Stedile: Non esiste politica agraria in Amazzonia

Non esiste politica agraria in Amazzonia
João Pedro Stedile (*)
da Globo/Amazzonia, 10 novembre 2008
1.-Durante questa settimana, membri dell' MST sono accampati nella sede dell'Incra di Belem, chiedendo un cambiamento nella politica di riforma agraria in Amazzonia. Qual è la proposta del MST per questo cambiamento?
Non esiste una politica di sviluppo agrario o fondiario per l'Amazzonia. I governi, sia statale che federale, stanno applicando la formula tanto semplice quanto mediocre di distribuire solo terre pubbliche in progetti di colonizzazione. Non c'è una politica effettiva, né una pianificazione. I governi federale e statali hanno optato per la distribuzione di terre pubbliche perché in questo modo non sono costretti a scontrarsi con il latifondo e l'agrobusiness. In questo modo non c'è nessun danno economico a fare la Riforma Agraria, né politico con lo scontro con il gruppo ruralista. D'altro lato, tutto questo si trasforma in buone statistiche per la propaganda. Ossia, sono iniziative opportuniste del governo. Un esempio: la sola sovrintendenza dell'Incra a Santarem avrebbe "insediato" per effetto di propaganda più di 50.000 famiglie. Questo numero è superiore a quello dei sei anni di insediamenti fatti dal governo Lula sommando tutti gli stati della regione sud e sudest.

È facile prevedere che nella regione di Santarém non ci siano 50.000 famiglie. E anche se hanno lottizzato le aree, si tratta di distribuzione di terre pubbliche, dove dio e il diavolo si iscrivono all'Incra e finiscono per ottenere il titolo. Non esiste un progetto né una politica di sviluppo per la regione dell'Amazzonia. Le aree dove ci sono posseiros non hanno strade, luce, scuola o ospedale. Una parte delle famiglie più povere, senza appoggio pubblico e forme di creazione del reddito, sono obbligate a disboscare il 20% dell'area per raccogliere la legna o produrre carbone per garantire la propria sopravvivenza. In questo modo finiscono in mano agli industriali del legno che si approfittano del fatto che i lotti sono legali e sfruttano il legname esistente in tutta l'area senza nessun controllo.

I coloni di questi progetti, a volte, vendono il legname per prezzi ridicoli; altre volte, in cambio di tavole per costruire le loro case o semplicemente perché l'imprenditore apra una strada in modo che il contadino riesca ad arrivare al suo campo. I coloni poveri sono utilizzati come massa di manovra per addomesticare la terra e dietro a loro arrivano gli industriali del legname, gli allevatori o i latifondisti della soia che fanno pressione per comprare le loro terre. Così si concentra di nuovo la proprietà della terra, è un circolo vizioso. È tutto sbagliato.

2.-Il MST afferma che il modello di insediamento che propone rispetta l'ambiente e allo stesso tempo non distrugge la foresta. Come funziona questo modello?
In primo luogo, il governo deve finirla con i progetti di colonizzazione. Siamo contro la distribuzione di terre pubbliche da parte dell'Incra e di istituti statali a chiunque. Sosteniamo, con i movimenti sociali dell'Amazzonia, la politica del Disboscamento Zero, insieme con Greenpeace e organizzazioni della società civile. L'area attuale che è già stata disboscata è sufficiente per la produzione di alimenti e per lo sviluppo della regione. Pertanto, dobbiamo fare un grande accordo nazionale per garantire che non ci sia più nessun disboscamento totale di qualsiasi area dell'Amazzonia, da qui in avanti.

In secondo luogo. L'accesso alla terra deve essere garantito alle famiglie di lavoratori rurali poveri che abitano la regione, con l'esproprio delle grandi aziende destinate all'allevamento, che sono già state disboscate. Si veda per esempio il caso della Banca Opportunity: una banca concentra nelle sue mani 600.000 ettari di terra nel sud del Pará. Ci si potrebbero insediare 10.000 famiglie. Ossia dobbiamo usare le aree già degradate e disboscate per realizzare progetti di insediamento, il che è diverso da progetti di colonizzazione in aree pubbliche.

