Stedile: La fiducia non si e' affievolita

La fiducia non si è affievolita
Da Carta Capital un'intervista a Stedile sul Piano di riforma agraria del governo
di Sérgio Lírio. 24/11/2003

C'è una grande differenza tra il piano nazionale di riforma agraria elaborato dall'ex-deputato, petista di lunga tradizione, Plínio de Arruda Sampaio, e la proposta del ministro dello sviluppo agrario Miguel Rossetto.
Il primo propone l'insediamento di un milione di famiglie in quattro anni, l'altro parla di 355.000. Ciò nonostante,João Pedro Stedile, uno dei dirigenti del MST, conserva la fiducia che il governo petista inizierà almeno la grande trasformazione della struttura delle campagne brasiliane. "Lula sa che se non farà un ampio programma di riforma agraria corre il rischio di concludere il suo mandato dirigendo un governo che ha fallito", ha affermato Stedile. Le domande e le risposte scambiate via e-mail, sono state elaborate nello svolgersi delle negoziazioni del nuovo pianno e dell'arrivo della marcia dei senza terra a Brasilia. Per Stedile l'importante non è fissare mete numeriche per gli insediamenti ma dare priorità alla riforma agraria.

Carta Capital: Come valuta il MST la proposta del Ministero dello Sviluppo Agrario di insediare 355.000 famiglie e non 1 milione?
João Pedro Stedile: Fino ad ora non abbiamo ricevuto proposte ufficiali dal governo. Sappiamo attraverso la stampa e gli amici che si discute di queste mete. La cosa principale non è definire mete, numeri, ma una strategia, sapere se il governo vuole realmente fare della riforma agraria un programma prioritario. Quale meta deve essere perseguita per dare attuazione a questo obiettivo, è un problema del governo. Il nostro è come organizzare il popolo per fare pressione e riuscire a insediare il maggior numero di lavoratori - perché abbiano un lavoro e escano dalla condizione di povertà il più rapidamente possibile. I governi brasiliani, in genere, fissano mete - come se fossero il massimo che può essere raggiunto - e poi si scusano, quando non lo raggiungono. Nel caso delle questioni sociali, dobbiamo lavorare con mete minime, che devono essere l'inizio della soluzione dei problemi.

CC: Insediare un milione di persone, come prevede il progetto dell'ex-deputato Plínio de Arruda Sampaio, costerebbe circa 24 miliardi di reais. Vede possibile conciliare la stretta fiscale, le mete di superavit, con il piano di riforma agraria?
JPS: Il professor Plínio Sampaio ha riunito un'equipe di 40 specialisti che lavorano nel Ministero dello sviluppo agrario, nell'Incra, nell'Ipea e nell'Università di São Paulo. Questo gruppo ha presentato una proposta che rende possibile insediare in quattro anni, un milione di famiglie. Il costo di 18 miliardi di reais ci sembra alto e non ha niente a che vedere con l'accordo con il Fondo Monetario Internazionale. La maggior parte dei costi sarà coperta dall'emissione di TDAs (Titoli del Debito Agrario) e, quindi non colpisce il superavit primario. L'altra parte delle spese non sono costi ma piuttosto forme di prestito. In tutto, il valore necessario per una famiglia è di circa 24.000 reais, lo stesso che serve per costruire una modesta casa popolare in città, nel caso che queste famiglie decidessero di emigrare invece di lottare per la terra.

CC: È possibile quindi rendere queste cose compatibili?
JPS: Il governo Lula è di fronte all'opportunità storica di utilizzare realmente la riforma agraria come un grande programma di generazione di lavoro a costi bassi. C'è la meta di creare 10 milioni di posti di lavoro. Solo con la riforma agraria si possono costituire circa 4 milioni di nuovi posti. Questo dimostra che la questione non è di bilancio. È politica, si tratta di vedere come il governo vuole cominciare a risolvere il maggior problema della nostra società, la disoccupazione. Nessuno mette in discussione il governo, neanche voi della stampa, quando spende 89 miliardi di reais, solo in quest'anno, per pagare interessi ai banchieri.

CC: Il governo dice che vuole fare una riforma agraria di qualità. Distribuirà terre solo se avrà la possibilità di offrire infrastrutture e finanziamenti per gli insediamenti. Vale la pena di fare la riforma agraria solo a queste condizioni o è necessario distribuire terre anche se ci sono difficoltà finanziarie per aiutare gli insediamenti?
JPS: L'insediamento di una famiglia è relativamente poco caro. Poiché, in pratica, il governo espropria l'antico latifondista e si occupa di fornire credito per la produzione e la costruzione della casa. Le infrastrutture come luce elettrica, strade ecc., o già esistono o dovrebbero comunque essere in ogni modo portate per stimolare lo sviluppo. Il principale aspetto che dà qualità, non è tanto quello delle infrastrutture, ma coniugare l'insediamento con l'installazione di agroindustrie cooperative. Per questo basta aprire le linee di credito della BNDES, oggi usate per finanziare le multinazionali. La qualità dipende anche da un programma di assistenza tecnica che preveda la contrattazione di agronomi, veterinari e dal portare nelle campagne la tecnologia. Si realizza pienamente con la creazione di scuole in tutti gli insediamenti. La riforma agraria, per noi, vuol dire unire la distribuzione di terra all'agroindustria, all'assistenza tecnica e all'educazione.

