sul dell'Mst ha affermato un paio di mesi fa che "la società brasiliana è vittima di una cospirazione patrocinata dai difensori dei transgenici". Chi sono i promotori di questa cospirazione e in che modo essa si manifesta?
Più di quattro anni fa, la CTNBio (Commissione tecnica nazionale di Biosicurezza) del Ministero della Scienza e tecnologia "ha approvato" la prima liberalizzazione commerciale di un prodotto transgenico in Brasile, la soia resistente all'erbicida Roundup (entrambi, seme e erbicida, prodotti dalla multinazionale americana Monsanto).
Subito, l'Istituto Brasiliano di Difesa del Consumatore (IDEC) e Greenpeace Brasil misero in discussione dal punto di vista giuridico la competenza legale della CTNBio. La giustizia dette ragione alle ONGs, considerando che, secondo la Legge della Biosicurezza, queste liberalizzazioni spettano ai ministeri della Salute, dell'Ambiente e dell'Agricoltura e che la CTNBio può solo dare consigli al governo. La Costituzione esige la realizzazione di studi di impatto ambientale valutati dall'Ibama, precedenti alla liberazione dei transgenici nell'ambiente.
Nonostante il fatto che la Monsanto e i ministri di Cardoso affermavano che questi prodotti erano innocui e sicuri, non hanno risposto alla richieste della Giustizia di realizzare studi di impatto e si sono appellati al Tribunale Regionale Federale a Brasilia.
Il governo Cardoso ha fatto pressione sui giudici e emesso misure provvisorie per rafforzare la CTNbio. Colpevolmente non ha represso il contrabbando di semi transgenici arrivati dall'Argentina, attraverso il Rio Grande del Sud né le piantagioni clandestine e ben visibili in quello Stato. Ha chiuso gli occhi nei confronti dei prodotti contaminati con transgenici, venduti liberamente nel paese e ha fatto pressione sul Consiglio Nazionale dell'Ambiente per evitare rigore negli studi di impatto ambientale dei transgenici.
Parallelamente la Monsanto ha speso fiumi di denaro per la propaganda nei media, per seminari rivolti a potenziali formatori di opinione e lobby perché i parlamentari votassero un progetto di legge favorevole alla liberazione semplificata dei transgenici.
La stampa in generale ha trattato gli enti e gli scienziati che chiedevano precauzione rispetto ai transgenici come dinosauri, nemici della scienza, ecoterroristi, venduti alle imprese di agrotossici e nemici del progresso. Lo stesso trattamento che hanno riservato a chi si era opposto al tipo di alimentazione data agli animali che ha dato origine all'incontrollabile malattia della mucca pazza.
Il tempo ha dimostrato che la ragione stava dalla parte di coloro che chiedevano prudenza. Innumerevoli problemi sono sorti nelle coltivazioni transgeniche USA - è chiaro che il Brasile deve respingere questo tipo di coltivazioni anche per approfittare del mercato costituito da coloro che vogliono prodotti liberi da transgenici che l'Europa e l'Asia ci aprono.
L'insistenza delle imprese multinazionali nel liberalizzare i semi transgenici è legata solo alla loro necessità di aumentare il profitto. Poiché solo dieci imprese controllano questi semi in tutto il mondo. E i semi transgenici non sono legati all'aumento della produttività, ma piuttosto al necessario uso di agrotossici prodotti dalle stesse imprese! In realtà, poiché i consumatori sono sempre più attenti rispetto alla salute, una agricoltura brasiliana libera da transgenici occuperebbe il mercato delle multinazionali degli USA.
La vittoria del popolo brasiliano, nelle ultime elezioni, che chiedeva di cambiare, ha dato forza perché sia rivista anche la politica relativa ai transgenici.

4. Pochi giorni fa è stata occupata la fazenda della Monsanto a Ponta Grossa. L'occupazione e la distruzione di alcuni campi di mais transgenico sembrano però insufficienti a fermare la diffusione di colture transgeniche. A che punto è arrivata la questa penetrazione e come si potrebbe radicalizzare la lotta contro di essa?
In relazione ai semi trangenici. Primo, si deve comprendere che la campagna che esiste per la liberalizzazione dei semi transgenici, obbedisce solo al desiderio di aumentare i propri profitti di otto grandi imprese multinazionali che controllano la produzione. E che cercano, attraverso il monopolio dei semi transgenici, la vendita di agrotossici e la dipendenza degli agricoltori che, ad ogni raccolto dovranno comprare i semi da queste imprese.