I progetti di insediamento hanno bisogno di una pianificazione per produrre alimenti, d'accordo con la vocazione agricola della regione, ma anche per la produzione di latte e frutta e per l'allevamento di piccoli animali. Dobbiamo combinare la creazione dell'insediamento con l'installazione di piccole e medie agroindustrie cooperative per generare un maggior reddito per gli insediati. Con questo, sarà possibile dare valore aggregato, industrializzare e conservare gli alimenti, che potranno essere trasportati verso regioni urbane come Santarém, Belém, Manaus, Porto Velho, Marabá, dove si concentra il mercato consumatore della regione.

Oltre a questo, in ogni progetto è necessario costruire una villaggio agricolo, migliorando le condizioni di vita degli insediati con luce elettrica, scuole, ospedali, svaghi e strade sicure. Così finisce l'assurdità compiuta dallo stato brasiliano di sistemare famiglie di coloni nel mezzo della foresta, come se fossero animalli, rendendo impossibile il loro sviluppo sociale ed economico, dopo aver abbattuto parte della foresta. Senza la possibilità di avere un reddito e garantire la propria sopravvivenza, le famiglie si spostano in città e lasciano la terra pronta per il grande latifondista. Dobbiamo interrompere questo circolo vizioso nella regione con una vera politica da parte dello stato.

3.- Il MST dà qualche tipo di orientamento agli insediati per evitare che disboschino?
Certo. Lottiamo per un altro modello di uso della terra e di produzione (come ho spiegato sopra), siamo contro qualsiasi disboscamento. Tuttavia, purtroppo, in molte regioni, lavoratori rurali ricevono queste terre in condizioni totalmente avverse, in luoghi lontani dal mercato dei consumatori e senza nessun appoggio pubblico e comprendiamo che, per non morire di fame, finiscano disboscando.

4.-Perché il MST è contro la creazione di un nuovo organo per la regolarizzazione fondiaria in Amazzonia come propone il ministro Mangabeira Unger?
La sfida per l'Amazzonia fu presentata dallo stesso ministro: si tratta di avere una politica di sviluppo e un riordino fondiario chiaro, che permetta a tutti di avere i titoli della proprietà. Ma per questo non bisogna perdere tempo e denaro per un nuovo organo ma prendere una decisione politica, coordinare e articolare le azioni dell'Incra con gli istituti della terra statali e con l'Ibama. Noi crediamo che la creazione di un nuovo organo, come fu il GETAT, possa trasformarsi solo in una politica centralizzatrice, per facilitare la liberazione di latifondi per grandi gruppi economici, nella forma più rapida, come vogliono le grandi imprese e gli speculatori.

Il problema non è la mancanza di un organo pubblico, ma l'assenza di un progetto per la regione, a parture da una riflessione sul futuro del nostro paese. Purtroppo fino ad ora, anche nel governo Lula, predomina per la regione amazzonica solo il modello di dominazione del grande capitale nazionale alleato con le transnazionali, che guardano all'Amazzonia solo come a una grande riserva di accumulazione di capitale. Per questo, le imprese nazionali e straniere come la Compagnia Vale e le grandi banche stanno investendo miliardi in compagnie idroelettriche, siderurgiche e in attività di sfruttamento delle miniere e estrazione del legno ... tutto questo va ad arricchire il capitale internazionale mentre il popolo della regione continuerà a vivere in difficoltà. Basta vedere che villaggi a 60 km dall'idroelettrica di Tucuruí, la 2ª per dimensioni al mondo, non hanno ancora luce elettrica. Questo avviene perchè l'obiettivo di quest'opera è rendere possibile la produzione di alluminio per l'esportazione e non migliorare la vita del popolo locale.

5.-C'è una protesta molto forte del settore dell'agricoltura e dell'allevamento rispetto all'esigenza di mantenere un 80% di foresta nelle proprietà rurali dell'Amazzonia, voi siete d'accordo con questa percentuale?

Questo è il minimo. I grandi gruppi capitalisti brasiliani e internazionali vorrebbero disboscare tutto e purtroppo tanto fazendeiros che imprese che operano in Amazzonia si comportano come gigolo della natura. Vogliono lo sfruttamento massimo, non gli importa delle generazioni future né della Costituzione brasiliana che stabilisce che le risorse naturali appartengono al popolo. Per questo, per impedire questo atteggiamento nei confronti della foresta sosteniamo il Disboscamento Zero.