CC: João Paulo Rodrigues (uno dei coordinatori del MST) ha detto che i movimenti sociali comprendono le difficoltà del governo nel 2003, ma che non sarà possibile accettare le stesse scuse l'anno prossimo. Che significa?
JPS: Significa che il governo deve ridefinire le sue priorità. Smettere di collocare al primo posto solo il pagamento dell'interesse alla banche e il superavit primario. Usare il denaro pubblico per risolvere i problemi sociali. Quando i problemi sociali non vengono risolti, non fanno che aumentare e arrivano a un punto in cui, spontaneamente, il popolo comincerà a mobilitarsi, a reclamare. Ossia la pazienza ha un limite, principalmente quando tocca lo stomaco.

CC: Il MST identifica le resistenze alla riforma agraria in qualche particolare settore del governo?
JPS: Non credo che ci siano resistenze. Anche l'alleanza che il governo ha fatto con il settore dell'agrobusiness, rappresentato dal ministro dell'Agricoltura (Roberto Rodrigues), non arriva ad essere una forza contraria alla riforma agraria. La nostra lotta è contro il latifondo improduttivo, che oggi occupa più di 120 milioni di ettari e che produce molto poco, non genera lavoro, né reddito, né valute estere attraverso l'esportazione.
Il cosiddetto agrobusiness del ministro Rodrigues, riguarda proprietà fino a mille ettari che coltivano oggi 50 milioni di ettari. Per questo il governo Lula ha l'opportunità storica di fare una vera riforma agraria, di massa, che coinvolga milioni di brasiliani, di qualità. È chiaro che all'interno del governo ci sono alcuni che hanno un atteggiamento servile nei confronti del FMI, più realisti del re, ma questi non rappresentano il programma di amministrazione che il popolo ha scelto nell'ottobre dell'anno passato.

CC: Un milione di insediamenti risolverebbero i conflitti nelle campagne? Se il governo realizza il piano, non avrebbe più senso che il MST continuasse a fare proteste e occupazioni, assumerebbe quindi un altro ruolo?
JPS: Il popolo deve mobilitarsi e realizzare occupazioni di terra, per spingere i governi che non fanno la riforma. È logico che, se il governo inizia un processo di riforma agraria di massa e rapido, i lavoratori si fideranno e quindi si mobiliteranno in altro modo per far sì che il progetto abbia successo. Soltanto la riforma agraria può dare risposta rispetto al livello di conflitti sociali nel Paese. Questo può essere percepito storicamente. Guardiamo le regioni di colonizzazione italiana. Non ci sono latifondi e, in un certo modo, c'è stato un processo di democratizzazione della proprietà della terra. Un esempio è la regione di Caxias do Sul, dove sono cresciuto. Là non esiste conflitto per la terra. Perché? Perché la proprietà è stata democratizzata. I conflitti sono risultato di una contraddizione: l'esistenza di grandi latifondi da un lato e milioni di poveri e senza terra dall'altro.

CC: Si parla di utilizzare terre pubbliche per gli insediamenti. Ciò che è oggi disponibile sarà sufficiente? Esse sono localizzate in aree vicine a mercati e al settore produttivo?
JPS: Ci sono due tipi di terre pubbliche. Ci sono terre "grillate" (i cui documenti sono stati falsificati). Ma questo tipo di terra richiederebbe molte risorse per verificare la falsificazione e recuperarle, per quanto la loro proprietà sia ingiusta e illegale. E c'è un altro tipo di terre pubbliche che si trova alla frontiera agricola dell'Amazzonia Legale, che non sono adatte per l'agricoltura ma solo per l'estrattivismo. Riforma agraria significa democratizzare la terra. Democratizzare la terra significa deconcentrare la proprietà, ossia, espropriare i grandi latifondi improduttivi, cominciando dai più grandi e da quelli che stanno più vicini ai mercati di consumo. Parlare di usare terre pubbliche è un'illusione. Non risolve la concentrazione né i problemi sociali poiché il costo per un insediamento in Amazzonia è assurdo. Per questo, i progetti di colonizzazione là hanno fallito. In media il 40% della popolazione spostata desiste.

CC: Pochi mesi fa, ho fatto questa domanda e la ripeto ora: lei continua a pensare che il governo Lula farà la riforma agraria per la quale i movimenti sociali hanno sempre lottato?
JPS: Chiaro. Credo che il governo Lula mantenga l'impegno di fare la riforma agraria. E deve mantenerlo, non solo perché ha vincoli storici con i movimenti delle campagne, ma poiché è l'unica possibilità che ha di affrontare la disoccupazione e la povertà nelle campagne. Lula sa che se non farà un ampio programma di riforma agraria corre il rischio di concludere il suo mandato dirigendo un governo fallito.