Lotteremo in ogni modo per impedire questo. Se sarà necessario, distruggeremo coltivazioni che sono illegali, denunceremo la pratica delle imprese transnazionali, boicotteremo i loro prodotti, lotteremo. Poiché dalla possibilità che gli agricoltori controllino i loro semi dipende la sovranità alimentare del nostro popolo e la possibilità di una agricoltura sana e rivolta verso gli interessi del nostro popolo.
Lotteremo in ogni forma per un nuovo modello agricolo, che riorienti la produzione agricola verso la produzione di alimenti e verso il mercato interno. Che democratizzi le agroindustrie, stimolando la loro distribuzione nel territorio, la valorizzazione delle zone interne e l'installazione di agroindustrie cooperative. Lotteremo perché lo stato torni a controllare il commercio dei prodotti alimentari, controllando immagazzinamento e prezzi.

5. Il programma "Fame 0" lanciato da Lula è funzionale alla lotta "strutturale" per la sovranità alimentare che l'Mst porta avanti da anni oppure si tratta di un rimedio parziale, che non attacca le profonde radici della sottoalimentazione in Brasile?
Il concetto di sovranità alimentare sviluppato da Via Campesina in Brasile e a livello internazionale è recuperare il principio che ogni popolo, nel suo spazio specifico, sia a livello paese, sia a livello di stato, sia a livello di comunità, deve produrre i suoi alimenti. Solamente questo può dargli l'indipendenza necessaria, solamente questo gli garantirà la sovranità sul suo destino. È presente in tutte le dottrine politiche, esplicitamente in Martí, Gandhi, Che Guevara, e anche nell' islamismo, che nessun popolo sarà effettivamente libero se non produrrà i propri alimenti. Ed è questo che sosteniamo attraverso la politica. Il programma della fame è ancora al di qua di questo come idea, perché lavora con il concetto di sicurezza alimentare, che parte dal principio che è dovere dello stato garantire che tutti i cittadini abbiano diritto di accesso all'alimentazione di qualità per tutto l'anno. Dal punto di vista delle proposte di politica economica per combattere la fame, ciò che viene enunciato nei documenti del governo, ci soddisfa perché capiamo che fa parte di questo processo di transizione. Transizione verso un futuro di sovranità alimentare. Nel programma di governo è chiaro che abbiamo bisogno di politiche di emergenza che sono la distribuzione di ceste basiche o coupon, perché le persone non muoiano, almeno; di politiche specifiche, come quella per la regione del semiarido, che oltre a tutto il resto affronta la siccità, la mancanza d'acqua ecc; e di politiche di lotta strutturale, dove ci deve essere la necessità della riforma agraria e di un ampio programma di distribuzione del reddito che otterremo solo con il mutamento del modello economico neoliberista.

6. Come si possono difendere i piccoli e medi contadini brasiliani - e in generale quelli latinoamericani - dall'importazione di prodotti agricoli fortemente sussidiati da Stati uniti e Unione europea?
Esiste una grande discussione in Via Campesina internazionale su questo aspetto. Noi sosteniamo che lo Stato deve avere un ruolo forte e fermo nella protezione della sua agricoltura. E deve appoggiarla in vario modo anche con sussidi nei prezzi o nel credito rurale. Il fatto che sosteniamo che ogni paese ha il diritto e perfino il dovere di dare sussidi per proteggere i propri agricoltori di fronte agli altri settori della produzione industriale ecc. è un modo di proteggere chi produce alimenti che non deve essere trattato come una merce qualsiasi. Quello a cui siamo contrari è che questa politica di sussidi sia utilizzata per fare concorrenza nel commercio agricolo internazionale. In questo caso non ci devono essere sussidi né nei paesi ricchi,né in quelli poveri. Anche quando l'Europa, gli USA danno sussidi ai loro agricoltori per competere nel mercato internazionale, i piccoli agricoltori di là ci dicono che questi sussidi, in realtà, non sono per i piccoli agricoltori che di solito si dedicano solo alla produzione per il mercato interno, locale. Questi sussidi servono invece ai grandi agricoltori e alle imprese monopolistiche del commercio agricolo.
In sintesi, i sussidi sono uno strumento importante per distribuire reddito tra i piccoli agricoltori, proteggerli dal fallimento, impedire l'esodo rurale e stimolare la crescita della produzione di alimenti garantendo così la sovranità alimentare in ogni paese. Ma i sussidi, devono essere combattuti come forma per regolare il commercio agricolo internazionale. Per questo siamo contrari ai sussidi per l'esportazione e al fatto che l'OMC regoli il commercio agricolo. Purtroppo anche il Brasile pratica l'elargizione di sussidi per agricoltori solo per l'esportazione. Quando la legge Kandir ha esentato dal pagamento dell'IMCS l'esportazione di soia o di qualsiasi altro prodotto agricolo, si tratta del trasferimento di un sussidio del 17%. Chi produce fagioli, riso, latte, pollo per il mercato interno, deve pagare l'ICMS

