Stedile: e' possibile riorganizzare l'economia su altre basi

Stedile: "è possibile riorganizzare l'economia su altre basi".
Intervista a cura della Rets (Rete del Terzo Settore)
23/12/2003

Rets - Lei afferma che la società brasiliana si trova in uno stato di letargia rispetto alla revisione del modello economico brasiliano. In che modo allora la società deve agire perché avvenga questa trasformazione?
Stédile - Il Brasile vive una crisi progettuale. Una crisi di destino come ci hanno insegnato il sociologo Florestan Fernandes e l'economista Celso Furtado. A partire dalla crisi del modello di industrializzazione dipendente, la classe dominante brasiliana ha tentato di imporre il neoliberismo. Ma questo non si è consolidato come progetto, poiché è un modello di subordinazione al capitale internazionale e quindi è la negazione di un progetto nazionale. È necessario allora che la società, attraverso le sue più diverse forme di organizzazione sociale, come università, sindacati, chiese, movimenti sociali, promuova un vero dibattito collettivo per trovare una soluzione a questa crisi progettuale. E speriamo che con tale dibattito torni a svolgersi un processo di crescita del movimento di massa che porti ad uscire dalla letargia e a partecipare attivamente alla vita politica. Solo tale mobilitazione potrà dare una nuova direzione al Paese.

Rets - Il Mst rivendica la revisione dell'attuale modello economico e la costruzione di un "progetto popolare" per il Paese. Come sarebbe esattamente questo progetto popolare?
Stédile - Il progetto popolare significa riorganizzare l'economia e il regime politico, affinché la produzione e la ricchezza del Paese siano in funzione delle necessità della popolazione e non del capitale. Così oggi abbiamo bisogno di identificare le cause degli squilibri sociali che hanno trasformato la nostra società nella più diseguale del mondo: la concentrazione della ricchezza, del reddito e della terra, la concentrazione e il monopolio dei mezzi di comunicazione e la colonizzazione culturale che le élite internazionali tentano di imporre al nostro popolo. Un progetto popolare è il tentativo di affrontare questa concentrazione. Ed è il dibattito nella società e con il popolo che darà i contorni a questo progetto. Perché questo non è un esercizio accademico, appena teorico, ma deve necessariamente essere incorporato all'idea del popolo che è possibile organizzare la nostra economia e la nostra società su altre basi.

Rets - Lei ha classificato la riforma agraria condotta nel 2003 come "una vergogna". Il governo ha promesso di insediare un milione di persone in quattro anni. Crede che questa promessa verrà mantenuta? Come valuta l'attuale Programma nazionale di riforma agraria?
Stédile - Il governo Lula non ha fatto praticamente nulla per la riforma agraria nel 2003. Ma d'altro lato abbiamo avuto per tutto il secondo semestre un dibattito con il governo per costruire un piano di riforma agraria. Pensiamo che nella costruzione di questo piano si siano scontrate le tre proposte che sono presenti anche nella società e nel governo. Il settore che vuole proseguire sulla via del neoliberismo non dà importanza alla riforma agraria, tanto che aveva collocato nel Piano Pluriennale dei prossimi anni risorse per insediare appena 80mila famiglie. D'altro lato, il professore Plinio Arruda Sampaio ha riunito più di 40 tecnici e studiosi dello stesso governo per l'elaborazione di un piano che si sarebbe inserito nel progetto popolare, perché avrebbe compiuto una riforma agraria di massa e l'avrebbe utilizzata per cambiare il modello economico, centrandolo sulla creazione di posti di lavoro. Per questo hanno stabilito la meta di un milione: per poter intaccare la concentrazione della terra e generare milioni di posti di lavoro. Come risultato abbiamo avuto una alternativa che, a nostro modo di vedere, si limita a riciclare. Il ministero per lo sviluppo agrario ha optato per una meta di 550 mila famiglie, di cui 400 mila attraverso l'espropriazione e 150 mila attraverso il credito fondiario che, a rigore, non è riforma agraria. Noi continueremo a lottare. Primo perché si realizzi l'impegno delle 400 mila famiglie insediate nei prossimi anni e poi per ampliarlo, poiché sappiamo che la velocità e il volume della riforma agraria dipendono dalla capacità di mobilitazione dei lavoratori.

Rets - Il Mst è, probabilmente il maggiore movimento sociale dell'America Latina. Come assicurare la crescita di questo movimento senza perdere l'identità e senza dare spazio agli opportunisti?
Stédile - Mantenendo fedeltà ai nostri principi e continuando a dare priorità all'educazione e alla formazione dei militanti. Senza mai perdere di vista che soltanto l'organizzazione del popolo fa girare la ruota della storia. Quanto agli opportunisti, solamente il collettivo, l'organizzazione sociale, può controllarli e rieducarli per una vita più degna.

Rets - Lei ha affermato che "la stampa brasiliana è di una mediocrità e mancanza di etica enormi". Questa critica riguarda esclusivamente i grandi mezzi o vale anche per gli altri? Cosa pensa delle notizie sul Mst date dalla stampa? E, infine, che analisi fa della copertura del governo Lula da parte della nostra stampa in confronto a quella che si faceva dei governi anteriori?
Stédile - La nostra critica si riferisce alla stampa della classe dominante, dei ricchi del Brasile che hanno un vero monopolio nella televisione, nei grandi giornali e riviste. E cerchiamo di stimolare e di partecipare a tutte le lotte che aiutino a democratizzare i mezzi di comunicazione. Per questo appoggiamo le radio comunitarie, la televisione pubblica, il giornale "Brasil de fato" e altri giornali popolari e di sinistra. La cosiddetta grande stampa difende ideologicamente solo gli interessi di classe. La grande stampa, in Brasile, ha sostituito i partiti di destra. La destra si esprime non nel PFL o nel PMDB, ma nei grandi mezzi di comunicazione. Il trattamento che il governo Lula riceve da questi mezzi dipende solo dai loro interessi di classe. Se il governo Lula adotta una misura che interessa loro, tutto bene; se qualche settore del governo adotta una misura che colpisce i loro interessi, allora passano all'offensiva.

Rets - Il MST inizia a marzo una serie di attività con l'obiettivo di mobilitare la popolazione. Quali saranno?
Stédile - Il MST è sempre in movimento, per questo è un movimento sociale. Non ci basiamo mai molto sui calendari. Quello che ci muove è la necessità di risolvere i problemi delle famiglie povere dei campi. Ora siamo coinvolti con il Coordinamento dei movimenti sociali, che sta preparando una grande giornata nazionale per dibattere con la società la cause del nostro più grave problema sociale, che è la disoccupazione. Organizzeremo una grande giornata nazionale per il diritto al lavoro, per disoccupazione zero. Questo avverrà per tutto il primo semestre del nuovo anno.