p. Sella: il Grido degli Esclusi

Lettere di padre Adriano Sella
Grido degli Esclusi
6 Settembre 2000
Carissimi,
domani, giorno dell'indipendenza del Brasile, realizzamo la sesta manifestazione Grido degli Esclusi portando sulle strade miglioni di brasiliani per protestare contro il debito estero che sta massacrando il nostro popolo brasiliano.
Il debito estero, alla fine del 1999, era circa di 250 miliardi di dollari e nei primi mesi di quest'anno il nostro governo ha speso 71% dei soldi a disposizione per pagare gli interessi del debito estero, rimanendo per il sociale appena 29%.
Domani, finalmente gli esclusi hanno l'opportunità di innalzare i propri clamori, rivendicando quello che per di diritti hanno bisogno per una vita dignitosa.
Sarà un grande giorno. Finalmente le autorità rimarranno zitte per ascoltare i clamori degli esclusi.
Sarà il giorno degli esclusi e attraverso loro cercheremo di costruire una patria differente, non più esclusione sociale ma dignità umana per tutti.
Pensateci perchè vi sentiamo con noi, manifestando anche voi al lato dei nostri esclusi.
Un abbraccio.
Adriano


Grido degli Esclusi 2000
Progresso e vita, patria senza debiti

7 Settembre 2000
Gli esclusi sono scesi in piazza ed hanno potuto parlare, rivendicando quello che hanno bisogno per diritto e denunciando quello che sta massacrando la loro vita.

La manifestazione Grido degli Esclusi del 7 settembre é diventato un giorno importante per pensare ad una Patria differente da quella presentata dalla sfilata dei militari, commemorando l'Indipendenza del Brasile.

"Nascere indebitato, vivere indebitato, morire indebitato... è il destino di tutti i poveri del Terzo Mondo, la fatalità della nostra America. E essere così indebitato equivale ad avere la proibizione di vivere. Il debito estero è la morte interna" ha scritto, tempo fa, il vescovo Pedro Casaldaliga.

È proprio questo, quello che i poveri non accettano più e che oggi gli esclusi hanno denunciato: il debito estero sta imporevendo e condennando masse di esclusi alla tomba della fame.

Oggi, gli esclusi sono stati protagonisti, innalzando i loro clamori e esigendo uma nova patria: un Brasile senza esclusione.

I senza tetto hanno rivendicato il diritto di avere una casa dignitosa per abitarci e per vivere felici con la propria famiglia.
I bambini di strada hanno chiesto un presente e un futuro felice, potendo dire addio per sempre all'emarginazione sofferta sulla strada.
Gli omossessuali hanno rivendicato il diritto di vivere senza discriminazione di sesso. Le prostitute hanno esigito dignità di vita.
Gli handiccapati hanno chiesto le stesse condizioni degli altri per vivere una vita senza lo spettro dell'emarginazione. I pensionati hanno rivendicato una pensione giusta per una vita dignitosa.
I giovani hanno esigito possibilità concrete per costruire un domani con il gusto del vivere. Gli studenti hanno esigito condizioni per studiare e per prepararsi bene al futuro.
I disoccupati hanno chiesto di porre un fine alla tortura della disoccupazione che li porta sulle strade a vendere qualsiasi cosa per potere sopravvivere.
Gli indios hanno gridato basta all'invasione dei bianchi nelle loro terre, esigendo la possibilità di vivere senza minacce nella loro tanto amata terra.
I negri hanno rivendicato il diritto di valorizzare le loro belle culture e religioni, esigendo la fine alla discriminazione che li emargina continuamente.
I senza terra hanno gridato che si faccia finalmente la riforma agraria, distribuendo in maniera giusta le terre che si trovano prigioniere nella mani violenti del latifondo.

Sono clamori degli esclusi. Sono diritti non rispettati. Sono necessità fondamentali della vita umana non realizzate. Sono verità macchiate dalla corruzione politica. È la terribile esclusione progettata e realizata dal neoliberismo.

Ma la storia farà giustizia agli esclusi. Per questo, non vogliano più pagare questo debito estero que hanno già pagato con la fame, la miseria e la morte prematura di tanti poveri.

Gli esclusi hanno gridato fortemente: pagare il debito estero è morire. e noi vogliamo vivere.

Belém (Brasile), 7 settembre 2000
Adriano Sella