7. Il governo Lula è una delle voci più critiche in tutta l'America latina riguardo la Zona di libero scambio delle Americhe (Alca). In che modo l'Alca approfondirebbe la dipendenza alimentare del Brasile? Come valuta la forza del movimento popolare di opposizione al progetto in Brasile e in America latina in generale? Rinvigorire il Mercosur potrebbe essere una valida alternativa all'Alca?
La Commissione pastorale della terra ha denunciato a inizio aprile l'azione delle milizie private al soldo di latifondisti e "la criminalizzazione dei movimenti sociali e dei loro leader". Qual è l'incidenza di queste milizie e in che modo si manifesta l'attacco ai movimenti sociali?

Con l'attuazione degli accordi che sono in discussione tra i governi e gli imprenditori, a partire dal 2005 ci sarà libertà totale per il commercio agricolo tra tutti i 34 paesi delle Americhe. Ci saranno tariffe di importazione e esportazione per certi prodotti, in discussione, ma queste tariffe saranno uguali per tutti i paesi.
Quindi sarà proibito che un paese aumenti la tassa di importazione di certi prodotti per proteggere i suoi agricoltori nazionali, da quel prodotto. Così come sarà proibito porre ostacoli di carattere sanitario o relativi alla qualità dei prodotti. Invece le misure in negoziazione, stabiliscono norme relative a condizioni sanitarie e alla qualità dei prodotti agricoli che verranno esportati che tutti devono rispettare. Gli USA comprano dal Brasile arance, zucchero e caffé. Tre alimenti da dessert che hanno un mercato limitato. Gli USA utilizzano rispetto a questi prodotti il sistema delle quote. Ossia comprano un po' da ogni paese latinoamericano, per mantenere la loro politica di aiuto a ciascuno. Ma visto che sono prodotti da dessert l'aumento del mercato è limitato. Al contrario in relazione alle politiche di attenzione alla salute la tendenza del mercato è diminuire il consumo di zucchero di canna e di caffé
Rispetto agli altri prodotti, di cui il Brasile è grande esportatore come la soia il mais la carne il cotone gli USA sono nostri concorrenti. Ossia invece di comprare da noi è possibile che gli USA possano competere con noi in altri mercati fuori dalle Americhe, perché lì le tariffe saranno le stesse e poiché loro hanno una tecnologia produttiva migliore competeranno con prezzi minori.
Negli ultimi anni, specialmente attraverso quel che è venuto fuori nella Conferenza Mondiale dell'Alimentazione, c'è stata una confluenza di opinioni da parte di movimenti contadini, di esperti, ONGs, enti di ricerca e anche governi progressisti, che la sovranità alimentare deve essere l' obiettivo numero uno della politica agricola di qualsiasi governo.
Sovranità alimentare significa che ogni popolo, ogni paese, ha diritto ( e addirittura il dovere) di produrre prima di tutto, prioritariamente, gli alimenti di cui il popolo ha bisogno e essere autosufficienti nella loro produzione. In conseguenza di ciò nessun popolo si può considerare autonomo, indipendente, sovrano, libero se non produce i propri alimenti. E le basi del commercio agricolo internazionale dovrebbero essere poste dopo aver compiuto questo obiettivo. Ossia i paesi dovrebbero negoziare i prodotti solo dopo aver compiuta la missione di alimentare il proprio popolo.
Ora, se viene instaurato l'ALCA, la regola prioritaria sarà la totale libertà per il commercio internazionale e non per il consumo nazionale. Ancora di più se questo commercio sarà controllato da imprese transnazionali che non sentono nessun impegno nei confronti degli interessi del popolo brasiliano.
Quindi l'ALCA colpirebbe definitivamente la possibilità di una politica nazionale di sovranità alimentare di garantire in primo luogo gli alimenti necessari per il popolo brasiliano.