Stedile: e' necessario un nuovo modello agricolo per il paese

È necessario un nuovo modello agricolo per il paese
Stedile(*), Folha de Sao Paulo. 10 agosto 2009
È fondamentale discutere di questo: di quale modello agricolo abbiamo bisogno per finirla con la povertà, distribuire il reddito e garantire lo sviluppo?
I problemi dello sviluppo dell'ambiente rurale e della costruzione di una società meno diseguale, che risolva i problemi della povertà, dell'educazione e del diritto alla terra, passano attualmente per due iniziative complementari.
Il governo deve affrontare urgentemente i problemi più acuti della povertà nelle campagne. il governo Lula è in debito con la riforma agraria. Ci sono circa 90.000 famiglie accampate sul bordo delle strade, che hanno sopportato ogni tipo di problemi per anni e anni. Nel 2005, il governo ha promesso di realizzare la riforma agraria e aggiornare gli indici di produttività per l'esproprio (indici che risalgono al 1975).
Fino ad oggi non è cambiato nulla: in sette anni, solo 40.000 case sono state costruite negli insediamenti con il credito pubblico. La cosa peggiore è che, a causa della crisi, hanno dimezzato le risorse di bilancio di quest'anno per la riforma agraria.
In secondo luogo, il MST ha cercato di discutere con la società e con il governo sulla necessità di costruire un nuovo modello di produzione in agricoltura.
A partire dagli anni 90, con l'egemonia del capitale finanziario e delle imprese transnazionali, è stato impiantato un modello di produzione del cosiddetto agrobusiness, totalmente dipendente da questi interessi.
Il modo di produrre dell'agrobusiness è basato sui latifondi dedicati alla monocultura della canna, del caffè, della soja, delle arance, del cotone o all'allevamento estensivo.
I latifondisti, proprietari di aree con più di mille ettari, si sono alleati a imprese transnazionali, che forniscono semi transgenici, fertilizzanti chimici, veleni agricoli e macchine.
In questo modo, conglomerati stranieri finiscono per controllare il mercato con la garanzia dell'acquisto delle commodities, imponendo i prezzi. La maggior parte della produzione è destinata al mercato estero e, visto che si spartiscono il profitto, i latifondisti cercano di aumentare la scala, concentrando sempre più terra e produzione. Questo è molto dannoso per gli interessi dell'economia nazionale e del popolo brasiliano.
Questo modello si basa su un elevato uso di agro tossici, invece di utilizzazione di manodopera e di pratiche agroecologiche. E infatti il Brasile è diventato il maggior consumatore mondiale di veleni agricoli che danneggiano il suolo e contaminano le acque e gli alimenti che vanno nello stomaco. La classe medio-alta è saggia e cerca di consumare prodotti biologici, ma il popolo non ha alternative. Questo modello oltre alla intossicazione dei consumatori causa squilibri nell'ambiente, con la monocultura che distrugge la biodiversità.
L'agrobusiness è totalmente dipendente dal capitale finanziario. Il governo dovrà rendere disponibili 97 miliardi di reais di credito per produrre 120 miliardi, il valore del PIB dell'agrobusiness, che non riesce da solo a comprare gli elementi necessari e produrre. Ossia il risparmio nazionale è usato per rendere possibile la produzione e il profitto dei latifondisti e delle imprese transnazionali. Questo modello non è sostenibile dal punto di vista economico perché nessun paese si è sviluppato esportando materie prime. Gli USA, sempre presi a modello esportano soltanto il 12% della loro produzione agricola.
Il nostro paese utilizza 200 milioni di ettari per allevare 240 milioni di capi bovini, in forma estensiva; e questi sono poi principalmente destinati all'esportazione, senza nessun valore aggregato.
Oltre a causare il problema dell'effetto serra, queste esportazioni rendono all'incirca 5 miliardi di dollari all'anno.. I 7000 operai della Embraer, che producono aerei e pezzi di ricambio esportano praticamente lo stesso valore ogni anno.
Purtroppo il governo Lula si è accordato con le forze dell'agrobusiness con l'illusione che avrebbero sostenuto lo sviluppo delle campagne. Invece avrebbe dovuto dare la priorità alla riforma agraria e alla piccola agricoltura, lasciando l'agrobusiness alle forze del mercato che tanto sostengono.
Noi movimenti del campo, Via Campesina, Contag, le pastorali sociali che compongono il Forum nazionale per la riforma agraria sosteniamo che lo stato e il governo debbono mettere al primo posto una nuova politica agricola che si basi sulla democratizzazione della terra, che è sempre più concentrata e cara.
In secondo luogo la priorità deve essere la produzione di alimenti sani per il mercato interno.
In terzo luogo, l'inserimento di piccole e medie agroindustrie sotto il controllo di cooperative di lavoratori. Ed è in questo tipo di attività che dovremmo applicare le risorse pubbliche della BNDES.
In quarto luogo, lo stato deve stimolare l'agroecologia che rispetta l'ambiente e preserva i beni della natura.
In quinto luogo è urgente un programma di universalizzazione dell'educazione, a tutti i livelli, per la gente delle campagne.
È questo che la società deve dibattere approfonditamente: di quale modello agricolo abbiamo bisogno nel nostro paese per eliminare la povertà, distribuire il reddito e garantire lo sviluppo?

 


(*) João Pedro Stedile è membro del Coordinamento Nazionale del MST e della Vía Campesina Brasile.