6.- Insediati del nord del Mato Grosso si lamentano di avere lotti molto piccoli. In una regione come quella, quale dovrebbe essere la dimensione giusta dei lotti perché potessero garantire la sussistenza di una famiglie e mantenere la riserva legale? Quale tipo di attività gli insediati dovrebbero portare avanti in quella zona?
Il problema non è la dimensione del lotto. Se si concedono 50 ettari ne chiedono 100, se se ne danno 100 ne vogliono 200 e i latifondisti pensano che 5 mila o 10 mila ettari siano ancora poco. Il problema - come ho spiegato sopra - è che abbiamo bisogno di una politica di sviluppo, nella quale i lavoratori rurali poveri e gli insediati possano migliorare le condizioni di vita e aumentare il reddito attraverso il loro lavoro. Questo non dipende esclusivamente dalla grandezza del lotto. Chi vuole sempre più terra è perché sogna di tagliare la legna e vedere se c'è garimpo... Una famiglia può vivere molto bene con 15 ettari se ha appoggio pubblico per sviluppare attività che generino reddito, come la combinazione dell'insediamento con una agroindustria.

7 Nella graduatoria della azioni negative nei confronti dell'ambiente realizzata dall'IBAMA dal 2006, pubblicata recentemente dal ministero dell'ambiente, l'INCRA appare in cima alla lista. Difendendosi, l'organismo ha detto che non è ragionevole comparare insediati a grandi disboscatori. Qual è la posizione del MST in relazione a questa lista?
La "condanna" dell'Incra è stata frutto di una vergognosa manipolazione di tecnici malintenzionati dell'Ibama che hanno consegnato la lista al Ministro senza nessun criterio. Poi, la stampa ha ancor più manipolato le cose, tentando soltanto di attribuire tutte le colpe agli insediati. Vari grandi giornali, che non capiscono niente di Amazzonia, come il giornale O Globo di Rio Janeiro, hanno fatto titoloni con il MST come campione del disboscamento, nonostante nessuno di quei progetti appartenesse al nostro movimento e avessimo chiarito in precedenza tutto questo alla stampa. Nessuna delle aree della lista riguarda progetti di riforma agraria ma progetti di colonizzazione. Legati a una politica che favorisce latifondisti, imprenditori del legname e grandi aziende e non la riforma agraria.
La copertura data dalla stampa su questo caso dimostra la manipolazione dei grandi monopoli dell'informazione, che usano il loro potere per lottare contro la Riforma Agraria. Nessuno fa titoli sui 600.000 ettari della Banca Opportunity, del signor Daniel Dantas, che disbosca. Nessuno fa titoli sui disboscamenti operati dalla "Vale" e sulle sue aggressioni all'ambiente per estrarre minerali, mandarli in Cina e quindi depositare il profitto sul conto degli azionisti all'estero. Il popolo brasiliano e, soprattutto, i popoli dell'Amazzonia restano con distruzione e disboscamento. Di questo nessuno parla. Purtroppo, anche il Ministro dell'Ambiente si è prestato a questa manipolazione.

8. Lei concorda con l'idea che la riforma agraria collegata al disboscamento è una valvola di fuga per la questione fondiaria nelle aree del sud/sudest del paese? La riforma agraria nella regione è possibile?
Il governo Lula ripete la politica del governo Cardoso e usa i progetti di colonizzazione, la distribuzione di terre pubbliche in Amazzonia per compilare statistiche e "provare" che sta facendo la Riforma Agraria. La Riforma Agraria vuol dire distribuzione della proprietà della terra, con la divisione delle grandi proprietà e la distribuzione ai poveri. Stiamo assistendo alla maggiore concentrazione della proprietà della terra della storia, dall'ultimo secolo. Ossia, è in corso una politica reale di contro-riforma agraria. Questo sta succedendo in tutte le regioni agricole del paese e specialmente nel centro-ovest e nell'Amazzonia

 


(*) Joao Pedro Stedile é economista, laureato alla PUC-RS, specializzato alla UNAM- Messico, membro del coordinamento nazionale del MST e di Via campesina Brasil
(**) Dom Tomas Balduino, vescovo emerito della diocesi di Goias, è nella Commissione Pastorale della Terra